La ri-costruzione che serve per far partire l’economia

di Giovanni Valentini
Pubblicato il 8 Aprile 2020 13:20 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2020 13:20
La ri-costruzione che serve per far partire l'economia

La ri-costruzione che serve per far partire l’economia (Foto Ansa)

ROMA – Riportiamo l’editoriale di Giovanni Valentini apparso mercoledì 8 aprile sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”.

Se c’è un settore industriale in Italia – e specialmente nel Mezzogiorno – che può essere considerato il “motore” dell’economia nazionale, questo è l’edilizia.

Vale a dire tutto il comparto che comprende le opere pubbliche (palazzi, ospedali, scuole, caserme, carceri, stazioni ferroviarie, aeroporti, strade, ponti e quant’altro) e la costruzione di edifici e abitazioni private. Sappiamo bene che in quest’ultimo campo sono stati compiuti dall’epoca del boom in poi scempi e abusi che hanno consumato il territorio, danneggiando in generale l’ambiente e in particolare il tessuto urbano delle nostre città.

Ma ora, quando sarà superata l’emergenza sanitaria, si potrà aprire per l’edilizia e per il suo indotto – dall’industria elettrica a quella idraulica e all’arredamento – una prospettiva nuova e sostenibile per avviare una ri-costruzione
nazionale e innescare la ripresa economica, alimentando così l’occupazione.

Non a caso la scritta che rappresenta in cinese la parola “crisi” comprende, com’è noto, sia il concetto di pericolo sia quello di opportunità.

Scriviamo ri-costruzione, con il trattino, per evidenziare che non si tratta di scaricare nel prossimo futuro una mega-colata di cemento sul Malpaese; ma piuttosto di rinnovare e ammodernare – oltre ovviamente alle infrastrutture che richiedono una continua manutenzione, ordinaria e straordinaria – anche il nostro patrimonio immobiliare, pubblico e privato. In primo luogo, attraverso la riqualificazione energetica degli edifici in modo da consumare di meno e risparmiare di più; in secondo luogo, per metterli in sicurezza soprattutto sul piano antisismico.

Una ri-costruzione, quindi, all’insegna dell’ecologia e appunto della sostenibilità.

Posto che verosimilmente dopo questa emergenza sanitaria “nulla sarà più come prima”, bisognerà rimodulare le dimensioni e le caratteristiche delle nostre abitazioni, in rapporto alla loro funzionalità, alle esigenze e alle disponibilità economiche di una popolazione che è composta da famiglie generalmente meno numerose di un tempo e che tende statisticamente a invecchiare.

Il dramma delle case di riposo o residenze per anziani, provocato dalla ferocia del contagio virale, conferma poi che occorre uno sforzo di progettazione e di creatività per immaginare magari appartamenti più piccoli e adatti all’assistenza a domicilio, quanto meno per gli autosufficienti; “condomini sociali”, attrezzati e organizzati in modo da ospitare persone sole; strutture residenziali in grado di conciliare la “privacy” individuale e la condivisione di spazi e di servizi comuni.

Va proprio in questa direzione il progetto messo a punto da Legambiente insieme al sindacato degli edili e illustrato recentemente dal vice-presidente dell’associazione, Edoardo Zanchini, per avviare la ristrutturazione energetica di 1,2 milioni di condomini e creare 430mila posti di lavoro. “Migliaia di cantieri diffusi”, più che uno slogan è una ricetta di buon senso. La proposta non richiede altri finanziamenti pubblici: basta ricorrere agli incentivi che già esistono, come l’ecobonus, il sismabonus e il bonus facciate, utilizzandoli in maniera più efficace.

Questi cantieri possono essere aperti in 6-12 mesi: sarebbe già una spinta per far ripartire l’economia rimettendo in moto l’edilizia, un settore per sua natura anticiclico e “labour-intensive”, come si dice in inglese, ad alta intensità di manodopera e fonte di ampia occupazione.

Un investimento di un miliardo di euro in questo campo, secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione nazionale costruttori edili (2016), genera sul sistema economico un ricaduta di 3,5 miliardi come effetti diretti e indiretti,
producendo un incremento complessivo di circa 15mila addetti.

È necessario, perciò, un “Patto fra i ri-costruttori” – imprenditori, sindacati e lavoratori – capace di coinvolgere tutta la filiera del settore, con il suo indotto.

Un’operazione che può partire proprio dalle città, per renderle più moderne e “intelligenti” sul piano strutturale e anche più belle sul piano estetico. Si tratta di un grande investimento sul futuro, il futuro di tutti noi, dei nostri figli e nipoti, che deve puntare a trasformare il “feticcio urbano”, congestionato, nevrotico e inquinato, “da luogo delle paure a una comunità della gioia” come auspica l’ex presidente della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick, nel suo saggio intitolato Elogio della città? Con un problematico punto interrogativo.

Bisognerà coinvolgere naturalmente anche il sistema bancario, per assicurare alle imprese liquidità e risorse da impegnare in questo progetto.

A cominciare dalla concessione dei mutui che andranno erogati, rinegoziati o revisionati in un’ottica diversa rispetto al passato, perché “il virus ci ha tolto il controllo del futuro”, per citare l’incisiva espressione usata in tv dallo scrittore Stefano Massini.

Qualche banca – per esempio, Intesa Sanpaolo – ha offerto subito ai propri clienti la possibilità di sospendere le rate per tre mesi, allungando la scadenza dei contratti; altri istituti, tra cui Unicredit, propongono di farlo online per la sola quota capitale. E un ruolo particolare potranno svolgerlo le banche radicate sul territorio, come la “nuova” Popolare di Bari.

È chiaro tuttavia che, in previsione dell’onda lunga di questa pandemia, sarà opportuno rivedere anche la regolazione dei tassi – fissi o variabili – in modo da adeguarli al mutato scenario planetario.

Sì, probabilmente “nulla sarà più come prima”. Ma dipenderà da noi, da ciascuno di noi e da tutti noi messi insieme, se il futuro sarà migliore o peggiore. Scriveva già nel Cinquecento il poeta portoghese Luis de Camões in una sua celebre poesia:

“Cambiano i tempi, cambiano le volontà, / cambia l’essere nostro, la fiducia; / di mutamento è fatto il mondo intero, / che acquista sempre nuove qualità”.