“La Consulta, il Porcellum e quella ferita da sanare”, Massimo Giannini su Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 gennaio 2014 9:30 | Ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2014 9:30
Il palazzo della Consulta a Roma (Ansa)

Il palazzo della Consulta a Roma (Ansa)

ROMA – “La Consulta, il Porcellum e quella ferita da sanare”, questo il titolo dell’articolo a firma di Massimo Giannini su La Repubblica del 14 gennaio:

Ora è scritta nero su bianco, come una delle pagine nere della Storia politica italiana. La “porcata” di Calderoli, ideata dalla follia berlusconiana per impedire la vittoria elettorale dell’Unione di Prodi, ha determinato una profonda “alterazione del circuito democratico” basato sul principio fondamentale dell’uguaglianza del voto. Le motivazioni della Consulta fanno luce così su una delle notti più buie della Repubblica. Per quasi dieci anni la democrazia italiana è stata stravolta, e i diritti dei cittadini-elettoriespropriati.

Insieme a molti altri disastri politici e istituzionali e ad altrettanti guasti economici e morali, questa è dunque la drammatica eredità che una destra populista e “sfascista” regala al Paese. La Corte costituzionale lo dice con assoluta chiarezza, spiegando le censure di illegittimità che riguardano i due vizi fondamentali di quella legge. L’abnorme premio di maggioranza , che in assenza di una ragionevole soglia minima di voti per competere all’assegnazione del premio stesso ha finito per «determinare un’alterazione del circuito democratico definito dalla Costituzione». Il meccanismo delle liste bloccate, che rimettendo la scelta esclusiva dei candidati ai partiti ha privato «l’elettore di ogni margine di scelta dei propri rappresentanti», e ha ferito «la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione».

Il Porcellum è stato un veleno scientificamente inoculato nelle vene della nazione. Ha intossicato il Parlamento, riempiendolo di “nominati” al servizio delle segreterie. Ha innescato una micidiale crisi di rigetto nella società civile, spingendo moltitudini di elettori a cercare l’antidoto nell’anti-politica. Il dramma è che con questo “mostro” concepito dalla resistibile armata del Cavaliere abbiamo già votato due volte, eleggendo due Parlamenti. È vero che la Consulta si premura di chiarire ora che il principio di «continuità dello Stato» è comunque assicurato, e che la sua pronuncia non inficia le ultime tornate elettorali né delegittima le Camere appena elette (…)