Libero: “È Angela Merkel la nemica del Made in Italy”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Dicembre 2013 12:16 | Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2013 12:16
Angela Merkel

Angela Merkel (LaPresse)

ROMA – Sarà anche una signora non troppo avvenente, ma a Frau Merkel il triangolo piace eccome. La Germania è tra i paesi europei quello che di più lucra sulle importazioni parallele Extra-Ue che poi fa diventare merci comunitarie ottenendone la libera circolazione.

Scrive Carlo Cambi su Libero:

La Coldiretti al Brennero e ieri davanti a Montecitorio con tanto di maiali al seguito ha lanciato la campagna di Natale in difesa del Made in Italy, ma a veder bene gli interessi in gioco vanno molto al di là di prosciutti e pomodori. Coinvolgono tutto il sistema manifatturiero europeo. Tanto che così come la Germania ha preteso il fiscal compact, l’Italia – può contare su solide e maggioritarie alleanze – dovrebbe imporre un industrial compact. La battaglia si gioca sull’introduzione dell’obbligatorietà di etichettatura d’origine dei prodotti europei. Ha una valenza doppiamente strategica: costringerebbe le industrie a riportare le produzioni nel continente e frenerebbe lo smottamento qualitativo dei consumi. Esattamente per questo la Germania si oppone, insieme a inglesi, olandesi e svedesi, all’etichetta d’origine obbligatoria.

La crisi per i triangolatori tedeschi e del Nord Europa è infatti un ottimo affare. Con le famiglie del Sud Europa che hanno sempre meno soldi (sono di ieri i dati dell’Inps secondo cui gli italiani hanno perso in quattro anni il 9,1% di potere d’acqui – sto e dell’Ocsechecolloca l’Italia al top del il rischio povertà che riguarda un terzo della popolazione) offrire merci di incerta qualità e di ancor più incerta provenienza è un’oc – casione ghiottissima. Giova ricordare che a causa dei «nein» di Berlino l’Europa è il solo mercato che non ha l’obbligo di origine in etichetta essendo questo regime imposto negli Usa fin dal ’36, in Giappone dal ’65 e perfino in Cina a partire dal 2004. L’Ue ha per due volte ha cassato – con una chiara erosione di sovranità del nostro paese – la legge italiana per il 100% made in Italy mettendoci sette anni a motivare il rifiuto, e per due volte la Commissione ha fatto marcia indietro sull’origine obbligatoria. Ma il 23 ottobre scorso finalmente il Parlamento di Strasburgo ha dato il via libera in commissione al regolamento che apre la strada all’etichettatura d’origine.

Con l’Italia in prima fila il regolamento ha ottenuto 27 voti favorevoli, 5 contrari (olandesi e inglesi) e 7 astenuti tra cui i tedeschi costretti al profilo basso da una vicenda poco edificante: quella dei limiti alle emissioni delle auto che Berlino ha bloccato per fare gli interessi dei suoi costruttori che hanno foraggiato il partito della Merkel. A favorire questo primo parzialissimo via liberaèstato il rapporto «sulla sorveglianza del mercato interno» stilato dall’europarlamentare finlandese Sirpa Pirtikainen secondo la quale «oltre il 90% dei prodotti che entrano sul mercato europeo non è controllato da nessuno. Questo vuol dire che ne circolano troppi che non sono sicuri». Ma perché la Germania si oppone? Perchésucirca 250 miliardi di dollari (stime Ocse) di giro d’affari d’importazioni parallele nel mondo circaunquarto (60 miliardi di dollari) transita per la Germaniae per i porti del Nord Europa. E non c’è solo questo. Se passasse la totale tracciabilità delle merci si scoprirebbe che molti marchi al top della Germania, sia in campo automobilistico che tecnologico e meccanico, di tedesco hanno solo la firma (…)