Leonardo Metalli e M5S, solo un anno d’amor. Ieri: “Bravo”. Oggi: “Peracottaro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2013 15:13 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2013 15:13
Leonardo Metalli e M5S, solo un anno d'amor. Ieri: "Bravo". Oggi: "Peracottaro"

Leonardo Metalli, giornalista del Tg1

ROMA – C’era un grillino al Tg1, ora forse non c’è più. Questa è la breve storia di Leonardo Metalli, giornalista Rai che per qualche tempo è stato vicino al Movimento 5 Stelle, anzi, dice lui, è stato “il primo a credere nella rivoluzione culturale a 5 Stelle”. Ma poi le strade di Movimento e telegiornalista di riferimento si sono divise, colpa di un video un po’ troppo naif anche per i “cittadini” pentastellati, e che invece secondo Metalli doveva diventare l’inno ufficiale M5S. Così in 12 mesi Metalli è passato da uno che aveva “alzato la testa” a un “peracottaro”.

Racconta Paola Zanca sul Fatto Quotidiano di quel lontano maggio 2012:

L’investitura arrivò direttamente da Roberta Lombardi. All’epoca non era nemmeno parlamentare. Però, di influenza nei Cinque Stelle romani, ne aveva eccome. Così, era il maggio di un anno fa, scriveva nel forum: “Alcuni di voi l’altra sera hanno conosciuto Leonardo Metalli, giornalista del Tg1 che ci ha contattato per unirsi al Movimento (…) Non lasciamo solo chi finalmente alza la testa””. Coro di bravo, finalmente, evviva. Poi cominciano a circolare le foto in cui Metalli si divertiva in vacanza con Augusto Minzolini, si allunga l’ombra del berlusconiano in seno.

I veleni non lo toccano, il telegiornalista è pieno di idee, anche troppo:

 

Ma Metalli va avanti, imperterrito, con le sue proposte (il wi fi con le antenne Rai), con i suoi proseliti (il circolo di viale Mazzini), con i suoi consigli: “Voltiamo pagina, andiamo in tv prendiamoci i nostri spazi e parliamo con i colleghi giornalisti senza offenderli”. Mai nessuno che gli abbia dato retta. Lui insiste. E gira addirittura lo spot video (“L’Urlo della Rete“; comincia così: “Forza, Coraggio brava gente, da sempre indifferente solo chi merita batte il prepotente”) che dovrebbe diventare l’inno ufficiale del Movimento. Niente, nemmeno questa soddisfazione gli danno. E dopo aver letto le critiche di Stefano Rodotà sul Corriere decide di sputare il rospo: “Se aveste dato un po’ di considerazione al lavoro di tutti forse le cose su Roma avrebbero preso una piega diversa. L’inno era un patrimonio di tutti noi, un lavoro artistico lungo, costoso e faticoso che ho regalato al movimento per aumentare consensi. Nessuno su Roma se n’è accorto! Strano, in tutta Italia è stato il video musicale più visto del M5S”.

 

Urla la Rete, urlano i forum di Grillo. Ma non sono complimenti:

La diga è rotta. Si sfogano rancori covati per un anno. Insinuano: “Hai fatto tutto per un tuo personale interesse”. Lui: “Sono stato il primo giornalista a credere nella rivoluzione culturale a 5 stelle, mi hanno epurato e emarginato”. Dal Movimento, nessuna pietà: “La tua proposta, se invece di spararla sui media, l’avessi prima condivisa, se ne sarebbe discusso e forse ti saresti (e ci avresti) risparmiato la figura da peracottaro che hai rimediato”.