Legge di stabilità, sciopero generale e scontri, Pdl, Gaza: la rassegna stampa

Pubblicato il 15 Novembre 2012 8:56 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2012 8:56

ROMA – La rassegna stampa di Blitz Quotidiano del 15 novembre 2012. Legge di stabilità, sciopero generale e scontri, Pdl e Gaza.

Crisi, la rabbia in piazza. La Repubblica: “Duri scontri tra giovani e la polizia”. Due violenze sbagliate. Editoriale di Massimo Giannini:

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“Dopo mesi di scontri e di manifestazioni in Grecia, in Portogallo, in Spagna, era ovvio che l’onda della protesta tornasse a sommergere anche l’Italia. A meno che non si pensi (o non si voglia) che l’immagine simbolo dei ragazzi italiani di oggi sia solo quella dei 50mila spensierati teenager accorsi sabato scorso al flash-mob di Piazza del Popolo, per ballare sulle note di un rapper coreano. Quello che non è affatto giusto è che la rabbia di una generazione, derubata del futuro da una stagione di sacrifici che non promettono il riscatto ma producono solo altri sacrifici, sfoci in una violenza altrettanto cieca e fine a se stessa. Ci saranno sicuramente «infiltrati», e forse non solo italiani dei centri sociali più pericolosi. Ma quei manifestanti con caschi e passamontagna che lanciano pietre sui poliziotti, sfasciano vetrine e assaltano banche, ci riportano ai giorni di sangue del G8 di Genova, che non vorremmo più vedere. E ci saranno probabilmente «saldature», tra le aree della sinistra radicale e le frange della destra estrema. Ma i cori che inneggiano a Saddam Hussein o gli slogan contro gli ebrei ci precipitano nell’incubo di un’«Alba Dorata» tricolore che non vorremmo mai vivere”.

L’Europa soffocata dal rigore così le manovre hanno ridotto il Pil. Inchiesta di Maurizio Ricci:

“Proteste nelle strade, manifestazioni, scioperi, scontri con le forze dell’ordine in un po’ tutte le capitali europee: da Bruxelles a Lisbona, da Roma a Madrid, ad Atene, a Berlino. La giornata di mobilitazione indetta dalla Confederazione europea dei sindacati ha lasciato il segno nelle piazze e nei palazzi della politica. Per gli economisti le proteste sono soprattutto la prova che una politica indiscriminata di tagli e rincari choc, anziché diffondere fiducia, si traduce in un boomerang: la stretta a tasse e spese pubbliche produce minore crescita, la minore crescita meno tasse, il deficit di bilancio si aggrava e il giro ricomincia. Negli ultimi due anni, la Grecia che si avvitava nella crisi è stato l’esempio estremo, ma anche più trasparente del circolo vizioso dell’austerità ad ogni costo. Nel 2010, nel disegnare il percorso di risanamento della finanza pubblica greca, l’Fmi prevedeva che, nel 2011, il deficit di bilancio sarebbe arrivato al 7,3% del prodotto interno lordo, per scendere al 6,2 nel 2012”.

Terremoto Pdl, la paura dei colonnelli “Silvio vuole lanciare la figlia Marina”. Scrive Carmelo Lopapa:

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“Rullano i tamburi elettorali e il Pdl precipita nel caos. Primarie impallinate dallo spettro della crisi politica, una decina di deputati in fuga verso il centro, Berlusconi che scalda i motori e nuovi “barbari” alla Samorì intenti a scalare il partito.
Con il Cavaliere pronto a staccare la spina al governo e a innescare il voto anticipato, le consultazioni interne sognate da Angelino Alfano rischiano di naufragare prima di salpare. L’ex premier è apparso «motivatissimo» sulle ragioni di un’eventuale crisi e pronto a giocare la partita comunque in prima persona, durante il “gabinetto di guerra” a Palazzo Grazioli con Verdini, Letta e lo stesso Alfano. Tutto è in bilico, al punto da aver indotto Berlusconi a rinunciare all’invito di Vespa per domani sera. E in queste stesse ore, sui capannelli pidiellini in Transatlantico è tornato ad aleggiare con insistenza il fattore “M”, destinato a destabilizzare ancor più il quartier generale di via dell’Umiltà. Il tam-tam rimbalza da giorni, non a caso dopo l’ultimo fine settimana”.

Lite sul voto, rischi di crisi. Il Corriere della Sera: “Alfano: si anticipino le politiche. Bersani: decide il Quirinale”. Il logorio dei tecnici. Editoriale di Dario Di Vico:

“L’impressione è che ci stiamo dirigendo verso una sospensione dell’azione di governo, eppure lo spazio (cinque mesi) che ci separa dalle urne equivale quasi a metà del tempo fin qui trascorso a Palazzo Chigi da Mario Monti. Il rischio è che la sacrosanta competizione tra i partiti e il battage sulla scelta dei candidati monopolizzi il discorso pubblico e si finisca per dare per scontato che il Parlamento non debba più lavorare. Senza voler sottovalutare le discontinuità introdotte dal governo dei tecnici è però evidente a tutti che il Paese non è guarito dalle sue malattie. Il debito pubblico è arrivato a quota 1.995, a soli cinque miliardi dalla soglia psicologica dei 2 mila miliardi. Lospread, che testimonia il giudizio dei mercati, continua a veleggiare attorno a quota 360. La disoccupazione ha fatto segnare il record e purtroppo la tendenza è tutt’altro che invertita. Il sistema delle imprese è in grave sofferenza, perché se è vero che chi ha trovato la via dell’export sta ottenendo risultati positivi, il mercato interno è quasi totalmente fermo. Le nostre città stanno lentamente cambiando volto e i segni della depressione dell’economia cominciano ad essere visibili nelle zone industriali e nelle vie dei centri storici”.

Popoli contro tecnici. Il Fatto Quotidiano: “L’altra Europa si rivolta”. Bersani, rispondeRai? Editoriale di Marco Travaglio:

“Dicono i retroscenisti che Bersani non ne volesse sapere del confronto in tv con gli altri candidati. E, vista la sua performance dell’altra sera, aveva ragione: ingessato, impettito, un po ’ scazzato, legnoso come chi ha inghiottito un manico di scopa, è stato forse il peggiore dei “Fantastici Cinque” (come li avevano definiti quei gran geni dell’ufficio stampa del Pd, che al segretario avevano riservato il ruolo, credibilissimo, di uomo-roccia). Alla fine si è rassegnato, ma ha imposto che il confronto andasse in onda non sulla Rai, ma su Sky per due motivi. Primo: l’ambiente gelido, asettico, quasi obitoriale della pay-tv. Secondo: la platea ristretta degli abbonati Sky, che avrebbe prevedibilmente fatto registrare un ascolto basso (infatti lo share del confronto è stato del 6 %, che è un record per Sky, ma equivale alla metà o a un terzo di quello che si sarebbe totalizzato su Rai o La 7)”.

Guerriglia ai cortei anti-crisi. La Stampa: “Scontri tra manifestanti e polizia da Torino a Roma, in azione i blindati”. La mossa che serve al paese. Editoriale di Gian Enrico Rusconi:

“La gravità e la tristezza delle scene di violenza viste nelle nostre città ci devono fare riflettere, senza farci disperare. Ieri sera confesso l’ingenuità di aver atteso l’apparizione in televisione, ormai l’unico luogo del discorso pubblico, del presidente del Consiglio, che con toni pacati ma convincenti dicesse agli italiani, turbati dalle notizie appena sentite nei tg che i tempi sono duri ma che ce la faremo”.

Missili su Gaza, Israele all’attacco. Dal corrispondente Aldo Baquis:

Per approfondire: Medio Oriente, alta tensione Israele-Egitto, sabato vertice Lega Araba

“Quattro anni dopo l’operazione «Piombo Fuso», un nuovo conflitto è divampato fra Israele e Hamas in seguito alla uccisione in una «esecuzione mirata» di Ahmed Jaabari, 52 anni, «uomo forte» della Striscia e comandante carismatico della potente milizia degli islamici. La tensione nella zona era rimasta elevata per giorni, in seguito a un attacco ad una pattuglia israeliana di frontiera, a una serie di raid aerei e poi al lancio sul Neghev di oltre 130 razzi palestinesi. Ieri la tensione sembrava essersi calmata: il premier Benyamin Netanyahu si era fra l’altro recato sul Golan, per vedere da vicino gli sviluppi della guerra civile siriana. Jaabari, forse, si è sentito troppo sicuro ed è uscito allo scoperto in pieno giorno salendo a bordo, assieme al figlio, di un’auto nota ai servizi segreti israeliani”.

Il Giornale: “Volevano il morto e Grillo sta con loro”. Belsito, Lusi e Fiorito. Mi scuso per il fango. Editoriale di Vittorio Feltri:

Quale sarà il comportamento dei giornali­sti costretti a lavorare con la minaccia del carcere pendente sul loro capo? Co­loro che non vorranno correre rischi non oseranno più disturbare il manovratore e scriveranno articoli sdolcinati come quello pub­blicato qui sotto, inventato apposta a titolo di sor­dido esempio. *** Martedì scorso, il Senato della Repubblica ita­liana ha fornito una prova di saggezza approvan­do un emendamento di alto contenuto etico: chi commette reato di diffamazione aggravata va rin­chiuso in prigione per un anno in modo che, con l’aiuto del personale specializzato presente nel­le case circondariali, possa essere rieducato al fi­ne di non cadere più in errore. L’idea di offrire un bagno penale, ovviamente gratuito, ai criminali della penna bisognosi di redenzione è stata illu­strata in aula dal senatore Roberto Castelli, politi­co di razza ( padana), addirittura laureato in inge­gneria, che vanta una biografia di notevole profi­lo. Basti pensare che è stato guardasigilli per cin­que anni, dal 2001 al 2006, evitando con cura di inquinare la giustizia con riforme, rispettando­ne quindi la vecchia struttura, garanzia di effi­cienza, rapidità e, soprattutto, equità di giudizio. Egli, inoltre, ha provveduto in breve tempo a trasformare gli istituti di pena da luoghi malsani, sporchi, infestati di scarafaggi e topi, in edifici moderni, funzionali, architettonicamente prege­voli, dove i detenuti soggiornano in alloggi caldi d’inverno e freschi d’estate,con servizi igienici al­l’altezza, insomma monolocali che non hanno nulla da invidiare ai migliori residence, spaziosi e luminosi.Castelli,avendo risolto l’annoso pro­blema del sovraffollamento, si è meritato gli elo­gi dell’Unione europea, che gli ha riconosciuto di aver superato, nel settore carcerario, i colleghi pur bravi della Danimarca e della Norvegia. Ecco perché l’ex ministro leghista aveva i titoli onde in­vocare la galera per i giornalisti delinquenti, cioè quelli che perdono le cause e, di conseguenza, devono perdere anche la libertà”.

Il Sole 24 Ore: “Detrazioni sui figli e Irap: ecco le novità”. Non è mai la violenza a creare il lavoro. Editoriale di Alberto Orioli:

“C’è una disperazione che merita ogni rispetto. E una violenza che merita ogni condanna. La giornata europea contro le politiche dell’austerità va letta con queste due lenti. Fino a quando si è trattato di cortei ordinati, anche se rabbiosi, si è esercitato un legittimo diritto costituzionale. Anche se diritto di minoranza visto che l’agitazione era firmata dalla sola Cgil in Italia (e da tre sigle su sette in Europa, dove hanno scioperato tre Paesi su 27). Quando però si sono rinserrati, fuori dai cortei autorizzati di studenti, giovani coi caschi ed ex (molto ex) giovani – come la persona arrestata ieri, 39 anni – la Costituzione non c’entra”.