Il marò malato forse a casa. India quasi meglio di Monti. Feltri, Il Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 settembre 2014 12:53 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2014 12:53
Latorre e Girone

Latorre e Girone

ROMA – “Il governo indiano – scrive Vittorio Feltri sul Giornale – non si oppone al rimpatrio, per motivi di salute, di Massimiliano Latorre, uno dei marò accusati di avere stecchito un paio di pescatori a fucilate e, dopo due anni e mezzo di arresti in quel Paese, colpito da ischemia cerebrale. Significa che il militare, salvo improbabili contrordini, rientrerà in Italia dove sarà curato in modo appropriato e sollevato dallo stress dovuto alla carcerazione, a causa della quale si sarebbe ammalato”.

L’articolo completo:

Da ciò si evince che l’esecutivo indiano è migliore – più umano – di quello italiano presieduto a suo tempo da Mario Monti, responsabile di avere rispedito al mittente – per ben due volte – i marò per motivi commerciali.
Lo abbiamo già scritto, ma conviene ribadire il concetto. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone furono incaricati di difendere una nave nostrana da eventuali attacchi di pirati. Alla loro imbarcazione si avvicinò, oltre i limiti previsti, un battello non identificato ed essi, temendo un attacco, aprirono il fuoco, freddando due uomini che pare non fossero fuorilegge bensì pescatori. Il fatto accadeva in acque internazionali. Nonostante questo, le autorità locali, con un pretesto truffaldino, catturarono i militari e pretesero di avviare un processo. Un abuso. Ma fin qui, transeat.
Cerchiamo di semplificare. Latorre e Girone, per gentile concessione dei propri aguzzini, vennero rispediti in Patria affinché trascorressero in famiglia le festività natalizie. Il ministro degli Esteri dell’epoca, Giulio Terzi di Sant’Agata, studiò la pratica e trovò il modo per non restituirli agli indiani. Monti, sulle prime, si dimostrò favorevole alla soluzione, poi però si rimangiò l’impegno e ordinò che i marò si consegnassero a coloro che li avevano liberati temporaneamente, senza capire che l’autorità indiana in realtà li aveva mandati qui nella convinzione che noi li avremmo trattenuti, risparmiandole la grana di doverli giudicare. La gestione dei due prigionieri infatti era una noia politica di cui tale autorità desiderava liberarsi.

Monti, essendo un bocconiano molto colto, non capì nulla dell’elementare strategia indiana, e si fece in quattro per restituire i prigionieri a chi ce li aveva «regalati». Un’ingenuità che, in un eventuale test di intelligenza, sarebbe stata punita con una bocciatura. Ma ormai il dado del Professore era tratto, e salutame ‘a soreta! Gli indiani, constatando che i soldati erano stati comandati di raggiungere di nuovo l’India, sono rimasti basiti, e hanno quasi certamente pensato che noi italioti siamo cretini. Difficile dare loro torto.
Dopo di che, davanti alla nostra stupidità, si sono rassegnati e si sono addossati ancora la grana dei marò. Si rende conto il lettore dell’assurdità di questa vicenda? Monti era persuaso che, se non avesse respinto gli «imputati», l’India avrebbe boicottato i nostri imprenditori che intrattenevano affari commerciali (inesistenti) con essa. Mentre questa sarebbe stata felice di sbarazzarsi dei fucilieri, rifilandoli a noi poveri deficienti.
Chiaro il concetto? Non fosse questa l’antifona non si spiegherebbe ora la decisione del governo indiano di spedirci Latorre colpito da ictus. Il significato dell’atto è lampante: tenetevelo e non rompeteci più le scatole, che lui per noi è un fastidio. La storia è più complicata da raccontarsi che nella sua sostanza. Non è escluso che qualche organismo giudiziario indiano si opponga al rimpatrio di Latorre, ma rimane una certezza: il governo Monti si è comportato ben peggio di quello indiano. E il bello è che il bocconiano l’ha passata liscia, e non c’è anima che si degni di segnalarlo, a parte Giulio Terzi di Sant’Agata, il quale, essendo stato l’unico avveduto dell’esecutivo tecnico, è anche stato il solo costretto a dimettersi. Siamo di fronte a un misto di follia e di stupidità.
Rimane una curiosità: se torna Latorre, che ne sarà di Salvatore Girone? Un pasticcio così non meriterebbe un’inchiesta? Certo che sì, perciò non ci sarà.