Italicum, il picchetto di Brunetta: “Non entrate, non votate” ma….

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Maggio 2015 10:47 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2015 10:47
Italicum,  il picchetto di Brunetta: "Non entrate, non votate" ma....

Italicum, il picchetto di Brunetta: “Non entrate, non votate” ma….

ROMA – Un Renato Brunetta nervoso e che fa i picchetti per capire chi è dentro e chi è fuori. E’ il capogruppo di Forza Italia a pochi minuti dal voto che ha cambiato la legge elettorale rendendo definitivo l’Italicum. Ad avere gli occhi puntati su Brunetta, in uno dei momenti più difficili della parabola politica di Forza Italia è stato Fabrizio Roncone per il Corriere della Sera. E lo descrive così:

Sono ore che Brunetta cammina avanti e indietro con il piglio che di solito mette su quando è in difficoltà, con un tremore delle labbra che sembra dire ai cronisti: non capite niente di strategie politiche, è perfettamente inutile starvele a spiegare, comunque per pura compassione vi annuncio che ho «ordinato ai miei di non partecipare al voto conclusivo di questa pessima legge elettorale».

La difficoltà di Brunetta è comprensibile e giustificata. Ha fittiani e verdiniani contro, sono più o meno 35 su 69 deputati. Metà di quello che resta di un partito che fino a qualche anno fa era una sola voce, quella di Berlusconi. Oggi è tutto diverso. Brunetta si sbraccia e in tanti non lo ascoltano. Ancora Roncone:

Qualche verdiniano ha però intenzione di ribellarsi, di restare in Aula e votare. Luca D’Alessandro è uno di questi (poi a D’Alessandro però squilla il cellulare: certi dicono che fosse la voce tremenda di Verdini, effettivamente D’Alessandro scosta il cellulare dall’orecchio, deglutisce, la voce gli starebbe urlando di restare seduto, resta seduto dove vuoi, ma non votare, ché se no, nel partito, esplode l’inferno). Saverio Romano, fittiano, dell’inferno se ne infischia: resta seduto e dichiara che voterà, e voterà contro («Su una legge così sbagliata, io ho il dovere di restare al mio posto e seguire la mia coscienza»).
Interno emiciclo.
Laggiù, Romano e D’Alessandro. Poi Francesco Paolo Sisto («Come presidente della commissione Affari costituzionali non posso certo uscire…»). Brunetta ha capito che tira una brutta aria e s’è messo in piedi, all’inizio delle scalette che portano su agli scranni riservati ai forzisti: una specie di picchetto. In cima, c’è il pattuglione di Ncd, ordinatamente pronto a votare insieme ai deputati di Scelta civica, al Gruppo Misto e all’altra metà dell’Aula, dove siede l’esercito del Pd.
Arriva la notizia che alla buvette s’è presentato Vincenzo De Luca (nel Pd non si fanno mancare niente).

E’ il momento del voto e del risultato. Scontato ma con numeri che evidenziano ancora di più la frattura di Forza Italia. L’immediato post-voto Roncone lo racconta così:

Poi, il risultato: 334 voti a favore, 61 contrari, 4 astenuti.
Tutti i deputati, quelli che erano dentro e quelli che erano fuori, in Transatlantico, tornano insieme, chi rientra e chi riesce, e tutti dichiarano qualcosa, molti sono al cellulare, Luca D’Alessandro – circondato da cronisti e portaborse – grida che «uscire dall’aula per FI è stato un errore enorme!» .
E Renato Brunetta?
Qualcuno ha visto Brunetta?
Un commesso: «Se sta a fa’ intervistà dalle tivù…».
A cinque metri, già si sente la sua voce: «È una vittoria di Pirro! Renzi non ha i numeri per le riforme! Al Senato…».