Il Giornale: “Visco smentito da Gino Paoli. L’evasione non è di destra”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 febbraio 2015 8:40 | Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2015 8:40
Vincenzo Visco (Foto Lapresse)

Vincenzo Visco (Foto Lapresse)

ROMA – L’ex ministro dell’economia, Vincenzo Visco – scrive Gian Maria De Francesco del Giornale – in un’intervista concessa a Virus giovedì scorso, ha riproposto la propria personale teoria sociologica (che poi è la stessa di tutti coloro che hanno il cuore a sinistra e il portafogli dall’altra parte): l’evasione è di destra”. Ma, scrive Gian maria De Francesco l’ex ministro “dovrebbe guardare in casa propria Da Soru all’Ingegnere De Benedetti, in quanti hanno avuto guai con le tasse” .

L’articolo di Gian Maria De Francesco: (…) Ecco, basterebbe già questo forse per dimostrare che un’icona della musica italiana e santino della sinistra (come tutta la scuola cantautorale genovese) non sia poi moralmente e geneticamente diverso da tutti gli altri. Però, se si analizzano alcuni fatti di cronaca più o meno recenti, non è che nelle citazioni si ritrovino solo personaggi con la tessera di Forza Italia o della Lega Nord negli elenchi, come Visco vorrebbe darci a intendere. Tornando indietro di qualche giorno, nelle dichiarazioni dell’inventore del Premio Grinzane Cavour, Giuliano Soria, emerge uno spaccato non proprio edificante del rapporto tra sinistra politico-intellettuale e il vil danaro. «Ho sostenuto l’allora sindaco Sergio Chiamparino in due occasioni», ha dichiarato ai giudici della Corte d’Appello aggiungendo che la ex presidente della Regione Mercedes Bresso «lo usava per le sue attività». Soldi per tutti giornalisti, attori e artisti. «Corrado Augias, era assillante sui pagamenti in nero: era vorace», ha aggiunto specificando che «partivo per Stresa con 100mila euro per gli attori», tra i quali viene citata Stefania Sandrelli, oltre che ex compagna di Gino Paoli nonché attiva partecipante ad alcune iniziative di Ds e Margherita. Tutti coloro che sono stati citati da Soria hanno respinto al mittente le accuse definendole calunnie. Sarà il magistrato a stabilire e ad accertare. Ma non si può non rilevare come il governatore piemontese, Sergio Chiamparino, abbia una storia tutta interna alla sinistra. E così pure per Corrado Augias che ogni giorno su Repubblica offre ai lettori la sua Weltanschauung.
A proposito di Repubblica. Al gruppo Espresso, del quale è presidente la tessera numero uno del Pd Carlo de Benedetti, è stata contestata una presunta evasione fiscale da 225 milioni di euro. Un po’ troppo per un editore che in tutti questi anni ha imputato a Silvio Berlusconi di aver corrotto la morale degli italiani. Ma, si sa, in Italia c’è chi è «inagibile» e chi invece ha la fortuna di battere strade meno impervie. Eppure per lanciare una fatwa bisognerebbe essere sopraffini esegeti, ma probabilmente nei testi sacri dell’Ingegnere manca qualche pagina. Idem per il direttore del quotidiano di Largo Fochetti, Ezio Mauro, «pizzicato» qualche anno fa a pagare parzialmente in nero (circostanza mai smentita) un immobile a Roma. Anche il noto giornalista utilizza spesso toni moraleggianti. Più che di etica della sinistra si potrebbe parlare di etica luterana. Pecca fortiter sed crede fortius, diceva l’eretico tedesco, ossia «Pecca fortemente, ma credi con ancora maggior vigore». Basta strologare sulla destra e si è perdonati.
Qualche atto di contrizione in più dovrà recitarlo l’ex governatore sardo ed europarlamentare piddino, Renato Soru, alias Mister Tiscali. All’imprenditore, in quanto presidente del gruppo tlc, è stata attribuita una presunta evasione su un’operazione di prestito con una controllata britannica. Il dibattimento inizia il 6 marzo, ma intanto sul buon Soru pende una cartella Equitalia da 9 milioni dopo aver disatteso un accordo con il fisco.
Lo dicevamo all’inizio, essere di «sinistra» in Italia è come avere uno speciale passaporto per l’oblio di tutto ciò che non è bellezza, rigore, solidarietà, misura, amore per il prossimo, impegno. Vale per Lorenzo «Jovanotti» Cherubini, referente ideologico del veltronismo che nel 1999 patteggiò una condanna per il reato di frode fiscale con un’ammenda di 1,2 milioni di vecchie lire: meno di 600 euro per chiuderla con un’omessa dichiarazione di circa ventimila euro. «Io lo so che non sono solo anche quando sono solo». Chissà se l’avrà cantata anche Pierino Tulli, imprenditore romano a capo di un gruppo di cooperative al quale è stata contestata 7una maxievasione da 1,7 miliardi. E dire che Veltroni lo voleva presidente della Lazio al posto di Claudio Lotito.

Onorevole Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia e leader di Scelta civica, l’ex ministro Visco ha ribadito che l’evasione fiscale ha un connotato sociologico, cioè è «di destra».
«Visco ci ha regalato un’altra perla che entra in una galleria di affermazioni totalmente controproducenti prima ancora che non condivisibili. Sono controproducenti perché stimolano la logica della lotta tribale tra categorie e parti politiche. Chi è interessato a fare politica si entusiasma, chi come me è interessato alla lotta all’evasione ritiene questa strada impercorribile».
La scuola di pensiero di Visco è forte tanto al ministero quanto nelle agenzie governative.
«Nonostante negli ultimi quindici anni Tremonti abbia alloggiato a Via XX Settembre più tempo di Visco, il primo è scomparso mentre il secondo ha molto seguito in tante persone che alla sua area sono riconducibili. L’intero governo fin nelle sue massime rappresentanze, però, non sta usando sull’evasione quelle parole che a Visco piacerebbero e spesso ci critica per questo: il che ci conferma che stiamo seguendo la strada giusta».
In che modo?
«Stiamo affrontando il problema dell’evasione pragmaticamente e non in modo ideologico. Domani verrà stipulato l’accordo con la Svizzera e questo è un passo importante. Non risolve tutti i problemi, ma introduce lo scambio di informazioni e supera il segreto bancario che prima era accessibile solo con l’intervento della magistratura».
Cosa non funziona, invece?
«Come governo non promuoviamo ulteriori aggressioni alla libertà individuale e non cadiamo nel furore dell’ideologia che piace ad alcuni che vorrebbero ridurre il tutto a una lotta dei buoni contro i cattivi. Sul fronte della semplificazione e razionalizzazione, però, ci siamo persi per strada e dobbiamo cambiare passo. Lo dimostrano le difficoltà nell’attuazione della delega fiscale. Auspichiamo un’approvazione a breve della proroga per avere a disposizione qualche mese di lavoro in più».
Qual è il suo bilancio del primo anno di governo Renzi?
«Dodici mesi nel corso dei quali abbiamo portato avanti numerosi provvedimenti di riforma. In particolare, il Jobs Act e poi è stato un merito promuovere una legge di Stabilità espansiva e non restrittiva. Certo, non tutti sono stati premiati, ma le scelte sono state finalizzate alle imprese che assumono dipendenti».
Da liberale come vive in una compagine eterogenea?
«Potendo decidere autonomamente, faremmo scelte diverse ma è abbastanza condivisa l’esigenza di una maggiore liberalizzazione del mercato e di una semplificazione della burocrazia. Ora, dopo che una parte di Scelta civica ha gettato la maschera confluendo nel Pd, abbiamo spazio per marcare le nostre posizioni».