Lercio, satira su Renzi: “Si potrà licenziare con un semplice tweet”

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 2 ottobre 2014 15:47 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2014 15:49
Lercio, satira su Renzi: "Si potrà licenziare con un semplice tweet"

Lercio, satira su Renzi: “Si potrà licenziare con un semplice tweet”

ROMA – C’è chi ha il coraggio di scherzare sulla riforma del lavoro. È Lercio, la parodia della free-press Leggo, che apre sull’ultima idea del premier Matteo Renzi: “Si potrà licenziare con un semplice tweet”. Ovviamente è tutto finto, ovviamente Renzi non ha mai detto niente del genere, o perlomeno non ancora.

Ma ecco come Lercio vede il nuovo mondo che ci aspetta oltre la siepe dell’articolo 18, in cui l’imprenditore è finalmente libero dai “lacci e lacciuoli” dello Statuto dei lavoratori, ha abbattuto i “totem” e i “tabù” del Novecento, si è messo alle spalle i “retaggi ideologici” del passato e può finalmente tornare ad assumere a rotta di collo e far ripartire la crescita, cambiando verso al Pil:

“Non si arrestano le polemiche sul Jobs Act dopo l’accelerazione impressa dal premier Matteo Renzi nelle ultime ore. Se già nei giorni scorsi la riforma aveva causato uno scontro frontale con i sindacati, oggi il rischio è che la discussione si incendi, accentuando la spaccatura tra le parti sociali, ma anche quella interna al PD. Motivo di tanta tensione è la norma che introduce la possibilità per il datore di lavoro di licenziare un dipendente tramite Twitter.

Renzi si è detto sicuro che l’uso del noto social network velocizzerà non poco le pratiche di fine lavoro, permettendo così al dipendente licenziato di approdare in fretta a uno dei tanti nuovi lavori che lo attendono. “E poi basta con queste espressioni arcaiche come ‘licenziamento’ – ha aggiunto Renzi – da oggi si dirà che i lavoratori verrano ‘defollowati’”.

Ma vediamo nel dettaglio il provvedimento. Secondo la norma il licenziamento verrà preannunciato dall’ormai classico hashtag renziano #dipendentestaisereno. Dopo tre giorni – qualora il lavoratore non avesse colto il velato invito a farsi da parte – il datore di lavoro potrà far ricorso all’hashtag #dipendentepreparaletuecose. Solo se il dipendente non avrà ancora preso atto del licenziamento avvenuto, il datore di lavoro potrà usare l’hashtag definitivo #dipendentecosacazzocifaiancoraqui?, prima di defollowarlo del tutto.

Critica la Cgil che per bocca di Susanna Camusso invita il premier a fare un passo indietro: “E’ un attentato alla dignità dei lavoratori, si usi almeno il Messaggio Privato!”.

Un articolo che fa il paio con un’altra sortita di Lercio sulla riforma del lavoro: “Avere una mazza chiodata aumenta il potere contrattuale”.