Libero: “L’Italia degli Schettino che fa l’inchino a Capitan Naufragio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Luglio 2014 14:03 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2014 14:03
"L’Italia degli Schettino che fa l’inchino a Capitan Naufragio"

Francesco Schettino (LaPresse)

ROMA – “L’Italia degli Schettino che fa l’inchino a Capitan Naufragio” è il titolo dell’articolo sulle pagine di Libero Quotidiano a firma di Mario Giordano:

L’inchino, ecco: gli fanno pure l’inchino. Come sedi inchini non ne avesse già fatti abbastanza lui. E disastrosi per altro. Gli fanno l’inchino e lo accolgono come un vip: gli corrono incontro, gli sussurrano all’orecchio, lo fanno salire in auto fra mille premure. Poi lo portano a zonzo per l’isola di Ischia, e lo esibiscono con soddisfazione: è arrivata la star della settimana, avanti, preparate lo champagne, dobbiamo brindare. Invito assicurato in una maxi villa, dove lui, il comandante Schettino si fa fotografare mentre sorride e si diverte, abbronzato e rilassato, sereno come un pascià, fra lussi e viste spettacolari. E poco importa se su un’altra isola,nello stesso mare, solo poco più a nord, si sta preparando un altro viaggio, assai più doloroso: l’ultimo viaggio della Concordia, la nave che la nuova star di Ischia portò a naufragare sugli scogli del Giglio, 32 morti e una scia di dolore infinito.

Si capisce: Schettino non ha troppo tempo per pensarci, impegnato com’è a far festa: «Ho fiducia, il viaggio andrà bene », confida soltanto agli amici del party, fra un gin tonic e un campari soda. Ed è persino facile pensare che il viaggio andrà bene per forza, dal momento che, per fortuna, non c’è lui al timone. Ma quello che stride è proprio questo confronto fra isole, questo asse nel Tirreno, dal Giglio a Ischia, la nave che parte e la nave che arriva, la Concordia che salpa e il suo ex comandante che sbarca. La fine di una tragedia e l’inizio di una festa. Schettino si porterà pure dentro un “dolore fortissimo”, come dice chi ha gozzovigliato con lui, ma chissà perché noi continuiamo a guardare le foto pensando che quelli con dentro un “dolore fortissimo”, in genere, hanno un aspetto diverso. Appena un po’ meno abbronzati. Appena un po’ meno sorridenti. Chi ha dentro un “dolore fortissimo”, in genere, passa le notti in bianco. Non le feste in bianco. Chi ha dentro un “dolore fortissimo” evita i selfie spensierati fra donne e drink. E, almeno in queste ore in cui la sua nave sta tornando a galleggiare, se potesse, proverebbe ad affondare lui. In un mare di rispettoso silenzio. Eppure non è nemmeno Schettino il peggio. Capitan Codardo ormai lo conosciamo: è la nostra vergogna nazionale, l’uomo che scappa mentre la nave affonda, incapace di assumersi la sua responsabilità, il comandante abituato a scaricare le colpe sui suoi sottoposti con la stessa mala grazia con cui scaricò i passeggeri in mezzo al mare, la bandiera suprema dell’ italica meschinità.

Ma peggio di lui, se possibile, sono quelli che lo invitano. Quelli che lo coccolano. Lo blandiscono. Lo vezzeggiano. Lo festeggiano. Peggio di lui sono quelli che vanno ad accoglierlo allo sbarco e gli fanno l’inchino, “che onore comandante, stasera la aspettiamo sulla nostra terrazza chic”. Peggio del male, in effetti, c’è solo chi cerca di farsi bello con il male. In effetti dev’esserci un fascino particolare. Altrimenti non ci sarebbero quelli si innamorano di Erika De Nardo o di Pietro Maso, non ci sarebbero i fan di Pietro Vallanzasca o quelle che sposano il mostro del Circeo: il male seduce, il male attira, il male è un buco nero profondo che attraverso sé come una calamita. Non è una novità. Però, con Schettino, l’attrazione verso il male sembra aver fatto un salto in avanti verso la dimensione commerciale, l’organizzazione pianificata: ha smesso di essere un sentimento irrazionale e sentimentale, ed è diventata business, affare, marketing strategico (…)