Il Giornale: “Boccia, il pupillo di Letta che non ne indovina più una”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2013 9:56 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2013 9:56

bocciaROMA – Sebbene sia noto soprattut­to per il matrimonio con Nunzia De Girolamo, Francesco Boccia ha una sua storia dignitosa. Certo, la scelta di impalmare la bellezza sanni­ta è stato l’atto più spavaldo del­la sua vita. A colpire, fu il fatto di due politici di sponde opposte che mettevano le vite in comu­ne.

Scrive Giancarlo Perna sul Giornale:

All’epoca, Nunzia era così nel­le grazie del Cav che si favoleg­giava di un «fidanzamento». Francesco invece (oggi a capo della commissione Bilancio del­la Camera) era già l’alto espo­nente del Pd che è tuttora e da anni fiduciario di Enrico Letta. La liaison agli esordi fece scalpo­re, specie a destra, dove l’ostili­tà per quell’ibrido raggiunse to­ni parossistici. «O tu passi al Pd o lui con noi», avrebbe ingiunto il Cav alla sua pupilla temendo che, tra un sospiro amoroso e l’altro, i segreti del Pdl finissero all’orecchio del nemico. Ma la cosa si appianò e nel dicembre 2011 Nunzia, che già aspettava la piccola Gea, impalmò France­sco.

Come in ogni cosa di Boccia, anche nella storia con De Girola­mo c’era l’ombra di Letta ju­nior. Nunzia, come molti altri del centrodestra, faceva parte ­come Boccia e tanti del centrosi­nistra- di VeDrò, il club fondato da Letta per amalgamare le gio­vani leve politiche aldilà degli schieramenti.L’accolita si riuni­sce una volta l’anno alla centra­le elettrica di Drò, presso Tren­to, per discutere e conoscersi. E qui, a quanto si dice, Cupido fe­ce scoccare il dardo che avvinse la beneventana Nunzia e il bi­scegliese Francesco. Quando accadde, Boccia aveva da poco chiuso una precedente relazio­ne- anch’essa all’insegna del let­tismo- con l’affascinante Bene­detta Rizzo, organizzatrice di VeDrò, dalla quale erano nati Edoardo e Ludovica.

Boccia dunque, che a vederlo così, nonostante i 45 anni, pare un fanciullone di primo pelo, è già bigamo e padre di tre figli. È anche meno cauto di quanto sembri nelle, in genere, calibra­te apparizioni tv. Il meglio della sua latente aggressività, la espri­me su Twitter di cui è patito. Se gli interlocutori lo criticano, li sferza con un «se non sei d’ac­cordo con me, fatti eleggere poi ne riparliamo», che alterna a «fai ridere… vai, vai a lavorare» e all’epiteto «coniglio». Nella fo­ga twittesca , talvolta straparla. In giugno, quando si discuteva l’acquisto degli F35, che Boccia caldeggia, cercò di rintuzzare i pareri opposti dei pacifisti della Rete scrivendo che gli apparec­chi erano «elicotteri per il soc­corso alle popolazioni ». In real­tà, sono micidiali cacciabom­bardieri. La cantonata, che an­cora oggi lo perseguita, fu som­mersa di ironie internettiane (…)

Il punto è che Boccia c’entra col Pd come un cavolo a meren­da. Lo diceva già Nunzia ai tem­pi in cui la mettevano in croce perché coccolava «uno di sini­stra »: «Ma quale sinistra e sini­stra? Francesco è un moderato, un popolare centrista, sono mol­to più di sinistra io». Lui però non lo ammette, essendo tal­mente in carriera nel Pd da rin­negare il passato. «Mai stato de­mocristiano », ha osato dichiara­re tempo fa. Una frottola:fine an­ni ’ 80, ancora prima di laurearsi in Scienze politiche a Bari, mili­tava già nella Dc. Era una giova­ne­speranza della corrente di Be­niamino Andreatta, la stessa di Letta jr- di due anni più anziano – cui si legò proprio in quel tem­po.

I Boccia sono una cospicua fa­miglia di Bisceglie, graziosa ma­rina fra Trani e Bari. I genitori guidavano una fiorente azien­da tessile. Il ragazzo crebbe in una villa immensa- diverse de­cine di stanze- con cappella pri­vata e campi da tennis. Si divide­va tra l’università e il gioco delle carte di cui era maestro. Aveva una ragazza fascinosa (su que­sto non ha mai transatto) che, lu­stri dopo, divenne first lady di Trani, ossia moglie di un sinda­co. In quei primi anni ’90, Fran­cesco debuttò nella politica con la nomina, in conto Dc, nel Cda della locale casa di riposo Princi­pessa Iolanda . Tutto sembrava destinarlo al ruolo di ottimate lo­cale, quando l’impresa familia­re fallì (…)

A ridargli un destino ita­liano fu il soli­to Letta che, di­ventato mini­stro dei gover­ni D’Alema e Amato (1998-2001) lo chiamò come consulente all’Industria, indu­cendolo anche a iscriversi nella Margherita. Entrò poi nelle gra­zie del sindaco ds di Bari, Miche­le Emiliano, che lo nominò as­sessore comunale al Bilancio (2004) e lo montò al punto da im­porlo come candidato ufficiale della sinistra per la presidenza della Puglia contro il berlusco­niano Raffaele Fitto (2005). Quando già Boccia era certo di essere lui il campione dei Ds ­aveva dalla sua Max D’Alema, Romano Prodi, ecc – il semisco­nosciuto Nichi Vendola lo sfidò alle primarie e vinse di un soffio. Ci fu la quasi certezza di brogli a danno di Boccia che infatti rac­contò: «Sono stato tentato di non riconoscere il verdetto, ma Prodi mi disse di lasciare perde­re » (…) L’imprevi­sta sconfitta nei confronti di Vendola,mentre tutto l’appara­to era con lui, chiarì per sempre che Boccia non incanta folle, né porta voti. Più che un valore ag­giunto è una sottrazione, come spesso i bravi ragazzi un po’ sec­chioni. Venne così incasellato come tecnico e relegato in quel recinto.

Dal 2008, Boccia è deputato. Da allora, a parte il lieto matri­monio, gli va tutto storto, ma non ne fa un dramma. Nel 2010, ha risfidato Vendola alle prima­rie per la guida della Puglia ed è stato stracciato: 73 per cento dei voti contro il 27. In aprile, era da­to per certo come ministro di Letta, lo è diventato invece sua moglie. In maggio, si è fatto eleg­ge­re consigliere comunale di Bi­sceglie ma ha creato un tale pa­sticcio che per poco non lo gar­rottavano: ha spaccato il Pd, dando la vittoria al centrode­stra. La storia di un numero due.