Le radici politiche del presidente. Umberto Gentiloni, La Stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 febbraio 2015 13:32 | Ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2015 13:32
Le radici politiche del presidente. Umberto Gentiloni, La Stampa

Le radici politiche del presidente. Umberto Gentiloni, La Stampa

ROMA – “Le radici politiche del presidente” è il titolo dell’editoriale di Umberto Gentiloni dopo l’elezione di Sergio Mattarella come presidente della Repubblica.

L’articolo di Gentiloni: L’equazione che va per la maggiore tra il profilo di Sergio Mattarella e il ritorno dello scudocrociato al vertice delle istituzioni è meno scontata e univoca di quanto potrebbe apparire a un primo sguardo. La biografia del dodicesimo Presidente merita approfondimenti e richiami che in queste ore rischiano di passare in secondo piano. Troppo facile riferirsi alla traiettoria della Dc e alla sua centralità nella storia della Repubblica. Il Presidente appena eletto tiene insieme almeno due ambiti tra loro distinti. Il padre Bernardo ha partecipato ai lavori dell’Assemblea costituente e ha ricoperto più volte la carica di sottosegretario e ministro in diversi esecutivi a guida democristiana; il figlio Piersanti segue con successo il solco del tracciato familiare. Fino al tragico assassinio del fratello, il 6 gennaio 1980, Sergio Mattarella si dedica allo studio laureandosi in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma (nel 1964) con una tesi sulla funzione dell’indirizzo politico, per poi imboccare la strada della libera professione di avvocato e della carriera accademica privilegiando gli ambiti del diritto costituzionale e parlamentare. Non si tratta di una puntigliosa differenziazione cronologica, i tempi definiscono un contesto radicalmente diverso da quello della Dc delle origini. Sergio Mattarella viene eletto deputato per la prima volta nel 1983, quando il partito che lo candida perde 5 punti in percentuale: il segno di un crollo inarrestabile che si snoda per un lungo decennio. La Dc è in crisi, la parabola del declino non ammette repliche (…) E’ il rovesciamento dei paradigmi precedenti, quelli dell’unità politica dei cattolici, prima nel tentativo di sostenere il partito popolare di Mino Martinazzoli e poi nella dinamica di un bipolarismo incerto e pervasivo. La scelta di un gruppo intellettuale, figure di confine in contrasto con il verso della corrente che spinge verso un nuovismo dai contorni a dir poco indefiniti. Figure preziose, in parte accomunate dai trascorsi comuni nella Lega democratica che dal 1975 si muove nei settori del mondo cattolico contrari all’abrogazione della legge sul divorzio. Sono Beniamino Andreatta, Pietro Scoppola, Leopoldo Elia a mettersi in gioco in quel campo di forze che si muove dopo il crollo del vecchio sistema politico. Mattarella è parte di questa storia, del cammino di una generazione che partendo dalla stella polare della Costituzione del 1948 e dalle sfide del Concilio Vaticano II tenta di misurarsi in uno scenario nuovo e imprevedibile. Lo stesso bagaglio, i linguaggi, le letture di riferimento del cattolicesimo democratico vengono trasformati e superati dal contatto con il nuovo mondo (…)