Jobs Act non vale per gli statali. Non tutti nel governo d’accordo con la Madia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Marzo 2015 11:57 | Ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2015 11:57
Jobs Act non vale per gli statali. Non tutti nel governo d'accordo con la Madia

Jobs Act non vale per gli statali. Non tutti nel governo d’accordo con la Madia

ROMA – Marianna Madia, ministro della Pubblica Amministrazione, ha detto che il Jobs Act non si applicherà agli statali. Ma non tutti, nel governo di cui la Madia fa parte, sono d’accordo. Ad esempio Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia. O ancora Pietro Ichino, senatore del Pd. Il malcontento all’interno di una parte della maggioranza è riportato su Repubblica da Luisa Grion.

Grion riporta le due posizioni: Per Zanetti la questione è di sostanza: «Dire che la specificità del pubblico impiego rende opportuno non estendere il Jobs act ai dipendenti pubblici è profondamente sbagliato, oltre che ingiusto nei confronti di chi lavora nel settore privato – spiega il sottosegretario – Semmai è giusto dire che la specificità del pubblico impiego rende opportuni appositi accorgimenti procedurali in una normativa che non può fare figli e figliastri. Di questo dovrebbe occuparsi il ministro Madia». «E’ chiaro – sottolinea – che non deve essere il singolo dirigente a decidere su un licenziamento, ma una Commissione. Ecco mi aspetto che ci si occupi di queste aspetti, ma i principi non si toccano».

Critico verso il messaggio lanciato dalla Madia anche Pietro Ichino. «Poiché il decreto 23, entrato in vigore il 7 marzo scorso, non contiene una norma che escluda il settore pubblico, esso si applica anche al pubblico impiego. È la conseguenza di una norma molto chiara contenuta nel Testo Unico sul pubblico impiego del 2001. In questo senso il governo ha deciso il 24 dicembre e questa scelta è stata confermata il 20 febbraio. Se il ministro Madia intende compiere una scelta diversa, occorrerà che questa si esprima in una modifica della legge-delega sulle p.a.; e se ne dovrà discutere in Parlamento». «Per quanto mi riguarda – puntualizza Ichino – sono invece convinto che sia giusto e necessario applicare le stesse regole nel settore pubblico e in quello privato, anche se ciò non basta certo a risolvere i problemi delle amministrazioni pubbliche: è altrettanto importante che i dirigenti pubblici siano incentivati e motivati a riappropriarsi delle prerogative manageriali e a esercitarle correttamente e incisivamente».