Kyenge-Calderoli, caso Shalabayeva, Matteo Renzi, Kate Middleton: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Luglio 2013 8:35 | Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2013 8:38

La prima pagina de Il Corriere della Sera: “Calderoli razzista, si dimetta.” C’era una volta un bel paese. Editoriale di Ernesto Galli della Loggia:

“La chiusura di un antico negozio di provincia e un incontro per festeggiare la lunga carriera di un uomo di cinema: perché mai un giornale dovrebbe occuparsi di fatti del genere se non nelle cronache minori? È vero, ma forse la condizione di un Paese la si intende meglio proprio dai fatti all’apparenza minori. Dove la realtà appare più vera e colpisce più immediatamente magari perché capita, come in questo caso a chi scrive, di esserle stati in qualche modo vicino.
Entrambi i fatti di cui voglio dire hanno per teatro l’Umbria. A Perugia (una città che conosco bene per averci insegnato a lungo) ha appena chiuso i battenti — per le ragioni solite: un centro storico ormai semideserto, il costo del lavoro troppo alto, un livello qualitativo che ormai è richiesto da un sempre minor numero di clienti — un’antica pasticceria, la pasticceria «Sandri». Come altri negozi del suo genere sparsi qua e là nella Penisola, era stata fondata da un cittadino svizzero subito dopo l’Unità, e, rimasta a tutt’oggi di proprietà di una famiglia d’Oltralpe, ancora esibiva nel grazioso affresco ottocentesco che ornava in alto le sue pareti la croce bianca in campo rosso della Confederazione.
Dal punto di vista dell’arte dolciaria e gastronomica era un luogo di «eccellenze», come si dice oggi. Assai più contava però il suo essere da sempre punto d’incontro e di ritrovo dell’élite cittadina; ma non solo: con il tempo, infatti, «Sandri» era divenuto un luogo di autoriconoscimento dell’intera comunità, un luogo della sua identità.
Più o meno nei medesimi giorni e a poche decine di chilometri — ecco il secondo fatto «minore» di cui dicevo all’inizio — il Festival di Spoleto ha festeggiato Enrico Medioli, uno dei più importanti scrittori del nostro cinema (e poi anche della televisione): sceneggiatore di film memorabili, in specie di Visconti, che restano tra le glorie artistiche di questo Paese: Rocco e i suoi fratelliIl GattopardoLa caduta degli dei. È stato festeggiato con la proiezione di un documentario che ne ha ripercorso la carriera. Nel buio del piccolo teatro rivisse così quella mattina, attraverso alcune immagini delle opere ricordate sopra, attraverso i ricordi intrisi d’intelligenza e d’ironia dello stesso Medioli e di tanti che avevano lavorato con lui, una grande pagina della storia culturale italiana.”

L’intervista di Anna Gandolfi a Roberto Calderoli:

“Ho fatto una premessa al comizio, cioè il mio amore per gli animali. Lì — sbagliando, lo ammetto — ho esplicitato un pensiero: citare l’orango era un giudizio estetico che non voleva essere razzista. Mi lasci spiegare. Io ho una mia forma mentis: quando conosco una persona, faccio paragoni estetici con un animale. Per tutti. Non so. Però è così. Io vedo il presidente Letta un po’ come un airone: le gambe lunghe, zampetta nella palude. Il vicepresidente Alfano? Forse un po’ rana. Il ministro Cancellieri? Mi dà l’idea del San Bernardo, che è pacioso ma sa anche mordere…”

Caso kazako, la Farnesina si difende “Non decidiamo noi le espulsioni”. Articolo di Rinaldo Frignani:

“Il ministro Alfano potrebbe riferire alle Camere giovedì prossimo. Quel giorno avrà già ricevuto dal capo della Polizia, prefetto Alessandro Pansa, i risultati dell’indagine interna al Viminale (Questura e Prefettura di Roma e Dipartimento di Pubblica sicurezza). Non si esclude che un’analoga iniziativa possa scattare al ministero di Giustizia per valutare il comportamento dei magistrati che si occuparono del caso: il giudice di pace al Cie di Ponte Galeria e al tribunale dei minorenni che decise l’affidamento della figlia alla Shalabayeva. Intanto ieri la Questura di Roma ha smentito che la donna abbia subìto maltrattamenti durante il blitz a Casal Palocco. In un memoriale che ha fatto il giro del mondo la moglie di Ablyazov aveva descritto una notte di terrore a Roma — peggiore dell’accoglienza che le è stata poi riservata ad Astana dalle autorità kazake — con agenti che si spacciavano per «mafiosi, vestiti punk, con gli orecchini e i jeans strappati». «Mi hanno chiamata puttana russa, credevo volessero ucciderci e violentare i bambini. Hanno anche picchiato mio cognato», ha scritto la donna.”

Dal Pd a Palazzo Chigi tutti i malumori per la missione di Renzi:

“Il blitz europeo di Matteo Renzi piomba su un governo già piuttosto provato da una lunga serie di problemi, dal caso Kazakistan alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. Il partito democratico si spacca tra filo—lettiani e filo—renziani e molti accreditano un presidente del Consiglio «preoccupato» e «arrabbiato» per le mosse, in progressiva accelerazione, del sindaco di Firenze. È chiaro che avere un aspirante presidente del Consiglio che gli soffia sul collo, dall’Italia e dall’Europa, non può riempire di gioia l’inquilino di Palazzo Chigi. Ma Enrico Letta non ha alcuna voglia di mettersi a polemizzare con Renzi, con le drammatiche emergenze che il Paese vive di questi tempi. E a chi gli chiede conto della strategia renziana, il premier ripete con pazienza lo stesso leitmotiv: «La Merkel mi ha esplicitamente chiesto se riceverlo o no e se la cosa mi avrebbe creato dei problemi. Io le ho detto che non mi avrebbe dato problemi… quindi sono davvero tranquillissimo». Tanta olimpica serenità, i suoi la spiegano con questo ragionamento: «Renzi deve avere paura che Letta cada, perché quando si faranno le primarie per la premiership lui perderà ed Enrico tornerà a Palazzo Chigi». Ma non tutti hanno voglia di mostrarsi tranquilli come il capo del governo. L’ex ministro Beppe Fioroni sfoga su Twitter il suo fastidio per la scalata di Renzi: «Tra tifo, visite e tour il governo Letta non c’è più, ma tranquilli: Enrico è stato informato, tutti vogliono fare tutto, ma prima viene l’Italia». Parole molto polemiche, che servono a rendere il clima.”

La prima pagina de La Repubblica: “Letta: chi ha sbagliato pagherà.”

La Stampa: “”Giovannini: lavoro, più flessibilità.” Finisce l’era del denaro facile. Editoriale di Francesco Guerrera:

“Certe volte, bisogna s e m p l i ce m e n t e ascoltare una vecchia Buick. Quella che passava dalle parti di Wall Street l’altro giorno – marrone fiammante, probabilmente degli Anni 60 – non rombava solo con il motore. Grazie al tetto decappottabile, il vecchio leone della strada ruggiva con il suono metallico di «Final Countdown», la mitica canzone degli Europe. Perché un signore di mezza età americano su una macchina d’autore stesse ascoltando i ritmi duri di un gruppo svedese degli Anni 80, nessuno lo sa. Ma il fatto che la voce stentorea di Joey Tempest cantasse del «conto alla rovescia finale» proprio vicino al tempio del capitalismo americano è un simbolo da non trascurare. Siamo alla fine di un’era nella finanza ed economia mondiale o, quantomeno all’inizio della fine, come direbbe Joey. Il periodo del denaro a go-go, pompato da banche centrali in tre continenti sta per chiudersi e gli equilibri macro-economici che lo hanno accompagnato stanno incrinandosi.”

Dai“bongo bongo”agli omosessuali. Lemille follie del papà del Porcellum. Articolo di Fabio Poletti:

“L’anello di congiunzione tra il celodurismo e le istituzioni, di cui è vicepresidente al Senato, non è nuovo a boutade e rettifiche precipitose. Ma qualche volta Roberto Calderoli, l’ultimo erede di una dinastia di dentisti bergamaschi – «Se ol to dènt al g’ha el careul, te g’he de ’ndà dai Caldeurel», consigliano a chi ha la carie dalle sue parti – esagera sapendo di esagerare. Il 15 marzo 2006 va in televisione con una maglietta in cui irride Maometto. Gli islamici si arrabbiano e danno l’assalto all’ambasciata italiana di Bengasi. Lui si gioca la poltrona di ministro delle Riforme del governo Berlusconi ma non demorde. L’anno dopo irrora di urina di maiale – animale impuro per il Corano – un terreno nella bergamasca dove sarebbe dovuta sorgere una moschea e lancia la campagna del maiale-day contro i luoghi di culto islamici.”

Disastro Spagna, Rajoy sepolto dagli Sms. Scrive Gian Antonio Orighi:

“Il motivo: tre Sms, pubblicati ieri in prima pagina dal conservatore El Mundo, che ha inviato, fra il 2011 e il marzo di quest’anno, all’ex gestore e tesoriere del partito Luis Bárcenas, in galera dal 27 giugno per frode fiscale e riciclaggio di 48 milioni di euro depositati in Svizzera. Il nuovo scoop è la seconda bomba che Bárcenas fa scoppiare contro Rajoy dopo che 8 giorni fa l’ex capo delle finanze del partito popolare aveva rivelato allo stesso giornale di aver pagato bustarelle, frutto di tangenti, da imprenditori che poi ricevevano appalti pubblici. Beneficiario delle mazzette tutto il vertice del partito (meno l’ex premier Aznar), Rajoy compreso. In febbraio il capo dell’esecutivo aveva dichiarato di non aver mai ricevuto un centesimo e che la contabilità segreta e illegale pubblicata dalla stampa a gennaio era falsa. Ma ieri il partito popolare ha riconosciuto che gli Sms sono veri.”

Kate Middleton. Tv e bookmaker puntano sul lieto evento reale. Dal corrispondente Claudio Gallo:

“La piccola folla di giornalisti, specialmente televisivi, che stazione fuori dell’ospedale Saint Mary di Paddington, dove Kate è attesa da un momento all’altro per il parto, si agita inquieta non sapendo più che storie raccontare. Un giornalista canadese intervista persino Union Jack Man, un ex carpentiere un po’ lunatico, quasi ottantenne, che presenzia a tutte le manifestazioni reali dai tempi della regina madre. Si chiama Terry Hutt, ha addobbato la panchina su cui siede con una Union Jack, la stessa che lo avvolge. Scuote la testa e dice: «Nascerà domani». Siamo alla disperazione. Mentre ieri il principe William si è fatto un’altra partita a polo, sembra che la futura madre, la duchessa di Cambridge, sia a casa dei genitori a Bucklebury nella campagna del Berkshire, per ripararsi dal caldo esploso anche in Inghilterra, con punte intorno ai 30 gradi.”

Il Giornale: “Pignorate lo stato.” Il fango pulito dei moralisti. Editoriale di Alessandro Sallusti:

Dunque in Italia si può dire, e riderci so­pra, che un politico è un caimano, una pitonessa, un piccione, non- co­me ha detto ieri Calderoli riferito al ministro Kyenge – un orango. In effetti siamo di fronte a un caso di razzismo, ma non nei confron­ti di un uomo ( o donna), bensì del genere anima­le. Povero orango, che cosa avrà di diverso dal cai­mano o dal pitone da suscitare una rivolta del mondo politico tale da diventare un caso istitu­zionale? Calderoli, che di mestiere fa il vicepresi­dente del Senato, non è nuovo a uscite ardite, ma stiamo calmi. Una battuta è per definizione stupi­da altrimenti sarebbe altro. E allora perché do­vremmo ridere delle cavolate che ogni giorno Grillo spara a ruota libera? E come mai nessuno ha chiesto l’espulsione dal magico mondo della politicadi D’Alema prima e del sobrio Monti poi quando i due ironizzarono sulla statura non alta del ministro Brunetta? La verità è che anche per le battute vale la dop­pia morale. Libere, e più volgari e offensive sono meglio è, nei confronti degli uomini e delle don­ne del centrodestra, vietate se nel mirino finisco­no esponenti del centrosinistra. Che se poi sono di colore apriti cielo. Certo, se la Carfagna fosse stata di sinistra e magari di pelle scura, le minac­ce di morte ricevute nelle ultime ore avrebbero suscitato reazioni e solidarietà ben maggiori di quelle, tiepide e di maniera, ricevute. Ma che vuoi farci, lei è bianca, carina e soprattutto berlu­sconiana, per cui crepi pure e non la metta giù du­ra. La Repubblica ,

organo ufficiale dei moralisti, ieri ci ha offerto una nuova perla dell’ipocrisia al potere. Scrive Piero Colaprico che la macchina del fango del Giornale si è rimessa in moto. Si rife­risce a due recenti articoli. Il primo svelava che la giudice del processo Mediaset-Berlusconi si è di­menticata di scrivere le motivazioni di una sen­tenza, cosa che ha provocato la non carcerazio­ne di uno stupratore seriale. Nel secondo si rac­contava come la categoria dei magistrati che piange sempre miseria sia quella che gode del maggior numero di ferie pagate, ben 51 giorni l’anno.”