Rassegna Stampa

Libero: “La manina di Draghi sul futuro di Mps”

Libero: "La manina di Draghi sul futuro di Mps"

Libero: “La manina di Draghi sul futuro di Mps”

ROMA – “La manina di Draghi sul futuro di Mps” scrive Francesco De Dominicis su Libero: “Le diplomazie sono all’opera e non hanno smesso di manovrare nemmeno durante le festività natalizie”.

L’articolo di Francesco De Dominicis:

Le diplomazie sono all’opera e non hannosmesso dimanovrare nemmeno durante le festività natalizie. Del resto, la partita che si gioca al Monte dei paschi di Siena è assai delicata. I dossier sono tanti: ieri la Consob tedesca ha messo sotto accusa Deutsche Bank per i derivati Santorini venduti a Mps. Ma sotto i riflettori c’è soprattutto lo scontro aperto tra la Fondazione azionista e il vertice della banca, dopo il no dell’en – te al piano presentato da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. Il presidente e l’amministratore delegato di Rocca Salimbeni per ora lasciano sul tavolo la minaccia di dimissioni: non hanno ancora digerito la bocciatura all’aumento di capitale da realizzare a gennaio. Ha «vinto» il numero uno della Fondazione, Antonella Mansi, che ha fatto slittare l’operazione a maggio. Un allungamento dei tempi non gradito ai top manager di Mps. L’uscita di scena, così, potrebbe arrivare nel consiglio di amministrazione che Profumo dovrebbe convocare per il 14 gennaio. Tuttavia, cresce il pressing – dal Tesoro alle associazioni di categoria – perevitare unaddio capacedi «destabilizzare non solo il Monte paschi, ma l’intero sistema bancario italiano» spiega un banchiere di lungo corso. Un ruolo chiave nel tentativo di ricucire lo strappo tra la Fondazione e il ver- tice della banca è giocato da Enrico Granata, appena nominato direttore generale della stessa Fondazione. Granata ha un lungo trascorso all’Abi: a Palazzo Altieri era arrivato nel 1994 dal Tesoro dove, nella prima metà degli anni ’90, ha lavorato anche con Mario Draghi, all’epoca dg di via Venti Settembre. E in queste ore il «legame» tra l’ex alto dirigente della Confindustria del credito e il presidente della Banca centrale europea è tornato alla ribalta. A Siena se ne parla con insistenza. Perché il nuovo numero due di Palazzo Sansedoni – che si insedia formalmente oggi – avrebbe, tra altro, una sorta di mandato speciale: da avvocato e fine giurista dovrebbe negoziare la pace tra Profumo e gli esponenti politici locali del Partito democratico. Ieri il sindaco di Siena, Bruno Valentini (Pd), ha detto di puntare «all’unità di intenti». Si vedrà. Sulle doti da mediatore di Granata – che era stato frettolosamente allontanato dall’Abi nel 2011 dall’ex re di Mps, Giuseppe Mussari, e adesso si godela rivincita-scommettono intanti. In ballo c’è pure a la trattativa con le banche estere che vantano un credito da 340 milioni di euro nei confronti di Palazzo Sansedoni. Si punta anche al «rapporto diretto» che il dg della Fondazione, dadirettore centraleAbi ,aveva instaurato con Profumo. Il quale, con l’ex manager Abi come interlocutore, avrebbe una garanzia in più: un’ipoteca in casa dell’azionista. L’interesse a evitare scossoni, come accennato, è diffuso. Non è un caso che un pezzo da novanta del calibro di Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, abbia apertamente dichiarato, ieri a Firenze, di sperare che «Profumo rimanga». E, salvo sorprese, il presidente dovrebbe restare al suo posto. Più articolata la posizione di Viola. Anche perché l’ad del Monte avrebbe ricevuto un’offerta allettante da Piero Giarda, fresco presidente della Banca popolare di Milano. Giarda vorrebbe Viola come amministratore delegato a Piazza Meda, ruolo che il fondo Investindustrial vorrebbe invece affidare a Giuseppe Castagna. Lo stipendio preteso dall’ex dg di Intesa, tuttavia, sarebbe fuori budget: 1,5 milioni tra retribuzione base e premi.

Viola tentato dal rientro alla Popolare di Milano. L’articolo del Corriere della Sera:
Alla Banca Popolare di Milano è partito il nuovo corso. Ieri si è riunito per la prima volta il consiglio di sorveglianza guidato da Piero Giarda per procedere alla nomina dei comitati interni. La definizione del nuovo assetto di vertice di Bpm è stato accompagnato in Borsa dal ritorno dei titoli di Piazza Meda sopra quota 50 centesimi, grazie a un rialzo superiore all’8%. Un buon segnale per la nuova gestione, che tuttavia deve ancora ottenere un’ultima conferma: i requisiti della neoconsigliere Claudia Bugno, eletta nella lista Giarda. Il consiglio ha rinviato la discussione, che riprenderà tra 15 giorni. Ieri sono state messe in ordine però le prime caselle con la scelta dei componenti i comitati interni. Il più importante, almeno in questa fase, ossia il comitato nomine sarà guidato dallo stesso Giarda e composto da Alberto Montanari e Angelo Busani, espressione della lista di maggioranza, e da Luca Perfetti e Jean Jacques Tamburini per Investindustrial e Credit Mutuel, che sui nomi hanno anche un potere di veto. Toccherà a loro indicare i componenti del consiglio di gestione. La partita non è semplice ed è strettamente legata a quella per il consigliere delegato. E’ molto probabile che la scelta non sarà sui singoli nomi ma sul tandem di comando e sulle candidature di Mario Anolli e Giorgio Di Giorgio, i due accademici in corsa per guidare il nuovo consiglio di gestione, il confronto sarebbe piuttosto vivace. Sulla scelta conto m0lto anche la posizione di Investindustrial, che resta comunque il primo azionista di Bpm. Andrea Bonomi potrebbe chiedere di scegliere il presidente o il consigliere delegato. La trattativa non sarebbe ancora entrata nel vivo ma nei prossimi giorni Bonomi e Giarda si incontreranno per trovare la quadra. Il nome di Giuseppe Castagna, ex responsabile Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo è sempre sul tavolo per la carica di consigliere delegato, anche se le voci su un possibile ritorno di Fabrizio Viola in Piazza Meda, di cui è stato condirettore generale, si stanno rafforzando. Con il manager oggi alla guida del Monte dei Paschi di Siena ci sono stati contatti nei giorni scorsi e ce ne saranno ancora in settimana per capire l’evoluzione delle vicende senesi, da cui dipende la possibilità che Viola decida di tornare a Milano. La volontà ci sarebbe, le condizioni non è detto. Il fine settimana sarà decisivo. Martedì prossimo Giarda riunirà di nuovo il consiglio di sorveglianza per procedere alla nomina del consiglio di gestione. Nello stesso giorno potrebbe riunirsi anche il board di Mps, ma voci da Siena non escludono un anticipo della riunione che potrebbe dare uno spunto in più per capire chi potrebbe gestire la Banca Popolare di Milano per i prossimi tre anni.

 

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