Portaborse: contratti da colf in Sicilia, anche per Grillo spending review beffa

Pubblicato il 7 gennaio 2014 7:38 | Ultimo aggiornamento: 4 gennaio 2014 15:01
Portaborse: contratti da colf in Sicilia, anche per Grillo spending review beffa

Alice Anselmo, deputato regionale siciliano. Sua l’idea di assumere i portaborse come colf

PALERMO – Portaborse assunti come colf per farsi beffe della spending review: è uno sporco giochetto inventato dalla Assemblea regionale siciliana all’unanimità, inclusi i seguaci del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, per aggirare la legge, che è stato rivelato e merita di prenderne nota, per aumentare la rabbia che provate e proviamo ogni volta che paghiamo le tasse.

Voi pagate, anzi noi paghiamo le tasse e quella gente lì se la ride. Le leggi valgono solo per i cittadini fuori dal perimetro magico dei partiti.

Scopriamo l’ultima porcata nel racconto di due quotidiani, il Fatto e Libero.

Quel che Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza hanno scritto sul Fatto e Alberto Samonà su Libero fa drizzare i capelli:

“il deputato regionale con la colf supera lo stesso ogni frontiera della pur feconda immaginazione amministrativa isolana”.

Nelle ultime due settimane del 2013, in Sicilia, spiegano Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, hanno assunto in fretta e furia un centinaio circa, oltre gli 85 già stabilizzati dai gruppi parlamentari, di “collaboratori domestici”, il cui vero lavoro è e sarà però quello di portaborse:

“Una vera invasione cui non si sono sottratti neanche i grillini, di Beppe Grillo, compiuta approfittando delle maglie lasciate aperte dalla legge sulla revisione di spesa approvata lo scorso 18 dicembre: la norma ha ridotto i compensi per i collaboratori amministrativi ma ha previsto un regime transitorio, fino al 2017, per i contratti in vigore al 31 dicembre 2013”.

“”C’è chi ne ha assunto uno, chi due, dopo essersi preoccupati di rispettare la legalità: i deputati, infatti, non sono né enti né imprese, e per assumere devono attingere alla fantasia più creativa, in questo caso inventando una novazione contrattuale destinata probabilmente a fare scuola tra la casta vincolata alla spending review”.

Ha spiegato al Fatto l’on. Alice Anselmo, dell’Udc:

“Il contratto delle colf è l’unico che prevede la tipologia utilizzabile da una persona fisica, qual è un deputato. Si tratta genericamente di servizi alla persona e all’interno del contratto da colf è prevista anche una categoria di servizi amministrativi. Per questo motivo io e molti altri colleghi abbiamo scelto questa soluzione’’.

“Per un mese di lavoro il portaborse-colf guadagnerà 780 euro al lordo, per la mansione di addetto alla segreteria; migliore il trattamento riservato al secondo portaborse, 1660 euro lorde al mese, sempre per 40 ore settimanali, dal lunedì al sabato. Entrambi i contratti sono a tempo indeterminato”.

Stessa vicenda, altri particolari, su Libero, dove Alberto Samonà racconta allibito:

“Segretari e collaboratori dei deputati regionali siciliani, assunti con contratti di collaboratrice domestica: in pratica, portaborse inquadrati come colf. Non è una battuta di cattivo gusto, ma quanto avviene davvero all’Assemblea regionale siciliana, dove i parlamentari hanno trovato questo insolito escamotage per bypassare le ristrettezze della legge sulla spending review approvata lo scorso 18 dicembre.

La nuova normativa, infatti, oltre a prevedere la riduzione degli stipendi ai deputati da 11.780 a 8.300 euro netti, ha anche disposto che dalla prossima legislatura l’ammontare massimo delle spese per la propria segreteria non possa superare i 60 mila euro.

E dunque, con la nuova legge viene meno la somma di 3.180 euro che ogni deputato incassava per queste voci di spesa. E tuttavia, ecco che in «Zona Cesarini» in soccorso dei parlamentari è arrivata una norma transitoria, che ha previsto la possibilità per i parlamentari regionali di continuare, fino al 2017, ad usufruire della somma, da utilizzare esclusivamente per i portaborse, a patto, però, che questi siano assunti entro il 31 dicembre del 2013.

Da qui, la corsa alle assunzioni e alle regolarizzazioni dei contratti di collaborazione, fatta negli ultimi giorni dell’anno da diversi deputati del parlamento siciliano, pur di non perdere il privilegio e continuare a incassare gli oltre tremila euro mensili. Un deputato, però, essendo persona fisica non avrebbe titolo per fare assunzioni in proprio, poiché solamente le imprese possono assumere, con la sola eccezione dei contratti di colf, tecnicamente definiti «contratti di prestazione di lavoro domestico»: proprio la formula adoperata in Sicilia per non perdere questa possibilità. E così, ecco trovato l’espediente che consente ai parlamentari dell’Ars di mantenere i propri collaboratori di segreteria.

In pratica, quando pareva che con la legge sulla spending review il parlamento siciliano avesse dato un colpo di freno alle ingenti spese degli anni passati, viene fuori l’escamotage per non perdere questo gruzzoletto mensile e non dover pagare di tasca propria i portaborse di turno. Che non si tratti di casi isolati, poi, lo dimostra il fatto che ad usufruire di questa possibilità sono numerosi parlamentari di diversi gruppi politici di tutti gli schieramenti, dal Centrodestra al Centrosinistra, passando per i Cinque Stelle e per gli ex grillini fuoriusciti”.