Ispettori del fisco, tangenti su finte multe: sgominata a Roma la banda del 7%

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Luglio 2014 14:12 | Ultimo aggiornamento: 30 Luglio 2014 14:12
Ispettori del fisco, tangenti su finte multe: sgominata a Roma la banda del 7%

Ispettori del fisco, tangenti su finte multe: sgominata a Roma la banda del 7%

ROMA – Lo chiamavano il “metodo Costantini”, un sistema tutto personale di calcolo, che consentiva di contestare ai ristoratori ricavi non dichiarati e pretendere il pagamento di cifre esorbitanti e non dovute. Poi il verbale poteva essere stoppato, pagando 7mila euro per ogni 100mila di “limatura”.

Scrive Valentina Errante sul Messaggero:

Ieri, 29 luglio, sono finiti in manette in due, entrambi ispettori dell’Agenzia delle entrate, ma l’episodio contestato dal pm romano Mario Palazzi a Giuseppe Costantini e Gian Piero Giliberti, accusati di concussione, falso e truffa ai danni dell’Agenzia delle entrate, è solo «la punta di un iceberg». Secondo la procura, il gip Simonetta D’Alessandro, e i militari del nucleo di polizia Tributaria della Guardia di finanza, guidati da Cosimo Di Gesù, le condotte degli agenti «lasciano trasparire la natura sistemica e collaudata del loro agire illecito». Il giudice fa riferimento a «un’endemica invalicabile tossicità nel sistema dei controlli pubblici». Non sarebbe stato soltanto Marco Pica, il titolare del ristorante “Mezzo” di via di Priscilla che ha denunciato alla Finanza, la vittima dei due ispettori, ma ci sarebbe stato «un modulo già sperimentato in relazione a diversi esercenti commerciali», come scrive il gip nell’ordinanza e come dimostrerebbero intercettazioni telefoniche e ambientali e la documentazione trovata nelle abitazioni degli indagati, relativa anche al ristorante “Capo Boi” di via Arno e al “Parnaso” di piazzale delle Muse. Un’inchiesta ancora all’inizio che vede l’attiva collaborazione dell’Agenzia delle entrate schierata a fianco della procura.

Le verifiche fiscali relative all’anno 2012 si svolgono nel ristorante di via di Priscilla nei primi giorni di giugno scorso. Gli ispettori spiegano che utilizzeranno «il metodo Costantini, basato sul rilevamento del totale della pasta acquistata nell’anno, rapportata ai pasti somministrati» per calcolare gli effettivi ricavi del ristorante e confrontarli con quanto dichiarato. Alla fine, applicando quella che il gip definisce un’inusuale metodologia induttiva calcolano ricavi non dichiarati per un milione 132 mila euro circa. «Tuttavia a fronte delle contestazioni del Pica riducevano l’ammontare del ricavo non dichiarato ad euro 560mila, a loro dire fosse già frutto di un tener conto delle varie circostanze rappresentate». Poi, accorgendosi dello stato di agitazione di Pica, spiegano che «ci sarebbe stato tempo e modo di discutere il verbale, incontrandosi prima della notifica finale prevista per il 24 giugno». Così iniziano le telefonate e gli incontri, anche con il commercialista dell’imprenditore. Al primo appuntamento, davanti al ristorante, Costantini e Gilberti propongono «7/8 mila euro ogni 200 di imponibile» e aggiungono: «per colpa del capo area non possiamo scendere sotto i 140/150 mila euro di maggiori ricavi non dichiarati».

Il secondo incontro avviene in un luogo insolito per una contestazione fiscale: davanti al circolo Canottieri Roma, in quell’occasione la somma da pagare lievita: 7 mila per ogni 100 mila euro da limare. Il 24 giugno Pica si è già rivolto alla Finanza, un maggiore ascolta la telefonata tra il commercialista e Costantini per organizzare lo scambio di denaro. Ma Costantini comincia a sospettare, non è stato avvertito il giorno prima che Pica ha deciso di pagare, l’appuntamento non sarà al ristorante, ma nello studio del commercialista, dove i militari in 40 minuti piazzano le cimici. L’ispettore chiede a Pica di scendere in strada, ma decide di non prendere il denaro e gli fa firmare un verbale di 410mila euro. Il 25 giugno, dopo avere subito una perquisizione, dice al telefono: «Per fortuna che quei soldi non li ho presi».