Iva, operazione recupero sarà versata dagli acquirenti. Valentina Conte, Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 ottobre 2014 8:43 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2014 8:43
Iva, operazione recupero sarà versata dagli acquirenti. Valentina Conte, Repubblica

Iva, operazione recupero sarà versata dagli acquirenti. Valentina Conte, Repubblica

ROMA – “Il governo – scrive Valentina Conte di Repubblica – punta a inasprire la lotta all’evasione fiscale. E recuperare così, già dal 2015, 2-3 miliardi in più dalla montagna di Iva evasa, in media 40 miliardi l’anno. L’idea che piace molto a Palazzo Chigi, quantificata in queste ore dai tecnici dell’Economia, è quella di estendere il meccanismo del reverse charge, oggi assai limitato, che obbliga chi acquista a versare direttamente l’Iva allo Stato senza pagarla al fornitore”.

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E così tappare le falle lungo la filiera dell’imposta più evasa nel Paese, con tutti che scaricano su tutti e nessuno alla fine versa. Tra l’altro stanare l’Iva, vuol dire mettere le mani anche su altra illegalità. Chi evade l’Iva, spesso non paga neanche i contributi, l’Irpef, l’Ires, l’Irap. Contribuendo così a quei 91 miliardi di evasione totale annui certificati dal ministero dell’Economia nel primo rapporto sull’evasione inviato qualche giorno fa al Parlamento.
Il reverse charge è già presente nel nostro ordinamento, sebbene circoscritto a specifiche casistiche, come i subappalti nel settore edilizio. Ma che ora potrebbe essere ampliato a tutto il comparto delle costruzioni e anche a quello dei servizi alle imprese. Con un beneficio stimato in 2-3 miliardi e ottenuto colpendo le operazioni e gli scambi intermedi tra fornitori, con un occhio ai grandi acquirenti. Laddove cioè si stima un’Iva evasa pari a 9,3 miliardi l’anno. Il reverse charge (letteralmente inversione contabile) è solo l’ultimo tassello di una mutata strategia di lotta all’evasione del governo. Che come annunciato anche dal nuovo direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlando, punterà sempre meno su redditometro (disincentiva i consumi) e studi di settore. E guarderà soprattutto ai grandi evasori e al loro “spesometro”, la discrasia tra redditi dichiarati e tenore di vita. Allo studio, anche il passaggio alla fatturazione telematica che obbligherà tutti gli esercenti all’invio automatico al Fisco delle informazioni contenute nelle fatture con l’obiettivo, anche qui, di impedire l’omessa dichiarazione dell’Iva nei casi di vendite e acquisiti in apparenza regolari, perché fatturati o per i quali è stato emesso lo scontrino. E per i quali però l’Iva non viene versata.
La novità dell’ultima ora è però il reverse charge. Una sua applicazione generalizzata a tutte le operazioni commerciali al momento si esclude. Anche perché dovrebbe essere autorizzata dall’Europa (l’Iva è un’imposta comunitaria). Una richiesta analoga da parte della Germania giace inattuata a Bruxelles dal 2006, per l’opposizione di alcuni Stati membri, tra cui l’Italia. Ma il vento sta cambiando e i Paesi hanno tutti bisogno di denari freschi per far ripartire le economie stagnanti. La stessa Ue di recente avrebbe aperto alla possibilità di avviare una fase di sperimentazione, consentendo ai singoli Stati di applicare il regime contabile in alcuni settori particolari al fine di arginare l’evasione.
Se fosse esteso a tutte le operazioni commerciali (al dettaglio e all’ingrosso), il maggior gettito Iva sarebbe pari a 14 miliardi (addirittura 27 miliardi se generalizzato all’intera economia), calcola il Nens, l’associazione fondata dall’ex ministro delle Finanze Visco e da Bersani, in un corposo studio sull’Iva evasa e sui mezzi per contrastarla. Così come lo scontrino telematico sarebbe in grado di recuperare a tassazione l’11% delle cessioni finali di beni o servizi non dichiarate. Dunque una riduzione di evasione pari almeno a un miliardo e mezzo. Il reverse charge renderebbe poi inefficaci, scrive ancora il Nens, le frodi carosello, inutili le false fatturazioni. Azzererebbe le compensazioni via modello F24 (tra crediti e debiti Iva), ridurrebbe drasticamente il numero di contribuenti Iva tenuti ad effettuare versamenti periodici. E riempirebbe le casse dello Stato.