Lavoro: Inps, Istat… basta lotteria dei numeri. Walter Passerini su La Stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Maggio 2015 12:08 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2015 12:09
Lavoro: Inps, Istat... basta lotteria dei numeri. Walter Passerini su La Stampa

Lavoro: Inps, Istat… basta lotteria dei numeri. Walter Passerini su La Stampa

ROMA – Walter Passerini ha scritto su La Stampa un articolo dal titolo “Lavoro, smettiamola di dare i numeri“. L’articolo è stato pubblicato sul blog “Lavori in corso“. Passerini prende spunto dagli ultimi dati diffusi dall’Inps, che parlavano di 268mila contratti in più negli ultimi tre mesi, di cui 206mila a tempo indeterminato. Numeri che, sostiene Passerini, sono in contrasto con quanto detto dall’Istat e dal Ministero del Lavoro. Ecco l’articolo:

Oggi i dati dell’Inps riaccendono i fari sulle notizie e sulle fonti che mensilmente ci accompagnano sulle montagne russe. E’ indubbio che i dati Inps segnalino un fenomeno positivo: le attivazioni di nuovi contratti di lavoro superano di 319mila unità le cessazioni per licenziamenti o dimissioni. E’ anche indubbio che 470mila assunzioni a tempo indeterminato nei primi tre mesi dell’anno segnalino una quota crescente di maggiore stabilità. Così come è indubbio che circa 270mila contratti siano esplicitamente dovuti agli sgravi previsti dalla legge di Stabilità e non ancora dal Job act.

Le fonti. Ma se i dati segnalano movimento, altrettanto movimentato appare il panorama delle fonti statistiche, che in molti casi si contraddicono tra di loro. Le fonti principali sono tre: le Comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro, l’Istat con la sua indagine campionaria e l’Inps che il 10 di ogni mese ci fa conoscere i suoi dati. Le fonti utilizzano inoltre campioni diversi (v. Istat con la sua indagine campionaria): l’Inps tratta solo dei rapporti di lavoro dipendente (compresi contratti a chiamata e in somministrazione), le Comunicazioni del Ministero comprendono anche i parasubordinati (collaboratori), ma anche “altro” (contratti di inserimento lavorativo; contratto di agenzia a tempo determinato e indeterminato; contratto intermittente a tempo determinato e indeterminato; lavoro autonomo nello spettacolo). L’Inps segnala che dai suoi dati mancano i pubblici dipendenti, i lavoratori domestici e gli operai agricoli. Insomma, uno tsunami di dati che permette a ciascuno di avere le sue ragioni e a quasi tutti di non capire ciò di cui stiamo parlando.

Proposta. Per avere segnali più fondati sui trend bisogna ragionare su dati che monitorano i fenomeni per almeno sei mesi. Per avere maggiore trasparenza sull’informazione, è necessario che vi siano forse meno fonti o almeno un loro coordinamento, non per censurare numeri che dispiacciono, ma per aiutare i cittadini a capire come sta andando davvero l’occupazione, che è la prima preoccupazione degli italiani.