“Il treno va a Mosca”, viaggio per l’Urss sognando Lenin

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Novembre 2013 11:53 | Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2013 11:53

repROMA – Applausi al Torino Film Fest per il documentario, in concorso, che racconta il “viaggio nell’utopia” di un barbiere romagnolo e dei suoi amici, diretti nella capitale dell’Urss per partecipare al Festival mondiale della gioventù socialista. Il protagonista oggi ha ottant’anni. “Fino ad allora c’erano andati solo Togliatti e i capi del partito. Quando partii, mia madre pianse”

Scrive Clara Caroli su Repubblica:

Nel 1957 un barbiere comunista di Alfonsine, paese della Romagna “rossa” devastata dalla guerra, parte con due amici cineamatori per partecipare al Festival mondiale della gioventù socialista a Mosca: un “viaggio dell’utopia” nella capitale del-l’Urss, allora mitizzato come “grande paese del Socialismo”. «Il Socialismo era la nostra meta », racconta Sauro Ravaglia, ilbarbiere, oggi ottantenne, nel film di Federico Ferrone e Michele Manzolini Il treno va a Mosca, in concorso al Torino Film Festival, applaudito alla proiezione per la stampa e – sull’onda delle vittorie diSacro Gra eTira Venezia e Roma, tra i candidati al premio.

Realizzato montando per l’80 per cento materiali video e sonori d’epoca, con i filmini in super8 recuperati dai due autori negli archivi di Home Movies (l’archivio nazionale del film di famiglia), racconta la nascita e la morte del grande sogno comunista in Italia, dalle campagne felici dei canti contadini e della propaganda della falce e del martello, alle Feste dell’Unità, fino alla morte di Togliatti, a rappresentare, come chiosa la voce del barbiere, “la fine di un mondo”.

Il film è prodotto da Kiné e Vezfilm e distribuito da Istituto Luce. Montatrice è Sara Fgaire, come per La bocca del lupo che vinse al Tff nel 2009. I due autori, Ferrone e Manzolini, hanno già co-diretto il documentario Merica!, sugli immigrati italiani in Brasile, e lavorato come registi eproduttori per Al-Jazeera. Ai loro occhi di trentenni, l’utopia di Sauro e dei giovani comunisti del Pci di Togliatti «ha la malinconia di uno sogno mancato». «Un sentimento – dicono – quello della fiducia assoluta nella capacità della politica di cambiare il mondo, che alla nostra generazione manca completamente».

«I miei erano contadini, ho respirato l’aria dei padroni, del Fascismo e della miseria», fa loro da contraltare Sauro Ravaglia, all’inizio del film, mentre mostra un tesoro di filmini amatoriali realizzati in tutto il mondo.Dopo Mosca («Pagai il biglietto del treno con i soldi messi da parte distribuendo il giornale del Partito – racconta – allora a Mosca c’erano andati solo Togliatti e i capi del partito. Quando partii mia madre pianse») ha continuato a viaggiare, «inseguendo rivoluzioni e lotte di liberazione », dall’Algeria a Cuba, e poi per i continenti in cerca di vita: Sydney, Tahiti, Messico, Nuova Zelanda. «Alla scoperta di un mondo – dice – che non si poteva capire leggendo l’Unità». In questo momento il “barbiere” si trova in Thailandia (da dove ha inviato un videomessaggio al Tff di Virzì). D’estate torna ad Alfonsine e quando comincia a far freddo riparte per il sudest asiatico: «Per risparmiare sulla bolletta».

Il treno per Mosca si apre con gli “italiani felici” del dopoguerra, e con i ragazzi di Romagna che guardano ad Est gonfi di speranze: «Per noi c’era solo una realtà, quella del Socialismo e dell’Unione Sovietica». Ma la realtà vista da vicino è altra cosa. E il viaggio dell’utopia si trasforma in disillusione: dal vivo Stalin era “un omino”, nelle case piùpovere “si dormiva per terra, ammassati”. È il sogno infranto. «Tutti volevano vedere Mosca ma nessuno voleva sentir parlare di povertà – racconta Sauro – Al ritorno siamo stati interrogati dalla polizia. Ci hanno chiesto: ma perché non siete rimasti là?».

Chicca del film, che ha strappato risate in sala, la versione socialista diMamma, solo per te la mia canzone vola: “Lenin, la tua dottrina per il mondo vola/ Lenin, la tua parola è quella che consola”, a firma di un compositore anarchico, tal Odifreddi.