Isis, le intercettazioni degli aspiranti martiri: “Reclutati quaranta italiani”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Marzo 2015 9:49 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2015 9:49
Isis, le intercettazioni degli aspiranti martiri: "Reclutati quaranta italiani"

Isis, le intercettazioni degli aspiranti martiri: “Reclutati quaranta italiani”

ROMA – La propaganda che prelude al reclutamento avveniva via Facebook – scrive Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera – attraverso dialoghi come quello intercettato tra il 12 e 13 novembre 2014, quando Elvis Elezi, ventenne albanese trapiantato in provincia di Torino, scriveva: Ti dico, fratello, che lo Stato non è una cosa creata dall’America… sono sincero e sicuro, anzi oggigiorno l’America imprigiona nel caso qualcuno tenti di unirsi al Califfato, e quest’estate di là è stato ucciso anche un mio amico. E se Allah vuole, ha accettato il suo martirio… Ci sono molti albanesi che sono là, e non solo albanesi ma da tutto il mondo: Austria, America, Inghilterra, Italia (40 persone fino ad ora sono italiani), dei Balcani, ceceni e molti molti.

L’articolo di Giovanni Bianconi: L’amico morto, secondo la ricostruzione del giudice che ha arrestato Elvis, era Idajet Balliu, che con la famiglia Elezi aveva un grado di parentela: coinvolto in un attacco in Siria l’estate scorsa. Per la causa dell’Isis e del Califfato: la stessa per la quale, in «naturale prosecuzione ed evoluzione dell’autoaddestramento italiano», è andato a combattere Anas El Abboubi, marocchino arrestato a Brescia nel 2013, scarcerato dal tribunale del Riesame per insufficienza di indizi, partito subito dopo «per arruolarsi nella formazione terroristica Stato islamico». Gli investigatori del Servizio antiterrorismo della polizia di prevenzione hanno registrato alcune conversazioni di Anas, dalla Siria, mentre diceva al padre che non sarebbe più tornato perché «sai dove sono, mica stiamo scherzando qua», e in Italia rischiava «dieci anni di prigione»; il padre cercava di rassicurarlo, ma lui rispondeva sferzante: «Lo chiami modo di vita che un essere umano potrebbe vivere, là? Vivi come loro, come un cane. Maledetti!». I tabulati telefonici hanno registrato diversi contatti di Anas con Elvis e Alban Elezi. Ma l’episodio per cui il magistrato ha mandato in carcere zio e nipote è il tentato reclutamento di Mahmoud Ben Ammar, minorenne di origini tunisine residente nel comasco, che aspettava di compiere 18 anni per andare a combattere la jihad. «Fratello, apro una parentesi per il hur , che tu sei l’unico mio sostegno di cui mi posso fidare», scriveva Mahmoud a Elvis. Per il giudice, «il riferimento all’ hur non appare casuale», poiché secondo la tradizione islamica sarebbe il paradiso con le giovani donne riservato ai martiri. Secondo altri colloqui registrati Elvis sarebbe voluto andare a combattere in Iraq, mentre il minorenne preferiva la «Dawla», termine interpretato come lo Stato islamico in Siria,«e da lì avrebbe raggiunto l’ hur ».
I poliziotti dell’Antiterrorismo hanno intercettato conversazioni tra il giovanissimo Mahmoud e i genitori. Il 22 dicembre scorso il padre era preoccupato: «Tu che vuoi andare al jihad, chi conosci lì? Ti manderanno i principi… quelle persone che stanno dietro una scrivania e predicano, e mandano altri a fare il jihad. Perché non ci va lui?». La madre preferirebbe che il figlio combattesse un’altra guerra: «Quando conquistano la Siria e entrano in Palestina ti mando. È una guerra contro Israele, e non combatti contro gli arabi» (…).