Il Nobel senza pace, un intrigo internazionale. Andrea Tarquini, La Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Marzo 2015 9:24 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2015 9:24
I due premi Nobel per la pace 2014, Malala e l'attivista indiano Satyarthi (foto Ansa)

I due premi Nobel per la pace 2014, Malala e l’attivista indiano Satyarthi (foto Ansa)

ROMA – “Da oltre un secolo, è onore – scrive Andrea Tarquini di Repubblica – e più ancora difesa e scudo, dei più coraggiosi eroi della dignità umana: anche per le dittature più spietate, arrestare o perseguitare chi lo riceve è a volte imbarazzante. Ma eccolo diventato luogo di scontro e di veleni”.

L’articolo di Andrea Tarquini: Come in un bel libro giallo della letteratura scandinava dei nostri giorni, fazioni opposte si contendono il diritto di definirne autonomia, prestigio, legittimità. E ombre del potere si stagliano, minacciose secondo alcuni, come limiti della sua libertà. Poteri nazionali di una democrazia matura come la Norvegia, e superpotenze autocratiche e spregiudicate quali la Repubblica popolare cinese, o la Russia di Putin. Sì, parliamo proprio di lui: il premio Nobel per la pace, il più prestigioso dei riconoscimenti che Alfred Nobel lasciò in eredità al mondo per espiare la sua colpa di aver inventato un’arma sterminatrice delle guerre moderne, la dinamite. Giallo, guerra di veleni, confronto duro tra diplomazie, e chi sa come finirà l’avventura.

(…) Decenni di storia, attraverso le tragedie del mondo in cui viviamo, scorrono in flashback veloci. Polemiche e attacchi investirono il Norwegian Nobel Committee già negli anni Trenta, quando scelse il grande antinazista Carl von Ossietzky, poi assassinato in un lager: a qualcuno non piaceva turbare l’appeasement verso Hitler. «Allora lo Storting decise che nessun ministro poteva sedere nel Committee. Era il 1937, poi la Wehrmacht invase. E la Norvegia si divise tra il movimento partigiano fedele al re esule a Londra e i collaborazionisti di Quisling.
Scelte controverse compromettono tutti, osserva Sveen: il Nobel a Obama fu visto da molti come frettoloso omaggio a un presidente che comunque conduce guerre, ma al contrario del Dalai Lama Obama fu ricevuto qui, anche come detentore del premio. Sul Nobel all’Unione europea, hanno sparato a zero alcuni illustri premiati, da Mairead Maguire a Desmond Tutu, ad Adolfo Perez Esquivel. È tempo di tornare ai valori originari, al testamento di Alfred Nobel, dice l’appello lanciato da The Nobel Price Watch e firmato da politici e intellettuali di tutto il mondo. «Però attenzione», incalza Nyoelstad, «sarà la natura dei media ma è singolare che i grandi giornali che attaccarono la scelta di Jagland come golpe laburista oggi criticano la sua sostituzione » (…).