Il Giornale: “Sorgenia, De Benedetti all’angolo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 marzo 2014 12:13 | Ultimo aggiornamento: 4 marzo 2014 12:13
Il Giornale: "Sorgenia, De Benedetti all'angolo"

Il Giornale: “Sorgenia, De Benedetti all’angolo”

ROMA – Il Giornale di Berlusconi esulta con questo titolo: “Sorgenia, De Benedetti all’angolo. Le banche in pressing: il gruppo Cir faccia la sua parte nel salvataggio o verrà estromesso dal capitale”.

L’articolo di Gian Maria De Francesco:
Un passo alla volta le ban­che creditrici di Sorgenia, la controllata di Cir attiva nel set­tore energetico, stanno indu­cendo la holding che fa capo al­la famiglia De Benedetti ad ac­cogliere le loro richieste. Il sal­vataggio della società di genera­zione e distribuzione elettrica passa necessariamente per un impegno dei figli dell’Ingegner Carlo superiore ai 100 milioni per i quali era stata data un’ini­ziale disponibilità.
Il risultato del vertice di ieri mattina presso la sede milane­se del Monte dei Paschi ( l’istitu­to maggiormente esposto) è sta­to sostanzialmente questo: Cir, rappresentata dal presidente Rodolfo De Benedetti e dall’ad Monica Mondardini, ha aperto alla possibilità di partecipare al­l’aumento di capitale richiesto dalle banche per stralciare 600 milioni di debiti (su un totale di oltre 1,8 milioni del consolida­to) per una cifra vicina a quota 150 milioni. Dall’altra parte del tavolo sedevano i vertici delle sei principali banche creditrici, a partire dall’ad del Monte Fa­brizio Viola. Con lui i massimi dirigenti di Unicredit, Intesa (Banca Imi), Ubi, Banco Popo­lare e Bpm. Di fronte alla sostan­ziale unanimità delle banche sulla possibilità di convertire in equity 300 milioni di crediti so­lo a fronte di una ricapitalizza­zione di 150 milioni, De Bene­detti jr ha dovuto necessaria­mente fare un passo indietro ri­spetto alla proposta iniziale. In un prossimo incontro si cerche­rà di mettere finalmente nero su bianco.
Nel pomeriggio si è svolto un altro vertice che ha riguardato Sorgenia Power, la controllata che ha debiti per circa 650 milio­ni. Come per la consorella Tirre­no Power, partecipata da Gdf Suez, si va verso un riscadenzia­mento dei crediti concessi. Questo tavolo è più «sereno» di quello della holding in quanto le centrali fungono da garanzia e quindi, al venir meno dei pat­ti, si può sempre escutere l’as­set.
Discorso diverso al piano di sopra. È chiaro che gli istituti non hanno interesse a far fallire Sorgenia perché perderebbero circa il 70% dei crediti nella mi­gliore delle ipotesi. Ma è altret­tanto chiaro che la famiglia De Benedetti non sia entusiasta di spendere 150 milioni «a fondo perduto». Al termine della rica­pitalizzazione, infatti, Sorge­nia sarebbe in mano ai credito­ri per il 66,6%, mentre altri 150 milioni di debito sarebbero stralciati con un convertibile, sempre detenuto dalle banche. In ogni caso,la sorte dell’avven­tura nell’energia iniziata dal­l’Ingegnere circa 15 anni fa è pressoché segnata. A prescin­dere dalla governance (che non dovrebbe essere granché modificata), quando i creditori saranno maggioranza partiran­no le dismissioni delle rinnova­bili per rientrare dall’esposizio­ne, mentre per il business della generazione si cercherà un partner.
Che non sarà Eni, come ha scritto ieri Rodolfo De Benedet­ti in una lettera al Corriere in re­plica al sapido articolo di dome­nicascorsa. «Mi spiace che si cerchi di creare un “caso politi­co“ su quello che è unicamente un problema aziendale», ha ag­giunto. Il quotidiano di Via Sol­ferino ( rivale di Repubblica che a Cir fa sempre capo) aveva adombrato una soluzione «po­litica » per il caso, ipotizzando che il decreto attuativo della normativa transitoria sul capa­city payment (la remunerazio­ne statale per le centrali a ciclo combinato come quelle di Sor­genia) fosse una sorta di «scam­bio » tra il governo di Matteo Renzi e la famiglia De Benedet­ti, proprio alla vigilia di un’im­porta­nte tornata di nomine nel­le società a partecipazione pub­blica. La smentita di Rodolfo De Benedetti dovrebbe contri­buire a chiudere la querelle. La non ostilità di Repubblica (la cui indipendenza editoriale da Cir è stata ribadita) all’attuale esecutivo, tuttavia, non costitu­isce certo uno svantaggio in questa fase molto delicata.