Rassegna Stampa

Isis, foreign fighters pronti a tornare in Europa (e in Italia). Blitz in Tunisia

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Isis, foreign fighters pronti a tornare in Europa (e in Italia). Blitz in Tunisia

TUNISI – Retata in Tunisia contro gli jihadisti, il governo tunisino fa sapere di aver “smantellato una rete criminale dedita all’organizzazione di traversate clandestine verso l’Italia”. Un segnale all’Europa, con la quale sono in piedi consistenti progetti di investimenti economici nel Paese? Quel che è certo è che il vecchio continente, Italia compresa, teme il ritorno dei foreign fighters andati a combattere in Siria tra le fila dell’Isis.

Combattenti come quelli arrestati a Teboulba, nella zona di Monastir, che volevano colpire un autobus turistico nella regione. Dal loro passato emerge che hanno militato nel Daesh in Siria e hanno mantenuto contatti con quel che resta dell’organizzazione, spiega Sara Menafra sul Messaggero: 

Per la Tunisia è un incubo che prende forma: il paese più stabile dell’aerea dopo le primavere arabe, l’unico protagonista di una transizione democratica, è anche quello ad aver fornito al fronte delle bandiere nere il maggior numero di jihadisti procapite. Si stima che i tunisini partiti per combattere la «guerra santa» siano circa seimila, che si sommano alle stabili presenze nel paese, a giudicare per non dai numerosi attentati, tra i quali quello della spiaggia di Sousse nel 2015 (trentotto vittime) e al museo del Bardo (venti vittime). Dopo la caduta dell’Isis a Raqqa e la complessiva perdita di territorio, la preoccupazione nel paese, come in Europa, è che i miliziani tornino per spostare qui la militanza del terrore, tanto più che stando alle fonti di intelligence e alle corrispondenze dall’area, l’Isis avrebbe ormai deciso di rendersi sempre più simile ad Al qaeda, abbandonando le pretese di conquista territoriale. (…)  L’instabilità della Libia (…) potrebbe avere dirette conseguenze per la Tunisia. Dalle sue coste continuano a partire le cosiddette barche «fantasma» considerate le più appetibili per criminali e terroristi che vogliano raggiungere l’Europa passando dalle coste italiane, proprio perché le imbarcazioni molto piccole difficilmente vengono rintracciate e, all’arrivo, diventa più semplice nascondersi nella folla. In questo caso non è un problema di numeri: gli arrivi per l’Italia si aggirano attorno ai cento a settimana, molto meno di quanto accadesse con la rotta libica. Ma Viminale e intelligence italiana sono particolarmente preoccupati.

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