Rassegna stampa. Ilva, interviene il governo. Olimpiadi, finale amaro per l’Italia

Pubblicato il 13 agosto 2012 9:15 | Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2012 9:15
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Il Corriere della Sera del 13 agosto 2012

Monti invia i ministri a Taranto. Il Corriere della Sera: “Nella vicenda dell’Ilva di Taranto è il giorno dello scontro totale fra magistrati e azienda. E il premier Mario Monti decide di inviare i ministri dello Sviluppo Passera e dell’Ambiente Clini per un sopralluogo. Il gip (giudice per le indagini preliminari) Paola Todisco ha infatti deciso di revocare la nomina di Bruno Ferrante (presidente Ilva) a curatore dello stabilimento. In precedenza aveva disposto il blocco della produzione della fabbrica sotto sequestro. Il Guardasigilli Paola Severino chiederà di acquisire i provvedimenti.”

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Tolto l’incarico a Ferrante Sull’Ilva è scontro totale. L’articolo a firma di Giusi Fasano:

“In pratica il gip ribalta una decisione presa dal Tribunale del riesame e lo fa senza aspettare che lo stesso Tribunale depositi le motivazioni della sentenza con la quale aveva nominato Bruno Ferrante. Inutile dire che ancora una volta nessuno si aspettava un passaggio così duro contro l’Ilva ed era superfluo aspettarsi una valanga di reazioni politiche, puntualmente arrivate. Fra i primi a intervenire il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini: «Si rischia di segnare il punto di non ritorno di una vicenda drammatica che coinvolge migliaia di lavoratori e le loro famiglie». E ancora, Casini parla di «Anni di incuria e di noncuranza, in primo luogo da parte delle autorità locali responsabili di vigilanza e di controllo della salute dei cittadini».”

Se questo non è un Paese per l’industria. L’editoriale a firma di Maurizio Ferrera:

“Ilva va risolta subito, con ragionevolezza e responsabilità da parte di tutti: i sigilli della magistratura non sono una soluzione. Il campanello d’allarme di questo agosto infuocato riguarda però un po’ tutta l’industria italiana. Come ha riconosciuto lo stesso ministro del Lavoro, l’autunno sarà duro. I tavoli di crisi sono tanti, altri probabilmente si apriranno. È facilmente prevedibile (e comprensibile) che si parlerà soprattutto di ammortizzatori sociali. In cima all’agenda dovrebbe però esserci anche un altro tema: quali cambiamenti sono necessari perché l’industria italiana torni a correre? E quali per attrarre investimenti e talenti stranieri, che oggi si tengono ben lontani dal nostro Paese? Speriamo che, a fine mese, le schede che Mario Monti ha chiesto ai suoi ministri contengano riposte concrete: non possiamo davvero più permetterci di essere né antiquati né pittoreschi.”

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Il giudice con la sorella che lavorò all’Ilva. L’articolo a firma di Giusi Fasano:

“Il giudice Todisco non è una persona riservata. Di più. E ovviamente è allergica ai giornalisti. «Non si dispiaccia, proprio non ho niente da dire» è stata la sola cosa uscita dalle sue labbra all’incrocio delle scale che collegano il suo piano terra con il terzo, dov’è la procura. Lei non parla, ma i suoi provvedimenti dicono di lei. Di quel «rigore giuridico perfetto» descritto con ammirazione dai colleghi magistrati, o dell’interpretazione meno benevola di tanti avvocati: «Una dura oltremisura, rigida che più non si può». Soltanto un legale che non la conosce bene potrebbe avvicinarla al bar del tribunale per dirle cose tipo «volevo parlarle di quell’istanza che vorrei presentare…». Nemmeno il tempo di finire la frase. «Non c’è da parlare, avvocato. Lei la presenti e poi la valuterò». E che dire dei ritardi in aula? La sua pazienza dura qualche minuto, poi si comincia, e poco importa se l’avvocatone sta per arrivare, come spiega inutilmente il tirocinante. Istanza motivata o niente da fare: si parte senza il principe del foro.”

Industria e energia, i titoli della Borsa al riparo dalle crisi. L’approfondimento a firma di Marco Sabella:

“Puntare le speranze di performance futura unicamente sul recupero di banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio, tuttavia, può essere un azzardo. «Le valutazioni dei titoli bancari sono ancora molto compresse e ci sono sicuramente ulteriori margini di rialzo. Tuttavia il comparto rimane troppo volatile se si considera che anche grandi gruppi come Intesa e Unicredit possono registrare oscillazioni dell’ordine del 10% in una sola seduta. In questo contesto parlare di un investimento a lungo termine ha poco senso», afferma Alessandro Capeccia gestore azionario di Azimut sgr. Secondo il gestore, in un portafoglio azionario ben diversificato la quota da destinare alle banche non dovrebbe superare il 5-10% del totale. Anche gli analisti assumono una posizione sostanzialmente attendista. Per quanto riguarda Unicredit, su un complesso di 39 report dedicati al titolo, quasi la metà (46%) suggerisce agli investitori una posizione, «hold», e solo il 25% sposano la tesi rialzista con un «buy» o un «outperform». Valutazioni positive sul titolo (che venerdì scorso valeva 2,97 euro) sono quelle di Mediobanca (buy con prezzo-obiettivo a 5,6 euro) e Deutsche Bank (buy con target a 4,30 euro). Più favorevoli i giudizi verso Intesa SanPaolo, la prima banca italiana. In questo caso i «buy» e gli «hold» si equivalgono, ciascuno con un 40% del totale dei giudizi, mentre i «sell» che non vanno oltre una quota del 20%. A favore della banca guidata da Enrico Cucchiani ricordiamo la valutazione degli analisti di Equita, che indicano per il titolo un prezzo-obiettivo di 1,40 euro (oggi a 1,13).”

Energia, il piano per la crescita. La Repubblica: “A settembre tre miliardi per mettere online pubblica amministrazione, scuole e ospedali. Referendum anti-euro, si allarga il fronte.” L’articolo a firma di Luca Iezzi:

“Alzare la produzione petrolifera nazionale fino a raggiungere il 20% della domanda, via libera agli investimenti sul gas: i progetti di metanodotti dall’Algeria e il “corridoio Sud” nell’Adriatico avranno il pieno sostegno governativo, così come i progetti di 4 rigassificatori approvati o in costruzione. Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha individuato nell’energia l’interruttore per far ripartire la crescita in autunno. Una parte delle misure sono già state prese (Snam, taglio agli incentivi delle rinnovabili) altre sono pronte: permessi più facili per perforazioni petrolifere e la semplificazione amministrativa. A settembre sarà pronto un piano, «un indirizzo strategico coerente e unitario», come si legge nel documento riservato del ministero, da trasformare in proposte normative sin dai prossimi mesi. Il doppio traguardo è abbassare i costi dell’energia, ridurre le importazioni di idrocarburi e attivare miliardi d’investimenti in infrastrutture Oltre ad aumentare la disponibilità delle materie prime energetiche e alla stabilizzazione del costo, il governo punta a trasferire i vantaggi alle imprese ed alle famiglie aumentando la concorrenza e quindi mantenendo una pressione sui prezzi: la Borsa del gas sarà potenziata e nel settore elettrico i bonus fiscali si concentreranno sull’efficienza e la riduzione dei consumi. La prima prova sarà la revisione dei limiti che tengono le trivelle oltre le 12 miglia marine dalle coste italiane, un divieto più stringente rispetto agli altri Paesi europei.”

“Mettiamo online tutta l’Italia” la crescita ripartirà dai computer. Il dossier a firma di Alberto D’Argenio:

“Sarà l’agenda digitale uno dei tre pilastri (insieme a Start up e semplificazioni per le imprese) del nuovo pacchetto per la crescita che il governo approverà a settembre per cercare di rilanciare il Paese. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha avviato già a febbraio un tavolo tecnico per mettere nero su bianco le nuove misure volte a dare al Paese un futuro di potenziale di sviluppo, con l’Italia negli ultimi cresce decisamente meno rispetto al resto dell’Unione europea. L’agenda digitale – un investimento pubblico-privato da 3 miliardi in parte ancora da coprire – prevede molto Internet, con l’attivazione della banda larga e ultra-larga su tutto il territorio. La digitalizzazione della Pubblica amministrazione, partendo dalle scuole passando dai tribunali per arrivare agli ospedali. Una enorme mole di dati che sbarcherà in Rete da immagazzinare in nuovi “Data center”, grandi server da impiantare nel Mezzogiorno con la Sardegna che si è aggiudicata il primo. E poi gli incentivi per la creazione di “distretti elettronici” che spingeranno le piccole e medie imprese del Made in Italy ad aggregarsi e fare massa, aumentando le vendite all’estero.”

I big esteri temono il caos Italia spostati 1000 miliardi in 2 anni. Il dossier a firma di Ettore Livini:

“In meno di due anni oltre mille miliardi di capitali esteri sono scappati dalla Penisola. La metà del nostro Pil è andato insomma all’estero per cercare fortuna altrove. I grandi investitori stranieri hanno venduto 600 milioni di euro di Btp al giorno, i grandi fondi Usa non finanziano più le nostre banche. I depositi di clienti d’oltrefrontiera nelle nostra banche sono crollati del 18% in un anno scappando verso Germania e Stati Uniti. Dal 2007 sono spariti dai conti correnti tricolori quasi 400 miliardi di proprietà straniera.”

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Il Giornale del 13 agosto 2012

Ecco la verità sul futuro del Pdl. Il Giornale: “Accordo sulla legge elettorale entro fine mese. Premio al partito che vince Il Cav si candidi insieme a una donna. I centristi condannati all’insuccesso.” L’articolo a firma di Fabrizio de Feo:

“«Berlusconi scenda in campo e faccia ticket con una donna. Casi­ni? Prendere i voti è difficile…».De­nis Verdini affronta i temi dell’esta­te politica: dai rapporti con il go­verno ai negoziati sulla riforma elettorale. «Ci sono nodi da scio­gliere e il Generale Agosto ha ral­lentato la trattativa. A fine mese do­vremo rivederci perché poi biso­gnerà lasciare spazio all’iter parla­mentare che è quello che conta». Quanto alla cosiddetta Cosa Bian­ca il coordinatore del Pdl è dubbio­so. La ridiscesa in campo di Berlu­sconi delinea dei campi precisi. Per me il mondo è bipolare, soprat­tutto oggi, quando la situazione impone decisioni rapide».”

Fosse unita, Europa prima potenza al mondo. L’editoriale di Vittorio Feltri:

“Dell’Europa non si può parlare né bene né male, perché non è uno Stato e neanche una federazione di Stati e neppure una semplice unione, come ci ostiniamo a definirla impro­priamente. È soltanto un’espressione geogra­fica, una scatola vuota in cui si è accomodata una pletora di burocrati bravi a complicarci la vita. Sulla moneta unica conviene sorvolare, visti i guai che provoca. Ma se i 27 Paesi del­l’Ue, invece di stare insieme per modo di dire, cioè pedalando ciascuno per conto proprio, fa­cessero sul serio e formassero un monolito del tipo degli Usa, il Vecchio Continente sarebbe di gran lunga la prima potenza mondiale, sen­za rivali in tutti i campi, incluso lo sport. Non lo diciamo noi, così, per gioco: lo dimo­strano i dati aggregati e paragonati con quelli americani e cinesi. Poiché siamo ancora in cli­ma di Olimpiadi (mentre scriviamo non sono concluse, però i risultati sono pressoché defi­nitivi), cominciamo a valutare la quantità di medaglie d’oro, le più significative. Se l’Euro­pa foss­e un unicum avrebbe sovrastato qualsi­asi nazione per numero di atleti saliti sul gradi­no più alto del podio. Stati Uniti e Cina sarebbe­ro alle nostre spalle, distaccati di parecchio.”

Gli inutili Casini di Pierferdy. Il bello che sa solo galleggiare. L’articolo a firma di Giancarlo Perna:

“Dicono che Pierferdy punti al Quirinale. Non ce lo vedo, ma ci credo. Qualsiasi politico con un pizzico di spina dorsale vorrebbe andare a Palazzo Chigi per gover­nare il Paese e tirarlo fuori dalle pe­ste. Tanto più se, come Casini, oc­cupa la scena da quasi trent’anni: ne aveva 28 quando entrò a Monte­citorio nel 1983, oggi ha i capelli grigi e cinquantasei primavere sul groppone. Invece, il leader Udc è sempre scappato a gambe levate dalle responsabilità di governo. Mai una volta ministro o sottose­gretario, avendone avute mille oc­casioni. Figurarsi, se vuole fare il premier e prendersi la briga di con­frontarsi con i problemi. Casini è in politica con lo stesso spirito di uno che faccia il militare con la ferma intenzione di non an­dare mai in guerra. Il coraggio uno non se lo può dare. Ecco perché, tra il 2001 e il 2006, si pavoneggiò felice alla presidenza della Came­ra, dove amministrava 630 colle­ghi, privilegiati come lui, e non ses­santa milioni di italiani, tra cui ot­to milioni di poveri. Si capisce quindi che voglia trasferirsi al Qui­rinale, altra oasi, in cui nelle situa­zioni più drammatiche- come og­gi- si debbono al massimo prende­re d­ecisioni politiche interne al Pa­lazzo, non quelle che toccano i cit­tadini nella loro pelle. Tuttavia an­che lì- se mai ci finirà-sarebbe l’in­quilino col medagliere più scarso.”

Italia tra i grandi. La Gazzetta dello Sport: “Siamo saliti 5 volte sul podio anche nell’ultimo giorno, come già capitò nel primo. Il bottino olimpico (una medaglia in più rispetto a Pechino) rimpinguato con i bronzi delle farfalle nella ginnastica ritmica, della pallavolo, che ha dedicato il successo a Bovolenta, e di Fontana nella mountain bike.”