Isis Libia, da Prodi schiaffo a Napolitano: non mi consultò

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 Dicembre 2015 12:39 | Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre 2015 12:39
Isis Libia, da Prodi schiaffo a Napolitano: non mi consultò

Isis Libia, da Prodi schiaffo a Napolitano: non mi consultò

ROMA – Romano Prodi non fa nomi, ma certo è chiaro il riferimento a chi, secondo lui, non usò sufficienti accortezze per evitare di entrare nel conflitto libico post Gheddafi. Proprio quella guerra che ha lasciato il Paese nordafricano senza una leadership e a totale disposizione dell’Isis. Allora, nel 2011, c’era Silvio Berlusconi premier e Giorgio Napolitano presidente della Repubblica. Scrive Libero:

Quando Prodi era inviato per l’Onu alla ricerca di fondi per il Sahel, ricorda come l’unico paese deciso ad arginare gli estremisti islamici era stato addirittura l’Egitto governato dal movimento dei Fratelli musulmani. Nessun’altro Paese si voleva opporre all’intervento promosso dalla Francia di Nicolas Sarkozy e l’Italia si ritrovò in minoranza: “È incomprensibile e incompreso – ha aggiunto Prodi – come l’Italia abbia potuto prendere una decisione di quel tipo”. Prodi lamenta come in quel periodo nessuno provò a chiedergli consiglio: “Mai stato consultato – ha detto – né prima né durante né dopo. Intanto in Siria le bombe russe colpiscono i mercati, case di civili…”, Putin quindi sta sbagliando strategia: “I bombardamenti possono essere uno strumento provvisorio, ma non ricordo una volta in cui siano davvero serviti a porta la pace. E continuo a non capire perché si bombardano le città e non i pozzi e le auto-cisterne”. Eppure basterebbe quello per assestare un colpo importante al Califfato: “L’Isis ha bilanci più floridi di molti Paesi arabi – ha chiarito l’ex premier – La metà di quella ricchezza arriva dal petrolio, il resto da estorsioni, traffico di esseri umani e dall’esercito di un’autorità statale. Poi ci sono i finanziamenti che passano per fondazioni dei paesi dell’area del Golfo Persico”.

“La differenza tra gli attentati a Charlie Hebdo e quelli in diverse zone di Parigi “è enorme, a detta di Prodi. “A Charlie Hebdo si è colpito in modo selettivo, a Parigi sono stati colpiti tutti. E’ il terrorismo che entra nelle case: sono stati colpiti un teatro, i ristoranti, lo stadio, mancava la chiesa e c’era tutto”.  A giudizio del professore bolognese, ora, la reazione “a livello individuale è far finta di niente, dal punto di vista politico – ha aggiunto – si entra in guerra se c’è un’idea, una strategia precisa: ho sempre in mente la Libia e, per questo, dico attenzione“.  Quanto alla politica estera italiana, ha proseguito Prodi, “questa deve essere mediterranea. La politica estera – ha aggiunto – si fa mostrando la robustezza di un Paese, la politica estera è un Paese che risponde: chi agnello si fa – ha concluso – il lupo se lo mangia”.