Lazio, ticket fantasma: cittadini evasori. Ma in realtà…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Novembre 2015 10:52 | Ultimo aggiornamento: 13 Novembre 2015 10:53
Lazio, ticket fantasma: cittadini evasori. Ma in realtà...

Lazio, ticket fantasma: cittadini evasori. Ma in realtà… (foto di repertorio Lapresse)

ROMA – L’hanno già ribattezzata la “truffa dei ticket“. Siamo nel mondo della Sanità laziale, e alcuni conti nei rimborsi ai cittadini non tornano. Perché sono gli stessi cittadini a denunciare presso la Regione Lazio di essere stati accreditati come esenti da ticket quando non lo sono. Ma i soldi finivano nelle tasche di qualcun altro. E dall’inchiesta, di cui parla Carlo Picozza su Repubblica, emerge un vero e proprio “sistema”fatto da imprenditori sanitari e “operatori infedeli dei Cup”, i centri pubblici di prenotazione. Solo che i cittadini, che agli occhi della legge erano evasori, ricevevano cartelle esattoriali e quindi si rendevano conto che qualcosa non andava.

Picozza spiega il meccanismo: il cittadino paga di tasca propria una visita o un esame. Per la stessa prestazione, il più delle volte maggiorata e accompagnata da altre mai eseguite, il Servizio sanitario regionale rimborsa per la seconda volta i privati truffaldini che ottengono introiti fino a dieci volte più alti.

E ancora: Riscosso il ticket, l’addetto intasca la somma e storna la fattura. Poi attribuisce al cittadino ignaro lo status di “ticket free”, esente per reddito. Sotto osservazione è finito l’operato di una quindicina dei 2mila addetti. Dalla ricognizione amministrativa emerge un’altra fattispecie ancora più fraudolenta: l’assistito bussa alla porta di una clinica, ambulatorio o laboratorio convenzionato e questo “carica” sul rendiconto da presentare alla Asl altre prestazioni inesistenti oltre a quella davvero eseguita, attribuendo al cittadino inconsapevole un’esenzione fittizia dal ticket.

Come? Appone sulla certificazione il codice E0 che, accompagnato da un numero, da 1 a 4, indica le varie categorie esentate per reddito. E un altro migliaio di casi è finito così sotto esame. Grazie ai cittadini. Infuriati, con in pugno l’avviso di pagamento del ticket già versato, si presentano agli sportelli della Regione fornendo, con indicazioni preziose, la documentazione che accredita la loro buona fede, fa emergere la truffa e tremare i polsi di tanti privati accreditati. Infine, in crescendo, ecco gli imprenditori della sanità in convenzione che, di fronte al cittadino davvero esentato dal ticket, per reddito o patologia, aggiungono a piene mani codici di prestazioni mai eseguite nel conto da presentare per il rimborso.

Risultato: la Regione avrebbe perso circa 100 milioni di euro di mancato gettito. Dei 328 mila casi sospetti, sono il 25mila casi finora la Regione ha recuperato i soldi dei mancati versamenti. E solo perché questi cittadini si sono presentati spontaneamente presso gli sportelli.