“La burocrazia uccide l’arte antica”: Carlo Orsi intervistato da Alain Elkann

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Luglio 2014 13:41 | Ultimo aggiornamento: 28 Luglio 2014 13:41
"La burocrazia uccide l'arte antica": Caro Orsi intervistato da Alain Elkann

Il ritratto di gentiluomo con libro di Pontormo, l’ultima vendita curata dall’antiquario Carlo Orsi

ROMA – “La burocrazia uccide l’arte antica”: Caro Orsi intervistato da Alain Elkann. Insigne antiquario (ha appena curato la vendita del Ritratto di gentiluomo con libro di Pontormo) e presidente dell’associazione di categoria (Aai), Carlo Orsi, mentre si congratula con il ministro Franceschini per il decreto cultura che defiscalizza i contributi privati al restauro di opere pubbliche, denuncia il peso opprimente di burocrazia e leggi obsolete che stanno uccidendo l’arte antica. Intervistato da Alain Elkann per La Stampa, Orsi illustra luci e ombre del commercio di opere antiche nell’epoca del trionfo del moderno e del contemporaneo: oggi più che mai, i collezionisti di opere antiche puntano su “qualità e rarità”.

Ma cosa intende dire con qualità e rarità? «Significa che oggi si vende solo quello che va al di là della decorazione, ovvero ciò che si può identificare come l’opera di un artista importante e raro da trovare sul mercato. Per esempio una magnifica veduta di Guardi è stata venduta da Christie’s a Londra per 8 milioni di sterline e nello stesso momento è stato battuto da Sotheby’s un fondo oro di Giovanni da Rimini proveniente dalla collezione del Duca di Northumberland per più di 5 milioni di sterline».

Oggi chi compra dipinti e sculture antiche? «Poche ma selezionate persone in tutto il mondo, collezionisti molto sofisticati e musei nazionali e internazionali». Lei, come neoeletto presidente dell’Associazione Antiquari Italiani, cosa intende fare? Quali sono i suoi obiettivi? «Mi rivolgo al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, perché il nostro mercato sta morendo, imprigionato da una serie di leggi, obsolete, che impediscono la movimentazione delle opere d’arte italiane verso il mercato estero, che, invece, è l’unica fonte di lavoro per la nostra categoria. In altre parole un’opera che non si può esportare perde immediatamente valore di mercato ed è commercializzabile solo in Italia. Faccio i complimenti al ministro per il decreto cultura che dà ai privati la possibilità di contribuire al restauro di opere pubbliche con una detrazione fiscale, ma lo invito a non dimenticare che la burocrazia ci sta uccidendo. Questa è la priorità del mio mandato».

Non bastano i collezionisti italiani, dunque? «No, ce ne sono di molto importanti, ma non sono sufficienti, perché anche loro penalizzati dalla situazione legislativa di cui ho parlato. Certamente è giusta la tutela delle opere che si ritengono di importanza nazionale, delle quali noi tuttavia abbiamo già un cospicuo patrimonio nei nostri musei. Allo stesso tempo è vero che ci sono diverse opere rappresentative che non dovrebbero essere soggette a tutela e quindi potrebbero circolare liberamente. La semplificazione di questi criteri ci aiuterebbe molto».

Cosa cambierebbe? «Bisogna capire che la nostra realtà non coinvolge solo noi antiquari, ma altre associazioni di categoria, come i mercanti d’arte moderna, i librai antiquari e coloro che sono complementari al nostro mestiere, quali i restauratori, i tappezzieri, i corniciai, gli artigiani che restaurano marmi e così via…». (Alain Elkann, La Stampa)