Laura Boldrini, Libero: “130mila euro per twittare”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 febbraio 2014 11:57 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2014 11:57
Laura Boldrini, Libero: "130mila euro per twittare"

Laura Boldrini, Libero: “130mila euro per twittare”

ROMA – Tutti i conti di Laura Boldrini, scrive Libero che denuncia: 130mila euro per twittare. L’articolo di Fosca Bincher:

Il presidente della Camera è pronta a spendere circa 130 mila euro l’anno per imparare a cinguettare come un vero usignuolo. Al collegio dei Questori è arrivata infatti la delibera per gli investimenti sui social media che ha chiesto Anna Masera, il nuovo capo ufficio stampa della Camera fortemente voluto dalla stessa Boldrini. Ci sono due nuovi innesti nell’ufficio stampa, specializzati in social network, da twitter a facebook e you tube. A Stefano Bruno verrà affidato l’incarico di web editor per il periodo 1 febbario-31 dicembre 2014 (ma le date saranno da rivedere perché ormai il progetto è slittato) «per un onere omnicomprensivo massimo di euro 33 mila, ritenuto congruo». A Michele Bertelli, freelance che ha lavorato sia a Repubblica che a Mediaset (più bipartisan di così non si potrebbe), oltre che a Left, sarà dato l’incarico di «video editor maker» per il periodo 1 febbraio 2014-31 dicembre 2014 «per un onere omnicomprensivo massimo di euro 22 mila, ritenuto congruo», e utilizzando risorse extra che ha chiesto la Masera per realizzare il suo piano di comunicazione.

La sorpresa è la terza scelta: non un collaboratore, ma una società, la Hagakure srl di Marco Massarotto che avrà il compito di «moinitorare e aggiornare» i social network legati alla Camera. In questo caso il contratto è più breve (1 febbraio31 agosto 2014) anche per aggirare gli obblighi di gara ad evidenza pubblica che una istituzione come la Camera avrebbe. Il compenso è di 49 mila euro, anche qui «ritenuto congruo» e fuori bilancio tradizionale. Massarotto è uno che la sa lunga sui social media, e con la sua società ha già servito sia importanti clienti privati (Bulgari, Fiat, Lancia, Ikea, Illy, Edison, Nokia, Tele- com Italia e Zonin fra i tanti) che pubblici (Aci Milano e Comune di Milano). La competenza c’è, lascia invece qualche perplessità la missione assegnata. A parte quella di una generica «consulenza strategica» e la «formazione», alla Hagakure verrebbero assegnati due compiti assai delicati: la «gestione e segnalazione/blocco degli account che attuano comportamenti online non conformi alla social media policy istituzionale» e la «moderazione/cancellazione di commenti non conformi alla social media policy istituzionale». Siccome la Boldrini ha iniziato il suo approccio ai social media con una operazione di polizia per pizzicare chi faceva fotomontaggi o postava messaggi non graditi al presidente della Camera, il ruolo della Hagakure suscita più di una perplessità all’interno del Palazzo e ancora di più all’inter – no del collegio dei Questori, dove il piano della Masera rischia di arenarsi. L’idea di affidare a un esterno il compito di poliziotto del web, oltretutto senza gara, fa arricciare il naso a non pochi membri dell’uffi – cio di presidenza della Camera.

Come anche l’ipotesi stessa di caricare di nuovi costi un ufficio stampa che ha già dimensioni che poche multinazionali potrebbero permettersi. Complessivamente sono inquadrati in 33 (ultima arrivata la Masera), senza contare lo staff giornalistico del presidente della Camera (altri 3). Di questi 5 sono contratti a tem- po determinato con giornalisti professionisti. Ventiquattro sono invece dipendenti della Camera dei deputati assegnati storicamente all’ufficio. Fra questi uno è consigliere parlamentare, 6 sono documentaristi, 12 sono segretari parlamentari e 5 assistenti parlamentari. Da tempo si sono ag- giunti altri tre contratti a tempo determinato per lo sviluppo satellitare che sono validi per tutto il 2014 e per parte del 2015 con costi che oscillano fra 30 e 50 mila euro l’anno. Un esercito, che in periodo di spending review è davvero difficile giustificare e ovviamente irrobustire. Tanto più che molte funzioni proprie dell’ufficio stampa (a iniziare dalle rassegne stampa, web e video) sono state esternalizzate con regolari gare.