Ignazio Marino contestato alla manifestazione Pd a Don Bosco

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Settembre 2015 10:42 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2015 10:42
Ignazio Marino contestato a manifestazione Pd a Don Bosco

Marino a Piazza Don Bosco (LaPresse)

ROMA – Non sono solo gli antagonisti a fischiare il sindaco Ignazio Marino. C’è lo scetticismo degli stessi militanti.

Come scrive Mario Ajello sul Messaggero di Roma,

il bagno purificatore non è riuscito. Perchè manca il popolo, non c’è la presenza forte dei cittadini romani, in questa Anti-Mafia Capitale, che il Pd con il sindaco e con i compagni di strada ha mestamente allestito a piazza don Bosco. Per rifare l’anima alla politica che l’ha perduta tra i Buzzi, i Carminati e lo show, in questa stessa piazza di Cinecittà, delle esequie dei Casamonica «re di Roma». Dal palco parte il grido: «I Carminati si sentono padroni di questo luogo. E oggi questo luogo è nostro!». E domani di chi?, sorge spontaneo chiedersi? Più probabile che torni ai boss piuttosto che resti a quel che resta del Pd. Il quale ieri ha dimostrato di avere perso la bussola della città. Poco pubblico, manifestazione prettamente ex Pci e a scarsissima densità renziana (toh, c’è il sottosegretario Rughetti in rappresentanza della cerchia Matteo) e l’anziano compagno Menichelli, che fu autista di Enrico Berlinguer, è stato il più omaggiato. Certamente in misura maggiore rispetto al sindaco Marino al quale, appena arrivato dall’America, hanno gridato «tornatene ai Caraibi» (…)

C’è tra di loro chi si sforza di non infierire. C’è chi (una signora, dicendo: «Sempre rose sono, ma non quelle dei Casamonica») addirittura regala un mazzo di fiori al sindaco per rianimarlo. E c’è chi (e sono i più), come il primo gruppo di elettori democrat di mezza età arrivati in piazza, parla così: «Marino? E’ un cittadino americano, non italiano. Si è trovato a maneggiare cose che non conosce e i risultati si sono visti».

Uno di loro è Angelo, che abita proprio su questa piazza e ha visto due settimane fa anche il funerale di Vittorio Casamonica. Racconta: «Quei mafiosi hanno voluto dire con quello show: qui comandiamo noi. Il problema è che la politica, quella buona, non comanda più. E quella cattiva è ammanicata con Buzzi, Carminati, Casamonica e via dicendo. Comunque, c’è più gente qui che al funerale del 20 agosto». Più in là, ci sono i compagni del circolo del Quadraro e narrano: «Dopo Mafia Capitale non avevamo più il coraggio di farci vedere in giro. Ora vogliamo vedere se questo partito ha ancora l’energia per ripartire». Vedendolo così, parrebbe esausto il Pd. Molto ceto politico in piazza, i parlamentari, i consiglieri, Fassino (per l’Anci) e Fassina, il sindaco con gli assessori e uno di loro (la new entry Rossi Doria) ripete come in un mantra «stiamo uscendo dal tunnel» e le facce intorno a lui trasudano romanescamente un «davero davero?», il governatore Zingaretti, il ministro Orlando (…) e la presidente dell’Anti-Mafia, Rosy Bindi. Che spiega: «Ci sono stati pezzi di partiti, anche il mio, coinvolti in Mafia Capitale. Non siamo qui solo per dire di no ai Casamonica, ma anche per contrastare qualsiasi connubio tra mafia e politica. Il Comune di Roma non è stato sciolto ma neanche assolto». Ma ecco la sora Adriana, sui 70 anni, che alla fine di tutto va via commentando: «Du’ ore de casino, pe’ ’sta cacchiata!» (…)