“In Italia gli stranieri rubano perché sono impuniti”, la resa del Gip

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 settembre 2014 10:35 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2014 10:35
"In Italia gli stranieri rubano perché sono impuniti", la resa del Gip

La banda del cronometro

ROMA – La polizia e i carabinieri li hanno presi tutti, esibendo a loro carico prove schiaccianti. Il giudice ne ha ordinato l’arresto e la banda del cronometro, tutti moldavi di etnia romena, è finita in cella al completo. Nessuno però crede che questa sia una vittoria. Anzi, semmai la convinzione è che si tratti di una sconfitta. La sconfitta della giustizia che non funziona nemmeno quando i banditi vengono ammanettati.

Scrive Cristiana Lodi su Libero:

A metterlo per iscritto è proprio il giudice di Udine, Francesco Florit che, sì, ha firmato l’ordinanza, ma al tempo stesso ha alzato le mani prima ancora che le alzassero gli arrestati. E nel provvedimento scrive: «Volete sapere perché questi criminali si fanno migliaia di chilometri e vengono proprio nel nostro Paese a compiere ruberie e altri reati?». Risposta del magistrato: «Perché questi signori sono convinti che qui da noi, se mai ti beccano, fai un patteggiamento e ti rimettono in libertà». Tradotto: sanno che in Italia «la giustizia non è efficiente (…) e il sistema è tale che, dopo poco, si è rimessi in libertà e si può ricominciare come prima. Rispetto a tali condotte, di cui ormai si legge nella cronaca con frequenza allarmante, è necessario adottare la giusta severità, trattandosi di comportamenti gravi e irrispettosi dei diritti altrui».

Parola di gip. Che ha arrestato i criminali ma si sente il vero sconfitto. Prigioniero di una giustizia sulla carta, buona soltanto a generare impunità. Il caso di Udine è emblematico. Lo scenario è quello di cinque banditi, pendolari del crimine che hanno calcolato e studiato tutto. A cominciare dal Codice, fino alla mappa delle rapine da mettere a segno e all’agenzia immobiliare per affittare la casa dove fare base fra un colpo e l’altro. Quattro in cinque giorni, ed è andata bene che non c’è scappato il morto.

L’hanno chiamata la banda del cronometro per la puntualità degli assalti, ognuno della durata massima di quattro minuti prima della fuga. Mihail Portnoi, 21 anni, suo fratello Chiril Portnoi di 23, poi Serghei Mocanu, 24, Dorel Scoarta, 22 e Alexandru Ostrov, 23 sono romeni venuti qui dalla Moldavia. I militari li hanno sopresi e bloccati mercoledì scorso mentre dormivano in spiaggia a Lignano. Reduci da nottate all’insegna della devastazione di vetrine e della razzia a negozi. Il quintetto arriva a Lignano Riviera, in calle Schiller lo scorso 9 settembre. Tre giorni, il tempo di pianificare, e cominciano i colpi. Il primo viene messo a segno la sera del 12. In pieno Friuli doc, i cinque mandano in briciole la grande vetrina di una profumeria di via Nazionale, a Tavagnacco.

Il grande negozio illuminato è a pochi metri dall’hotel Là di Morèt. C’è il via vai di turisti, ma i banditi lavorano veloci e imperturbabili. L’allarme scatta alle 20.44. Alle 20 e 48 arriva la guardia giurata dell’Italpol (in quei minuti è proprio su quel vialone). Ma dei malviventi già non c’è più traccia. Evaporati. Dei profumi e i belletti esposti in vetrina non è rimasto più nulla, svuotati anche gli scaffali dei prodotti più costosi. Bottino: 40mila euro. Il 15 settembre stesso tipo di azione al Vodafone store, in via Puintat, vicino al centro commerciale Terminal Nord. Con un Suv in retromarcia spaccano la vetrina e s’infilano dentro con borse e scatoloni. Prendono tutto quello che c’è. Tra danni e refurtiva, il colpo vale oltre 30mila euro. Il giorno successivo, stesso copione. Assalto al centro commerciale Emisfero di Monfalcone e, in particolare, all’Unieuro da cui spariscono Ipad, Ipod e altri prodotti tecnologici per 50-75mila euro, stando a un primo bilancio.

Quello stesso 16 settembre gli inquirenti guidati dal pm Maria Caterina Pace, imboccano la pista giusta, incrociano i dati portati da alcuni testimoni, mezze targhe e altre coincidenze. I cinque moldavi, insomma, proprio per il loro modo di agire grossolano e distruttivo hanno già attirato l’attenzione delle forze dell’ordine (…) Spuntano prove schiaccianti. Testimonianze che collimano. Filmati che inquadrano i banditi in azione. Ma loro sono tranquilli. Sicuri di farla franca e consapevoli di poter tornare a colpire. Qui da noi è una garanzia. Il giudice lo certifica (…)