La rivolta nelle Regioni contro la Corte dei Conti. Paolo Griseri, Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 ottobre 2014 9:44 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2014 9:44
La rivolta nelle Regioni contro la Corte dei Conti. Paolo Griseri, Repubblica

La rivolta nelle Regioni contro la Corte dei Conti. Paolo Griseri, Repubblica

ROMA – “É un assedio – scrive Paolo Griseri di Repubblica –  Peggio: Un attacco sistemico. Anzi: Uno scontro istituzionale. Insomma: Il governo Renzi deve prendere in seria considerazione una riorganizzazione del mondo della Corte dei Conti. Roma, 1° agosto, assemblea dei presidenti dei Consigli Regionali Italiani”.

L’articolo completo:

Atmosfera pesante: incombono le indagini sulle fatture fasulle di Rimborsopoli. Lo scandalo si allarga. Le maschere da maiale di Fiorito sono un lontano ricordo. La pubblica indignazione colpisce tutti. Se ne vedono infatti di tutti i colori. Le mutande verdi del leghista piemontese Cota e gli scontrini rossi dell’Emilia Romagna. Tra un ordine del giorno su Gaza e uno sulla cig in deroga, la sostanza della riunione è nel grido di dolore di Palma Costi, presidente del Consiglio Regionale emiliano: «Cari colleghi, dobbiamo rivendicare con orgoglio l’assoluta correttezza di ogni procedimento legislativo della nostra Regione». Contro le contestazioni della magistratura contabile, spiega, «ricorreremo perché siamo una istituzione alla pari che non è possibile calpestare ». Il verbale di quella riunione, che oggi Repubblica rivela e verrà approvato questa mattina, è uno spaccato illuminante, il diario di un consiglio di guerra per resistere agli attacchi dell’opinione pubblica e alle indagini della Corte di Conti. C’è anche, in allegato, una proposta di modifica alla legge attuale, la 213 del 7 dicembre 2012. La legge limita molto le possibilità di spesa dei partiti. Le proposte di modifica dei presidenti dei Consigli regionali «al fine di rendere più chiara e univoca la lettura delle disposizioni», finirebbero per allargare di nuovo i cordoni della borsa.
Se Palma Costi parla di «attacco sistemico», il suo collega della Toscana, il vicepresidente Roberto Benedetti, dice che bisogna «insistere il più possibile nei ricorsi» contro le iniziative della Corte dei Conti. «Gli attacchi — aggiunge Benedetti — continuano e non diminuiscono ».

E addirittura si avanza un nuovo rischio, «quello relativo ai controlli e alle contestazioni per gli anni tra il 2010 e il 2012». Una vera ingiustizia perché «è necessario marcare nettamente che la legge e il decreto fanno partire i controlli dal 2013 e non è possibile tornare indietro». Tutto questo sia detto, naturalmente, «senza voler insabbiare nulla». Clodovaldo Ruffato, presidente del Veneto, «comunica un ulteriore fronte». Dice proprio «fronte», come in battaglia. Sarebbe quello «aperto dai concolo trolli della Corte dei Conti sulle responsabilità contabili derivanti dalla formulazione delle leggi». Insomma, se una legge sbagliata fa spendere più denaro pubblico del necessario, c’è il rischio di dover rimborsare.
E’ evidente che urge correre ai ripari. E’ qui che il coordinatore dei presidenti, l’umbro Eros Brega, «mette in evidenza come il governo Renzi debba prendere in seria considerazione una riorganizzazione del mondo della Corte dei Conti». E ci hanno pensato i segretari generali dei Consigli regionali a preparare le proposte di modifica alla legge in vigore. Qualche aggiustatina, «per chiarezza». Viene distribuita una tabella: accanto agli attuali articoli di legge ci sono le proposte di cambiamento. Se nella legge attuale si afferma che «ogni spesa deve essere espressamente riconducibile all’attività istituzionale del gruppo», la proposta di modifica amplia e parla delle «funzioni istituzionali e politiche affidate al gruppo dalla normativa vigente». Con l’aggiunta delle funzioni «politiche», anche una iniziativa di partito può essere pagata con il denaro pubblico. Analogamente, dove l’attuale legge prevede che il denaro del contribuente possa essere speso «per la promozione istituzionale dell’attività del gruppo consiliare», la proposta di modifica è una specie di enciclopedia. E parla di «spese per la promozione e la divulgazione delle attività e delle iniziative del gruppo anche tramite pubblicazioni, opuscoli, fogli informativi, volantini, manifesti, lettere, gadget promozionali, messaggi di posta elettronica, newsletter, mezzi di comunicazione di massa e ogni altro strumento divulgativo». Più che una norma di legge, un ampio e pietoso velo.
Il fatto è che alcune regioni, come il Piemonte, dove lo scandalo ha colpito prima, hanno semplicemente abolito i rimborsi a piè di lista ai gruppi. Le spese vengono controllate dalla presidenza del Consiglio e si sopravvive abbastanza bene. Questo, in fondo, è il vero perila da evitare. Lo dichiara con candore Marco Vierin, presidente del Consiglio della Valle d’Aosta, un posto dove 128 mila abitanti costano allo Stato la bellezza di 1,3 miliardi di euro all’anno. Vierin «condivide totalmente » gli interventi dei colleghi. E segnala che «la poca chiarezza delle regole sta facendo sì che i gruppi consiliari non spendano più nulla, quasi a dare ragione ai detrattori». Certo, perché se si dimostra che si può fare politica risparmiando sul denaro pubblico, dove andremo a finire?

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