Ilva, Primarie Pd, serie A: la rassegna stampa

Pubblicato il 27 Novembre 2012 9:09 | Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2012 9:09

ROMA – Dramma Ilva, 5 mila a casa. La Stampa: “Taranto, Riva blocca l’acciaieria. Badge degli operai disattivati, è sciopero. Monti studia un decreto e convoca per giovedì enti locali e parti sociali. Preoccupazione per gli altri impianti italiani.”

Ilva Taranto, raffica di arresti E l’azienda chiude l’impianto. L’articolo a firma di Guido Ruotolo:

“Taranto è andata a dormire senza sapere come si risveglierà. Se la città sarà invasa dalla collera operaia. O se protesteranno gli autisti dei 150 Tir che ogni giorni varcano i cancelli della più grande acciaieria d’Europa per caricare coils, semilavorati, tubi da portare negli altri stabilimenti del Nord del gruppo o agli acquirenti, e che da ieri sono fermi perché il «prodotto» è sotto sequestro giudiziario, essendo diventato «il corpo del reato». E da ieri sera 5.000 operai sono stati messi in libertà o in ferie forzate. L’azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento e oggi incontrerà di nuovo i sindacati. Ore drammatiche, quelle vissute per tutto il giorno. Gli arresti della notte, gli avvisi di garanzia contro il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante e il direttore dello stabilimento di Taranto, Adolfo Buffo, il sequestro dei prodotti finiti e dei semilavorati, hanno fatto suonare il campanello d’allarme. Dopo quattro mesi in cui si è preso tempo, si è assistito a una guerriglia giudiziaria, a provvedimenti e a ricorsi per tentare di contrastare le decisioni dei giudici. Di annunci di spegnimento dell’area a caldo, di progetti di lavori di risanamento e di nuova Autorizzazione integrata ambientale, Aia, la resa dei conti è arrivata. E alla fine del pomeriggio, incontrando i sindacati Fim, Uilm e Fiom, l’azienda ha annunciato quella che la Cgil di fabbrica ha bollato come «serrata».”

Riva, intercettazione choc “Due casi di tumore in più? Cosa vuoi che sia…”. L’articolo a firma di Guido Ruotolo:

“Parla l’avvocato Perli: «Va un po’ pilotata questa roba della commissione…domani lo chiamo e vedo di parlare anche con lui (si riferisce all’ingegnere Dario Ticali, presidente della commissione istruttoria del ministero dell’Ambiente, ndr). Risponde Fabio Riva: «Mette molto tranquilli anche la lettera Della Porta … rispetto alla pagina venticinque, ventisei di quel matto dell’Assennato (Giorgio, presidente dell’Arpa, ndr)… Due casi di tumore in più all’anno… una minchiata…». Cosa era successo? Che l’Arpa regionale aveva prodotto una relazione tecnica nella quale si affermava che le emissioni di benzoapirene erano «superiori ai limiti di legge», rimarcando peraltro la chiara natura di sostanza cancerogena del suddetto inquinante» e arrivava alle seguenti allarmanti conclusioni: «Tutti i dati finora esposti, indicano concordemente che il contributo emissivo all’origine del superamento del livello (di guardia, ndr) è costituito dai processi produttivi condotti nell’area a caldo… Alle concentrazioni… è associata la stima di circa 2 casi di tumore al polmone nella popolazione del quartiere Tamburi». «Trattasi – commenta il gip evidentemente del dato liquidato da Fabio Riva nella conversazione con l’avvocato Perri».”

Monti studia il decreto Ultima chance per l’Ilva. L’articolo a firma di Roberto Giovannini:

“Di deciso ancora non c’è nulla, ma il governo è assolutamente intenzionato ad evitare la chiusura dell’Ilva di Taranto, e sta valutando quali sono le opzioni praticabili. Ieri mattina, da Venezia, il ministro dell’Ambiente Clini appena diffuse le notizie sulle nuove iniziative giudiziarie, ha detto che «a questo punto una iniziativa del governo è necessaria». Non sono moltissime, in linea teorica, le opzioni praticabili. Ma si fa strada l’idea di seguire l’esempio di quanto fece nel 2008 il governo Berlusconi per tamponare l’emergenza rifiuti in Campania: dichiarare per decreto legge l’area dello stabilimento Ilva e dintorni come «sito di interesse strategico nazionale». Un’intervento davvero «a gamba tesa», che sospenderebbe di botto l’efficacia di una serie di norme di legge.”

Renzi: “Chiarezza sui numeri”. L’articolo a firma di Raffaello Masci:

“«Non è una briciola di problema, è un filoncino» dice Matteo Renzi, a metà pomeriggio, quando le insinuazioni e le repliche si sono succedute sulle agenzie di stampa e hanno messo un po’ di pepe nel dibattito a distanza con il segretario Bersani. E il «filoncino» di problema è sapere esattamente quanti voti ha preso il brillante sindaco di Firenze, dal momento che appena sono usciti i primi dati ufficiosi, sia lui, che il suo comitato elettorale che – infine suo padre, hanno sollevato qualche perplessità sul conteggio. Mai hanno parlato di brogli, mai hanno ipotizzato raggiri, ma che qualche disguido ci potesse essere l’hanno fatto capire da subito e la questione – per l’appunto – più che una briciola è un «filoncino» per dirla con sapidità fiorentina.”

Troppi errori del cervellone. Sbagliato il conteggio perfino nella Rignano del sindaco. L’articolo a firma di Alessandro Barbera:

“Che è successo? Perché i conti si ostinano a non tornare? Dal quartier generale di Matteo Renzi, due passi dal Duomo di Firenze, non si azzardano a lanciare accuse. Non sanno con certezza cosa non abbia funzionato, né ci tengono a sottolinearlo. «In ogni caso andiamo al ballottaggio», dice serafico il sindaco. E però a Via dei Martelli contano e ricontano da domenica sera. Perché mentre il «Viminale» del partito raccoglieva i numeri nei seggi e li faceva trasmettere alle federazioni provinciali, il comitato Renzi aveva dato precise istruzioni ai suoi rappresentanti di lista, presenti in circa 7.500 seggi su 9.200. Ciascuno aveva l’indicazione di spedire cinque sms: tre per registrare l’affluenza (alle 11, alle 16 e alle 20), un quarto doveva contenere i voti di ciascun candidato, il quinto serviva a verificare il totale delle schede scrutinate. I renziani non si spiegano la percentuale di distacco fra il sindaco e il segretario, né le discrepanze fra i numeri rilevati in singoli seggi e i dati elaborati dal cervellone. I conti non tornano ad Asti, Belluno, Bolzano, e poi a Matera, Trieste, per non parlare del paese natale di Renzi, Rignano sull’Arno.”

E adesso, pover’uomo? L’editoriale del Fatto Quotidiano a firma di Marco Travaglio:

“Nonostante gli immani sforzi compiuti per finire in carcere, è molto probabile che Sallusti non ce la faccia. Ce l’ha messa tutta, niente da dire: ci teneva. Pur di andare in galera, aveva persino rifiutato la nostra proposta di rettificare, scusarsi e risarcire il danno in cambio del ritiro della querela da parte del giudice diffamato (che aveva accettato). Ogni giorno intimava ai pm di mandarlo a prendere dai carabinieri senz’ulteriori indugi, e niente servizi sociali o domiciliari: prigione. Nei talk show s’affacciava tutto emaciato, barba lunga e occhiaie, a portata di mano lo zainetto con spazzolino, dentifricio e il necessaire del perfetto galeotto, comprese manette d’ordinanza e pigiama a strisce acquistati in un negozio di Carnevale. Ma qui i colletti bianchi non finiscono dentro neppure se insistono. “Nemmeno se va a bussare al portone di San Vittore”, aveva vaticinato Gerardo D’Ambrosio. Piuttosto, la richiesta della Procura di Milano al giudice di sorveglianza di fargli scontare 16 mesi ai domiciliari in casa Santanchè dimostra inoppugnabilmente il perfido sadismo delle toghe rosse.”

Le richieste a Bersani e le promesse di Vendola. L’articolo a firma di Antonio Massari:

“Nell’estate 2010 il gruppo Riva si giocava tutto. E giocava su tutti i tavoli: minacciava di far saltare il ministro Stefania Prestigiacomo, gongolava per il “regalo” ricevuto da Silvio Berlusconi, scriveva a Pier Luigi Bersani per bloccare il senatore del Pd Roberto della Seta, spingeva sul governatore pugliese Nichi Vendola per “frantumare” il presidente dell’Arpa Puglia Giorgio Assennato, incassando – su quest’ultimo progetto – la complicità della Cisl. E nessuno – a giudicare dagli atti – che osasse contraddirli. Il tutto sotto la regia di Girolamo Archinà , dirigente Ilva per le relazioni istituzionali.

Il regalo di Berlusconi. Il senatore del Pd della Seta si oppone al disegno di legge che agevola l’Ilva sulle emissioni di benzo(a)pirene. Fabio Riva parla con suo padre Emilio e gli dice “Archinà vuole che lui (Emilio) faccia una lettera a Bersani, in merito alla polemica sul benzoapirene (…). Fabio dice che il senatore Della Seta ha detto delle falsità assolute (…) che Berlusconi ha fatto un regalo all’Ilva e aggiunge che la lettera serve per dire a Bersani di non fare il ‘coglione’”.”

Inter, così proprio non va! Brutto k.o a Parma: ora è terza. La Gazzetta dello Sport: “I nerazzurri lenti e senza idee cadono un’altra volta: dopo la vittoria con la Juve sono seguite due sconfitte e un pari col Cagliari. Ottima la prova degli emiliani che salgono a quota 20.” L’articolo a firma di Giusto Ferronato:

“L’Inter non c’è più: Stramaccioni, che succede? Nel giorno che doveva servire per la risalita a -1 dalla Juve, i nerazzurri sono incappati in una sconfitta a Parma per 1-0 che ridimensiona inevitabilmente anche le sperticate lodi ricevute dopo l’impresa dello Juventus Stadium. L’Inter resta a -4 ma si fa raggiungere dalla Fiorentina e superare dal Napoli. Quello che è più grave è che dalla vittoria in casa dei campioni d’Italia sono seguite due sconfitte con Atalanta e Parma oltre al pari casalingo con il Cagliari. Un crollo mentale prima ancora che dovuto a variazioni tattiche generate dal turnover. Lo dimostrano le gambe molli di Guarin che non ha affatto contrastato Nicola Sansone nell’azione del gol degli emiliani: un errore inaccettabile, specie sullo 0-0 di una partita da vincere. Viceversa bisogna fare i complimenti al Parma e a Roberto Donadoni che ha impartito al giovane collega una vera lezione.”

Hamsik trascina il Napoli: azzurri a -2 dalla Juve. Il Corriere dello Sport: “Il tecnico azzurro: Senza Cavani, a Cagliari decide lo slovacco con un gol pesantissimo, il sesto in campionato per il centrocampista. Prima della rete, un palo di Insigne e due legni colpiti dai padroni di casa.” L’articolo a firma di Vladimiro Cotugno:

“L’adagio è vecchio quanto saggio: gli scudetti si vincono contro le piccole. E Mazzarri lo sa e ci pensa, mentre si gode un colpo pesantissimo in trasferta a Cagliari che permette di avvicinarsi a soli due punti da quella vetta che tutta una città sogna in silenzio: pronta a sbuffare se il miracolo messo in piedi dal tecnico toscano qualche volta arranca, pronta a esplodere come nessun’altra nel vederla volare. Ancora una volta, senza il Matador Cavani, è un sigillo di Hamsik, il sesto in questo campionato, a decidere la sfida: in trasferta come in casa, è lo slovacco l’altro fuoriclasse di tutto un popolo che continua a sperare nella grande impresa.”