La Grande bellezza, Libero: “Roma applaude la vittoria del film che la sputtana”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 gennaio 2014 16:13 | Ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2014 16:13
La Grande bellezza, Libero: "Roma applaude la vittoria del film che la sputtana"

La Grande bellezza, Libero: “Roma applaude la vittoria del film che la sputtana”

ROMA – Golden globe alla Grande bellezza? “Roma applaude la vittoria del film che la sputtana” scrive Giorgio Carbone su Libero.

Da più di dieci anni non andavamo in finale. Meritatamente. Perché quasi sempre (tranne nel caso di Gomorra osteggiato dai mafiosi americani) i nostri candidati non avevano respiro internazionale. Noi esultiamo. Chiunque ami il cinema (e la meritocrazia) esulta. Esultano anche i terrazzieri romani, quasi Sorrentino fosse una creatura loro (non lo è, se lo fosse non avrebbe fatto Il divo). Domanda: è proprio in caso che i terrazzieri esultino? Perchè il quadro che «La bellezza» dà della capitale all’alba del nuovo secolo, è tetro,miserando, quasi iettatorio. L’ex cuore della Dolce vita, la Hollywood sul Tevere, l’ombelico del mondo è oggi (lo dice Sorrentino, ma è impossibile che se lo sia inventato) un postaccio inivivibile.

Livido, soffocante di giorno, agghiacciante nelle notti (le leggendarie notti romane) popolate di fantasmi. Non è un caso se Sorrentino fa fuggire a gambe levate anche il più romano dei personaggi dello spettacolo, Carlo Verdone. E idem per quello (inventato ma non tanto) di Toni Servillo, l’intellettuale napoletano venuto nella Città Santa mezzo secolo prima, convinto di immergersi nel centro dell’universo. Eppure, i terrazzieri fanno festa. Come i tifosi della Roma ogni volta che i giallorossi sono in cima alla classifica (anche se poi non vincono lo scudetto). Ho provato a capire il perchè di questo assurdo fescennino a entrare nella testa di un terrazziere. Quello che per noi è purtroppo un’eccezione (una vittoria internazionale del nostro cinema) per loro è giusto, logico, naturale, la conferma di una secolare superiorità. Su questo complesso di superiorità ho sbattuto in decine di occasioni ogni volta che si celebrano i Nastri d’argento, i David di Donatello, i premi letterari. Il panorama sopra e sotto il palcoscenico è sempre più squallido. Le opere premiate sonopoche, la gente chepremia di serie B. Pure in quelle sale si parla e ci si comporta come se lì in mezzo ci fossero Fellini o Visconti. Dalle mie parti e non solo, questa si chiama autoreferenzialità. Parla sempre con le stesse persone, frequenta le stesse persone e ti convinci e le convinci che siete sempre i più bravi e i più forti. E se magari arriva qualcuno da fuori (leggi Quentin Tarantino) arriva e osserva che il caput mundi ha perso la capa da vari decenni, tutti a reagire indignati a dire che Tarantino non è nessuno e se è qualcuno lo deve a Sergio Corbucci.

Stop. Lasciatemi scrivere solo di cose belle. Qualche settimana facendo previsioni sui Globe, ho sognato che vinceva Cate Blanchett (per me la migliore del mondo,ma chi è Meryl Streep?) che vincevano Jennifer Lawrence e Amy Adams dopo averle viste rissare nella toilette di American Hustle. Ieri mattina mi sono svegliato e la prime immagini sul computer sono state quelle di Cate, Amy e Jennifer con annessi Globi. Ma che bel risveglio. Con un unico rimpianto. Che nella corsa agli Oscar Amy non potrà non essere sopraffatta da Cate. Questo perchè da sempre, i riconoscimenti per i Golden sono più numerosi degli AcademyAwards. Ai Golden si laureano anche i «televisivi». E i «cinematografici » sono divisi in due categorie (i drammi e le commedie) che permettono una più larga spartizione dei riconoscimenti. Così accade che risultino premiate e contente sia la Blanchett che la Adams (American hustle è considerato commedia). E Leonardo Di Caprio (commedia anche Wolf of Wall Street) e l’emaciato MatthewMc Conaughey di Dallas buyers club, l’odissea antirazzista di Dodici anni schiavo di Steve Mc Queen e lo svagato (?) Wall Street di Scorsese. Per l’Oscar devi per forza mandare a casa qualcuno a mani vuote. Ci andrà dunque la Amy (nonostante nel film di Russell sia una favola); rischia ancora Di Caprio all’ennesima candidatura (ma nella giuriadeve avere qualcuno che gli vuole male). E se fossi in Scorsese non nutrirei molte speranze. Nella borsa valori di Hollywood attualmente sono le azioni di Mc Queen quelle che vanno per la maggiore.