Il Fatto: “Improvvido ottimismo auto congratulatorio” di Monti

Pubblicato il 2 Luglio 2012 8:59 | Ultimo aggiornamento: 2 Luglio 2012 9:14
monti

Mario Monti (LaPresse)

ROMA – Una aspra critica al trionfalismo italiano dopo il miracoloso quanto modesto risultato ottenuto da Mario Monti a Bruxelles all’alba del 29 giugno è stata mossa in un articolo di Fabio Scacciavillani, capo economista del Fondo sovrano dell’Oman, pubblicato dal Fatto Quotidiano domenica 1 luglio.

L’articolo contrasta con il tono del giornale, sulla linea trionfalistica e celebrativa di Monti, e infatti è confinato in basso a pagina 4 e in corsivo, perché si capisca che quella è una opinione un po’ fuori del coro. Però è una lettura interessante, anche perché finora solo il Fatto e il Manifesto hanno mostrato un minimo di spirito critico.

Scrive Scacciavillani: “Quell’immancabile dose di puerilità che permea le italiche analisi economiche ha trovato sublimazione nei paralleli tra la vittoria (reale) a calcio e quella (immaginaria) in Europa. Il tripudio mediatico per il “successo” del Mario a torso scoperto si intreccia ai toni tronfi della Triade ABC, inebriata al pensiero degli euro che copiosi fluiscono dalle lande renane verso le cricche dello Stivale. Con il voto alle porte le clientele (atterrite e oltraggiate da ventilate spending review e dismissioni) minacciano sfracelli se i capibastone non provvedono alle elargizioni pre-elettorali”.

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Essendo stato pubblicato dopo la sconfitta per 4 a 0 contro la Spagna, l’articolo ha un vago sapore profetico. Ma limitiamoci al riferimento storico: “Il Te Deum a reti unificate, (che evoca quelli intonati nella Roma papalina per celebrare la “vittoria” a Marengo contro Napoleone) è un messaggio subliminale al generone parassitario sull’imminente arrivo della pastura. Ma gli accordi siglati nell’alba livida di Bruxelles vanno letti in una chiave più complessa. Il contenzioso tra paesi eurodeboli ed euroforti sin dall’innesco della crisi ha riguardato la governance di Eurolandia, ovvero come evitare che dopo l’iniezione di fondi le cricche dei Pigs si tenessero lontane dal trogolo. Su questo i tedeschi è difficile che cedano”.

Cosa è successo: “Merkel & Co. hanno preteso il vincolo costituzionale sul bilancio in pareggio e un pervasivo controllo europeo ex ante sulle spese degli stati con debiti sovrani a rischio. Quando si parla di Europa federale la beata ingenuità agogna al “volemose bene” con conto spese a carico di Berlino”.

Invece, come con la Spagna, sono in arrivo amare sorprese, “perché un sistema federale implica un trasferimento di poteri nazionali, soprattutto in materia di finanza pubblica. E siccome il bilancio dello stato viene redatto in base alle leggi di spesa (pensioni, sussidi, trasferimenti agli enti locali, impiego pubblico, ecc.), un sistema federale implica un intervento drastico su tali leggi e pertanto un vincolo stringente per i Parlamenti nazionali”.

Prosegue Scacciavillani: “La definizione del processo verso l’unione federale, di cui si sono poste le basi a Bruxelles, è appena agli inizi e i dettagli si inizieranno a discutere dal prossimo Eurogruppo il 9 luglio. Monti esprime soddisfazione perché l’attivazione del meccanismo anti spread (ancora tutto da definire) non sarebbe soggetta a “condizioni capestro” come strombazzano i telegiornali. Da cosa derivi questa sicurezza è un mistero. Bce e la Commissione Europea non avranno remore a mostrarsi severe anche senza il coinvolgimento del Fmi”.

Amara constatazione: “Si dice che degli interventi beneficerebbero solo i paesi che “abbiano fatto i compiti a casa”, cioè abbiano adottato misure adeguate per fronteggiare la crisi. L’Italia dai tempi di Berlusconi alla gestione Monti non ha fatto molti compiti, anzi ha marinato la scuola due giorni su tre. Inoltre se un paese adotta “misure adeguate” a cosa servirebbero gli interventi straordinari? Il supporto del fondo salva stati serve proprio per dare tempo ai governi inetti di preparare l’esame di riparazione. Per di più le risorse per far fronte ad una richiesta di supporto dell’Italia sono nell’ordine di 500 miliardi di euro a fronte di un debito di 2 trilioni. Un’argine di cartapesta contro l’eventuale onda di piena”.

Conclusione: “Il veni vidi vici del condottiero in loden (con i cori della casta) è intriso di improvvido ottimismo autocongratulatorio. Lo stesso ottimismo esibito sulle misure per la crescita, limitate in pratica a vaghi progetti sulle infrastrutture. Tra riforme, emissione di project bonds, ricapitalizzazione della Bei, progettazione, gare d’ appalto e apertura dei cantieri nel migliore dei casi vedremo gli effetti tra due anni (se le popolazioni locali non si ribellano)”.

Un monito: “Nella gestione di crisi virulente quasi mai si verificano eventi risolutivi. Faticosamente si compiono passi più o meno lunghi (ed errori) in una prosaica ricerca di soluzioni che si dipana per anni. Siamo ancora a metà del guado tra i gorghi di un fiume limaccioso”.