La Santa Maria ritrovata al largo di Haiti, Barry Clifford annuncia la scoperta

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Maggio 2014 12:10 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2014 12:10
santa maria

Ritrovata la Santa Maria (foto dal Messaggero)

ROMA – Al largo delle coste di Haiti, i resti dell’ammiraglia Santa Maria che accompagnò Cristoforo Colombo insieme con le caravelle Pinta e Niña alla ricerca di una nuova via verso le Indie e che si era arenata sulla barriera corallina a Natale del 1492. L’archeologo marino Barry Clifford ha annunciato “la scoperta del secolo” dopo dieci anni di studi e tentativi.

Scrive Deborah Ameri sul Messaggero:

L’ammiraglia, che aveva accompagnato Colombo, con le caravelle Pinta e Niña, alla scoperta di una nuova via verso le Indie, si era arenata sulla barriera corallina la notte di Natale del 1492 con l’esploratore genovese a bordo. Dopo un disperato tentativo di salvarla era stata abbandonata e inghiottita dal mare.

Clifford la cerca da oltre dieci anni. Dal 2003, con i suoi sommozzatori archeologi e sofisticati macchinari, come sonar scanner, metal detector e magnetometri marini, ha scandagliato quattrocento siti lungo le coste di Haiti, il luogo dove, secondo il diario dello stesso Colombo, la nave era affondata e l’esploratore aveva costruito il suo primo fortino. Qui, dopo aver scoperto una nuova terra che credeva le Indie, aveva lasciato parte dei suoi uomini ed era tornato indietro dal re e dalla regina di Aragona per annunciare l’esito dell’impresa.

Studiando il diario e tutti i documenti disponibili Clifford ha ristretto l’aerea di ricerca il più possibile trovando il relitto, senza saperlo, già dieci anni fa. Allora qualcosa era andato storto. I suoi consulenti di storia del XV secolo non avevano riconosciuto la prova principe: il cannone che troneggiava sulla Santa Maria e che era proprio del tipo di quelli usati all’epoca di Colombo. Così l’archeologo era passato oltre, cercando in altre aree. Solo con gli anni, mettendo insieme fotografie scattate dai sommozzatori, misurazioni dello scafo, dati geografici e altre informazioni è arrivato alla conclusione. Quel relitto non poteva che essere la nave di Colombo.

All’inizio del mese Clifford è tornato a immergersi al largo di Haiti recuperando altre prove: «Tutte le indicazioni topografiche e archeologiche che abbiamo raccolto supportano la nostra teoria. Adesso, con l’aiuto del governo di Haiti porteremo a termine uno scavo dettagliato per eliminare ogni dubbio residuo», ha spiegato l’esploratore al quotidiano Independent.
Purtroppo il fantomatico cannone e altri oggetti che avrebbero potuto aiutare gli archeologi, sono stati rubati dai cacciatori di tesori sottomarini. Ma le prove sono tante. Il forte di Colombo, La Navidad, è vicino al luogo del ritrovamento. La nave è incagliata nella barriera corallina, responsabile dell’affondamento, e le correnti corrispondono a quelle che hanno causato l’incidente. L’impronta del vascello è della stessa misura della Santa Maria e alcune pietre ritrovate nel relitto risalgono proprio alla regione della Spagna dove la nave era stata costruita.

«Per me è come aver conquistato l’Everest dei relitti – ha dichiarato Clifford alla Cnn – Questa è la prima prova archeologica della scoperta dell’America da parte di Colombo. Adesso dobbiamo iniziare gli scavi. Se il legno si è preservato bene sarà possibile portare alla luce i resti, restaurarli e metterli in mostra permanente in un museo di Haiti. Sono convinto che il vascello potrà trasformare il turismo del Paese».

Un altro esperto archeologo marittimo, Charles Beeker, professore all’Indiana university, ha partecipato alle spedizioni di Clifford e conferma: «Le prove raccolte sono innegabili. Ma per un’identificazione certa serviranno gli scavi».
La comunità archeologica è in fibrillazione per quella che viene già definita una scoperta sensazionale. Del resto Clifford ha credibilità da vendere. Da 40 anni esplora i fondali oceanici ed è stato lui a scoprire, nel 1984, il galeone Whydah, il primo relitto di una nave pirata mai portato alla luce, che ha aiutato lo studio sullapirateria dell’inizio del XVIII secolo.