Laura Boldrini, il Giornale: “Sogna a occhi aperti ma ha già deluso pure i suoi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 gennaio 2014 11:41 | Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2014 11:41
"Boldrini sogna a occhi aperti ma ha già deluso pure i suoi"

“Boldrini sogna a occhi aperti ma ha già deluso pure i suoi”

ROMA – Laura Boldrini sogna, “sogna a occhi aperti” scrive il Giornale ma “ha già deluso pure i suoi”. “La presidente della Camera – secondo Andrea Cuomo del Giornale – non ha saputo gestire la guerriglia grillina in aula A suo agio nel ruolo di prima donna, ora la leadership di Sel non le basta più”.

L’articolo sul Giornale:

Per essere una da sempre dalla parte degli ultimi, fare la prima dei primi sta piacendo assai a Laura Bol­drini, di professione presiden­te della Camera. Solo che sede­re sulla poltrona che fu di San­dro Pertini e Nilde Iotti (va be­ne, anche di Pierferdy Casini e Gianfranco Fini) non è un pran­zo di gala. Non basta indossare sorrisi e tailleur e aver sempre sotto mano il prontuario del buon sa­maritano. Tra incertezze, gaffe e inespe­rienza la terza carica dello Stato era fini­ta in un cono d’ombra inac­cettabile per chi, dopo decenni dedicati ai ri­fugiati politici, ha trovato rifu­gio nella politica e non ha alcu­na voglia di fare il percorso op­posto. Così eccola inventarsi il ruolo di paladina degli ultimi della politica. Una parte peral­tro le sarebbe stata richiesta da Nichi Vendola: «Cara Laura, ti ho fatto eleggere a Montecito­rio e sei pure diventata presi­dente dell’aula. Che cosa aspet­ti a fare qualcosa per Sel?», le avrebbe chiesto il governatore della Puglia.
Detto fatto. La numero uno di Montecitorio qualche giorno fa si è scagliata contro il progetto della nuova legge elettorale grif­fata Pd+Fi: «Il pluralismo è un segno di democrazia. Quando l’offerta politica si restringe a due o tre partiti la conseguenza è che una bella fetta della popo­lazione non si iden­tifica più nel­la politica e preferisce non vota­re ». Un’arringa in difesa delle minoranze a palazzo che si spie­ga con il terrore dei «sellini» di restar fuori da Montecitorio al prossimo giro in caso di soglie di sbarramento troppo alte.
Ma la decisione,anzi l’indeci­sione più grave la Boldrini l’ha dovuta prendere nelle ultime ore. Ieri, come raccontiamo in altra parte del giornale,ha atte­so l’ultimo momento per fare ri­corso alla «ghigliottina» contro l’ostruzionismo grillino che ri­schiava di far saltare il decreto Bankitalia-Imu, una faccen­duola che per gli Italiani aveva il cartellino del prezzo da due miliardi e passa. Ma che volete: la Boldrini proprio non ci stava a passare alla storia come la pri­ma presidente antidemocrati­ca di Montecitorio, proprio lei che è la fatina buona dei palaz­zi. Così si fino a ieri sera si era ri­fiutata anche solo di minaccia­re l’uso della forza, ciò che a suoi predecessori era bastato e avanzato per zittire le opposi­zioni. Del resto al personaggio si addice la rampogna, il fervori­no, la querula punturina; non la voce grossa, che sciupa pure la messa in piega. Così ha atteso i tempi supplementari, scon­tentando tutti: i grillini comun­que costretti a battere in ritira­ta. E il governo, rimasto con il fiato in sospeso fino all’ultimo.
Laura sogna in grande (la pre­sidenza di Sel? Addirittura il Quirinale?) ma alla Camera sembra proprio non sopportar­la nessuno. In molti, compresi tanti che a marzo la votarono per lo scranno più alto di Monte­citorio, la descrivono come ina­deguata, perennemente incer­ta, incapace di padroneggiare l’aula o anche solo il regolamen­to. E pazienza se ad avercela con lei sono gli onorevoli colle­ghi del M5S, che lei tratta sem­pre con la sufficienza di una ma­estrina. A pentirsi di averla piaz­zata su quel trespolo sono an­che quelli del Pd, che pure salu­tarono il suo avvento come mo­mento epocale. Macché. «È la mediocrità al potere», sussurra un deputato dem. «Ci sono mo­menti in cui anche i suoi sono di­sperati », soffia un altro. E come sempre in questi casi anche epi­sod­i altrimenti trascurabili ven­gono portati sul banco dell’ac­cusa. Come quando fece sbelli­care tutto l’arco parlamentare inventandosi il referendum via Facebook sul nome del suo gatti­no.
O quando decise di copiare al deputato di Pd Roberto Gia­chetti l’idea di mettere in retele videopillole da Montecitorio, brevi resoconti sull’attività par­lamentare da lei interpretate con commovente goffaggine.