Immigrazione, sicurezza, fisco, burocrazia: Pd, il ceto medio chiede…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2015 8:45 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2015 8:46
Immigrazione, sicurezza, fisco, burocrazia: Pd, il ceto medio chiede...

Matteo Renzi (LaPresse)

ROMA – Il Pd ha bisogno “di una strategia di ripartenza se resta in piedi quel progetto di partito “pigliatutto” come lo avevano definito i politologi all’indomani del 40% delle europee”, scrive Lina Palmerini sul Sole 24 Ore in un commento sulle elezioni regionali di domenica 31 maggio 2015. Il modello di un

“partito capace di allargare i suoi consensi al centro senza cedere sul fianco sinistro esce incrinato dalle regionali perché certamente ha perso consensi a sinistra e non ne ha riguadagnati tra i moderati ed è rispetto a questo obiettivo che va ricostruita un’agenda sui temi che hanno avuto il prezzo politico più alto per Renzi: crisi economica, immigrazione, questione morale.

“Non si può dire che la campagna elettorale sia stata facile per il leader Pd. I venti gli sono stati contrari. Dalla sentenza della Consulta sulle pensioni, agli sbarchi di immigrati, alla riforma della scuola fino ai candidati impresentabili: i fatti di cronaca gli sono andati addosso e hanno favorito, invece, i due partiti anti-sistema di Salvini e Grillo. La Lega ha preso tutti i voti che poteva dai pensionati e dall’allarme immigrazione e ha approfittato dell’assenza di Forza Italia, la vera avanzata è stata a destra. I 5 Stelle invece hanno tenuto il secondo (e anche il primo) posto tra i partiti in molte Regioni e lo hanno fatto a spese del Pd trovando consensi sui temi della legalità/impresentabili e sulla riforma della scuola visto che già dal 2013 gli insegnanti sono diventati uno dei “granai” del Movimento. Non si può dire che Grillo sia il grande sconfitto visto il radicamento che consolida sui territori.

Il deficit di politica e di strategia è stato del Pd e del Governo. Non hanno convinto le riforme, non si è sentita l’uscita dalla recessione, la ripresa dell’occupazione resta fragile e a macchia di leopardo. È qui il vuoto. Ed è qui che Renzi deve ripartire in vista della sfida vera, quella delle elezioni nazionali, che lo metterà faccia a faccia con gli i populisti e anti-europeisti esattamente come accade negli altri Paesi europei.

È dunque l’agenda di priorità da rimettere in fila, la strategia sull’immigrazione, il tema della sicurezza, il fisco e la pubblica amministrazione. Il premier ha promesso una declinazione riformista ed è su quella che va costruito un consenso nel Paese e in Parlamento cambiando gli slogan usati fin qui forse troppo sbrigativi quando si tratta di questioni cruciali nella vita dei cittadini. Enfatizzare la lotta sull’Italicum e portare a casa la legge elettorale non gli ha portato voti. E questo racconta di un errore nell’ordine di priorità”.