Legge di stabilità, Tfr anticipato tra le misure

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Dicembre 2014 9:53 | Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2014 9:53
Legge di stabilità, Tfr anticipato tra le misure

Legge di stabilità, Tfr anticipato tra le misure

ROMA – Tra le novità della Legge di stabilità votata nella notte tra venerdì e sabato 20 dicembre c’è anche la possibilità di poter anticipare il Tfr, il trattamento di fine rapporto, in busta paga. Ma, e questo è noto, l’anticipo del Tfr in busta paga non conviene fiscalmente (in questo articolo è tutto spiegato in dettaglio) perché sarebbe calcolato nell’aliquota ordinaria Irpef e non a quella scontata. Anticipo che sarà possibili a tutti, senza soglie di reddito.

Roberto di Petrini di Repubblica elenca poi le altre novità:

BONUS DA 80 EURO PER 12 MESI
Il rinnovo del bonus da 80 euro, vera e propria bandiera della politica economica di Renzi, che costa una decina di miliardi, il prossimo anno si dispiegherà interamente: mentre nel 2014 sono stati erogati 640 euro a coloro che guadagnano fino a 1.500 euro netti (circa 24 mila lordi), quest’anno l’assegno coprirà dodici mensilità e si arriverà ai 960 euro pieni con un incremento di 320 euro. La novità che si aggiunge è il bonus bebè di 80 euro che potrà essere incassato da i genitori che avranno un figlio (o lo avranno adottato) dal 1° gennaio del 2015 al 31 dicembre del 2017. Chi si troverà nella felice situazione di ampliare la famiglia, se avrà un reddito Isee non superiore ai 25 mila euro, potrà contare su 960 euro per l’intero anno (nell’ipotesi che il figlio nasca fin dal gennaio). Visto che i livelli di reddito sono più o meno analoghi per entrambi i benefici, la famiglia dell’«homo renzianus», cioè di colui che è nelle condizioni di intercettare tutti i bonus della legge di Stabilità, potrà cumulare i due bonus e raggiungere quota 1.920 euro. Per il prossimo anno il vantaggio netto in busta paga sarà di 1.280 euro.

PER L’IMPRENDITORE SCONTO SULL’IRAP
L’altro soggetto che potrà beneficiare della Stabilità-Renzi è l’imprenditore. Scompare la contestata presenza del costo del lavoro sull’imponibile Irap (aliquota ordinaria del 3,9 per cento) e si riduce notevolmente il cosiddetto cuneo fiscale per le aziende. Il taglio sarà effettivo solo sui lavoratori stabili, a tempo indeterminato: il risparmio per dipendente nel 2015 potrà arrivare, secondo i calcoli della Cgia di Mestre presieduta da Giuseppe Bortolussi, a 462 euro per un lavoratore medio che costa all’impresa attualmente circa 31 mila euro l’anno. Sconti Irap anche per 1,4 milioni di imprese che non hanno dipendenti: viene introdotto un credito di imposta Irap pari al 10 per cento dell’imposta lorda che può valere circa 100 euro annui a impresa individuale, 200 euro a società con due soci.

BLOCCO DELLA TASI (NON PER TUTTI) E CANONE RAI
Se la famiglia-tipo a basso reddito ha anche una casa di proprietà, dopo il salasso di quest’anno, può contare sul fatto che il prossimo anno il torchio della Tasi si fermerà. La legge di Stabilità congela infatti al 2,5 per mille l’aliquota massima che sarebbe potuta salire, per mano dei Comuni, fino al 6 per mille nel 2015. Tuttavia non tutti possono stare tranquilli: infatti, secondo i calcoli della Uil servizio politiche territoriali, circa due terzi dei Municipi sono ancora sotto l’aliquota massima, dunque potranno mettere in campo aumenti fino al tetto fatidico del 2,5 per mille. Potrà servire come consolazione sapere che il prossimo anno il canore Rai non aumenterà: la Stabilità lo blocca a quota 113,50 euro.

VIA LE PENALIZZAZIONI PER LA PENSIONE DI ANZIANITÀ
Qualche novità anche per il «nonno» della famiglia-tipo aiutata dalla Stabilità. Di fatto scompare l’istituto della «pensione di vecchiaia anticipata» che sostituì le defunte, come si disse allora, «pensioni di anzianità». Vengono infatti cancellate le penalizzazioni per chi attualmente intende lasciare il lavoro dopo aver raggiunto i 42 anni e 1 mese di contributi ma non ancora i 62 anni di età anagrafica. Il meccanismo delle penalizzazioni, introdotto dalla legge Fornero, accantonava il vecchio sistema in base al quale i 40 anni di contributi rappresentavano una sorta di «tana libera tutti» e, indipendentemente dall’età anagrafica, visti i numerosi anni di lavoro alle spalle, offrivano un via libera per lasciare il lavoro. Con la Fornero si cambiò: anche i 40 anni (che nel frattempo erano saliti a 42 e un mese per le riforme Sacconi e Tremonti) non erano più l’unico criterio che apriva la strada alla pensione, ma era necessario anche avere 62 anni di età anagrafica. Se si voleva andare prima dei 62 anni anagrafici si doveva accettare un taglio all’assegno pari all’1 per cento per ciascuno dei primi due anni e del 2 per cento per i successivi (per 4 anni di anticipo si «pagava» il 6 per cento). Con la Stabilità si torna alla situazione pre Fornero, rimasta in vigore dal 1° gennaio del 2012 al 1° gennaio del 2015: con 42 anni e 1 mese di contributi si va liberamente in pensione e senza penalità.