Rassegna Stampa

Il cerchio magico Tremonti-Milanese-Spaziante attorno alla Guardia di Finanza

Il cerchio magico Tremonti-Milanese-Spaziante nella Guardia di Finanza

Tremonti e Milanese

ROMA – Dal recentissimo caso Mose di Venezia, e indietro fino a una vicenda legata all’Unipol nel 2006, ci sono alcuni nomi ricorrenti, una sorta di cerchio magico della Guardia di Finanza: l’ex ministro Tremonti, il suo consigliere Marco Milanese, il generale della Finanza Emilio Spaziante. Partendo dalla cronaca più recente, Spaziante è accusato di aver intascato 500mila euro (solo la prima tranche dei 2,5 milioni promessi) per pilotare le verifiche fiscali sul Mose veneziano.

Il nome di Marco Milanese spunta nelle carte dell’inchiesta per 500mila euro ricevuti per influire sui finanziamenti pubblici. Entrambi uomini molto vicini a Tremonti, Spaziante favorito nella carriera dal centrodestra, Milanese, ex deputato Pdl, uno dei consiglieri più fidati quando Tremonti guidava l’Economia. Del generale e dell’ex deputato, Alberto Statera su Repubblica fa un eloquente ritratto:

Come ha fatto uno come Spaziante, che aveva un curriculum tutt’altro che puro come un giglio, a scalare i massimi vertici del corpo? Questo paese, si sa, ha la memoria corta, ma a qualcuno deve essere rimasta impressa l’indimenticabile intercettazione della telefonata dell’ottobre 2009 a Silvio Berlusconi di Valter Lavitola, che sponsorizzava la promozione del generale. E il presidente del Consiglio, che pure avrebbe preferito il generale Michele Adinolfi, amico stretto e “fonte” di notizie riservate del faccendiere pregiudicato Luigi Bisignani, rispondeva all’altro faccendiere ricattatore: «E allora lo devo chiamare. Gli fissiamo un appuntamento». Insomma, obbedisco. Il generale in carriera, che era stato anche nei Servizi segreti, aveva anche altri sponsor.

Soprattutto Marco Milanese, ex finanziere, poi deputato Pdl pluriinquisito, capo operativo del “Cerchio magico” del ministro Giulio Tremonti, cui pagava persino l’affitto dell’appartamento condiviso dai due amici a Roma. Toh, a chi è andata una parte della tangente Mose pagata da Mazzacurati a Spaziante? Proprio a Marco Milanese, che del resto si occupava al ministero, oltre che delle nomine negli enti pubblici di conserva con Gianni Letta, anche di sbloccare al Cipe i fondi per il Mose.

Spaziante, Milanese, Tremonti, ancora una volta. Stavolta siamo nel 2006, il caso riguarda l’ampliamento del porto di Ostia, a due passi da Roma. Sempre Statera:

Dalla Laguna veneta — udite, udite — al porto di Ostia. Se ne occupano l’avvocato Dario Romagnoli dello studio Tremonti, ex finanziere (della Guardia di Finanza), e il solito generale Spaziante. Il presidente del porto turistico Mauro Balini, legato secondo i magistrati all’ex banda della Magliana, vuole 100 milioni per ampliare il bacino. E che fa? Chiede al suo amico generale Spaziante di procurargli un documento che lui provvederà a falsificare. Il generale, sull’attenti, esegue e il 4 ottobre 2012 consegna il documento. Un narcotrafficante internazionale lo trasforma in falso.

E una volta taroccato, l’atto viene consegnato all’Agenzia delle Entrate, l’ente che può destinare un bene demaniale ai privati. Qui entra in scena Romagnoli, l’avvocato dello studio Tremonti, l’intermediario che deve favorire il finanziamento dell’Unipol. Con l’inseparabile generale, l’11 dicembre si reca a Bologna, ma le notizie dell’Unipol non sono buone. Così la coppia — secondo le carte dell’antimafia — chiama in aiuto Tremonti in persona. All’inizio del 2013 ci sono già i soldi e il socio: “Italia Navigando”, partecipata da “Sviluppo Italia” e quindi dal Tesoro.

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