Il parroco di Bari vecchia attacca il boss del quartiere. Mara Chiarelli, Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 ottobre 2014 9:06 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2014 9:06
Il parroco di Bari vecchia attacca il boss del quartiere. Mara Chiarelli, Repubblica

Il parroco di Bari vecchia attacca il boss del quartiere. Mara Chiarelli, Repubblica

ROMA – “Don Franco Lanzolla, parroco della Cattedrale, prete in trincea fra i clan mafiosi del borgo antico – scrive Mara Chiarelli di Repubblica – fa il nome del bambino, un nome importante che ricorda quello di suo nonno, storico esponente criminale della zona”.

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Una domenica come le altre, in una città dove la mafia sociale sfoggia auto di lusso, occupa appartamenti popolari, gode di pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento. «Le organizzazioni criminali — interviene in un incontro di Libera Puglia — sono un microsistema culturale che offre ai più giovani un progetto educativo, molto appetibile».
Don Franco che, con i suoi catechisti scende nei vicoli: «Ormai abbiamo l’oratorio di strada, ma siamo solo un gruppo di cittadini che fa squadra». Formazione sociologica, prova una disamina delle dinamiche sul territorio, senza risparmiare la politica locale, che si assenta: «Bisogna stare sul territorio, e tocca anche alle istituzioni farlo, non come d’estate, quando la classe dirigente va in vacanza e nei quartieri popolari resta solo il ceto povero. La malavita, intanto, ha occupato le piazze, gli spazi antropologici».
Il fascino del potere, delle bottiglie di birra e degli spinelli, di chi non chiede e prende. «Al quartiere Japigia — denuncia — i componenti dei clan vivono abusivamente nelle case popolari, godendo di favori negati ad altri che ne avrebbero più diritto».
Si riferisce al clan Parisi, altra storica organizzazione mafiosa, che pur essendo proprietaria di ville ed altri beni (confiscati dal tribunale di Bari), occupa alloggi dello Iacp (l’istituto proprietario delle case popolari), somma alle proprie ricchezze qualche centinaio di euro (dai 500 ai mille) erogati dall’Inps per invalidità totali o superiori al 70 per cento.
Alle quali, come da prassi, si aggiungono le indennità di accompagnamento. Senza contare l’abitudine, figlia del sopruso, di imporre agli amministratori di condominio, delle case popolari, ditte amiche per i lavori di pulizia o piccola manutenzione.
«Non si può — conclude don Franco — non ipotizzare connivenze all’interno delle istituzioni, persone pagate per garantire ai malavitosi di godere, ancora, di quei benefici». Tutti elementi che, sottolinea il parroco, giocano un ruolo fondamentale nell’offrire ai più giovani un progetto educativo, un modello estremamente affascinante sul quale plasmarsi.
«Fino alla confessione, alla prima comunione — spiega — in un modo o nell’altro si riesce a tenerli vicino, ma poi vanno via, dando scarso valore ai riti sacramentali. Quello che è successo domenica lo conferma ». Ed è allora che entra in gioco l’antimafia sociale, l’associazionismo, la Chiesa, la scuola, «ma lo dobbiamo fare con passione. Ci vuole un po’ di pathos — osa il parroco di trincea — di eros sociale. Non serve lavorare sul penale, una volta si parlava di prevenire, di accompagnare. Dobbiamo occupare i territori, strappandoli a quei poteri forti, vincenti e convincenti».