Il Fatto: “Ernesto Carbone e quei 15 mila € di cene a spese del ministero”

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 gennaio 2014 11:31 | Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2014 11:31
Ernesto Carbone

Ernesto Carbone

ROMA – Quei quindicimila euro di cene e viaggi del deputato renziano Ernesto Carbone nella sua precedente funzione di presidente ed amministratore delegato di una società collegata al ministero dell’Agricoltura, la Sin Spa, sono proprio una rogna. Il Fatto Quotidiano, nonostante le denunce del democratico, è tornato a battere sull’argomento riportando lo scambio piccato di accuse tra Carbone e il collegio sindacale della Sin, che gli contesta il conto salato.

L’antefatto: lo scorso 23 dicembre il quotidiano diretto da Padellaro pubblica un articolo a firma di Alessandro Ferrucci e Carlo Tecce sulle spese, parrebbe “ingiustificate”, del deputato renziano. Ma Carbone, giovane stella del firmamento renziano, non ci sta a passare per spendaccione e subito querela i due giornalisti.

Intanto però dal copioso scambio di lettere tra l’ex dirigente e la società che fa capo al ministero, il Fatto estrae una dettagliata nota spese:

Un ristorante, un aperitivo, un taxi alle due di notte, un aereo verso la Croazia, un treno per Bologna in business, ovvio, un altro da Roma sempre per Bologna e sempre in business. Ancora aperitivo. Il pranzo. Cena. Viaggio. Sosta. Aperitivo. La sua si potrebbe definire una vita intensa a prova di colesterolo, come raccontano le specifiche presentate. In ordine sparso: amatriciana, ostriche, crocchette di baccalà, moscardini fritti, polpettine di tonno (il suffisso ine va molto di moda nella Capitale, pare renda il piatto presentato più chic). Fettuccine alle triglie. Paranza. E ancora, e ancora, fino a un totale di 15.770, 05 euro spesi in appena otto mesi; 1.050 dei quali sono stati restituiti dallo stesso Carbone.

Ma il punto, scrive il Fatto, è un altro:

secondo il contratto siglato dall’esponente Pd, l’unico compenso percepito doveva essere lo stipendio (60 mila euro l’anno) senza l’aggiunta di alcun benefit. Né ristorante, né taxi, né viaggio. Niente. Eppure lo stesso Carbone si è fatto assegnare una carta aziendale senza passare dal consiglio – come da regolamento – per poi spendere a suo piacimento, come gli viene contestato negli atti del Collegio. E sono finanziamenti pubblici arrivati dall’Europa. Il Sin dispone di 7,2 miliardi di euro che annualmente vengono affidati all’Italia dalla Pac, la Politica agricola comunitaria dell’Unione europea; il Sin gestisce il Sian (Sistema informativo agricolo nazionale), il meccanismo attraverso il quale lo Stato individua, controlla e ripartisce i fondi destinati agli agricoltori nazionali 

Carbone dal canto suo si difende:

“Il Collegio ce l’ha con me perché ho apportato tagli e ho messo mani dove non dovevo. Andate a vedere quanto costa adesso il Collegio composto da tre persone di cui due siciliani: 390.000 euro totali l’anno e stanno anche 4 giorni a Roma in albergo, per fare cosa? Le mie spese, invece, sono tutte giustificate e inferiori rispetto a quelle dei miei predecessori”.