Libero: “Pacchia Rai. L’esercito di dirigenti superpagati e inamovibili”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 gennaio 2014 12:16 | Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2014 12:16

Libero: "Pacchia Rai. L’esercito di dirigenti superpagati e inamovibili"ROMA – Retribuzioni record per più di 600 manager e giornalisti: fino a oltre 500mila euro. E i vertici non sono neanche licenziabili.

Scrive Francesco Specchia su Libero:

La carica dei Seicento, a 500mila euro a crapa. “Più dirigenti che spettatori, in pratica…”. Battutona. Triste. Ma è questa che circola nei corridoi claustrali di viale Mazzini.

La battuta provoca lo spiazzamento che avvolge i membri della commissione vigilanza Rai, subito dopo le dichiarazioni del direttore generale della tv di Stato, Luigi Gubitosi: “Su 300 dirigenti Rai, tre hanno una retribuzione superiore ai 500mila euro l’anno, uno tra 400mila e i 500mila euro, quattro tra i 300mila e i 400mila euro, trentaquattro tra i 200mila e i 300mila euro, 190 tra i 100mila e i 200mila euro, 68 sotto i 100mila euro…”.

In più, tanto per fare i tignosi, bisogna aggiungere i 319 dirigenti-giornalisti, dei quali: 1 guadagna più di 500mila euro (il caro vecchio Minzolini, attualmente in aspettativa perchè senatore); 3 guadagnano tra i 300 e 400mila; 24 tra i 200 e i 300mila; 273 tra i 100 e i 200; 18 meno di 100mila.

 

Questo affermava e continua placidamente a confermare Gubitosi, pur ammettendo, per onestà, che lo stipendio più alto – 650mila euro – è il proprio. Ora, sempre per onestà, bisogna registrare che in un’azienda di quasi 13 mila anime – molte perdute nei rivoli di incarichi, sottoincarichi -, laddove si presume che siano lottizzate anche le macchine del caffè, Gubitosi abbia delicatemente accompagnato alla porta ben 600 dipendenti (mai accaduto); e abbia ridotto notevolmente la voracità dei partiti. E altresì occorre premettere che, proprio in virtù di quest’«efficientismo e dell’esternalizzazione dei costi», l’ultima trimestrale Rai ha registrato un +0,7 milioni nel conto economico e un tamponamento delle perdite finalizzate al «ritorno all’utile operativo per quest’anno » (anche se, col mancato aumento del canone d’abbona – mento, la vedo dura).

Bene. Ciò detto, rimane il problema della massa abnorme dei dirigenti. Molti con privilegi oggi francamente eccessivi. Per dire: un direttore ha diritto al rimborso carburante per 15.000 chilometri, ogni dirigente può avere una macchina per tre anni in leasing che viene pagata al 70% dalla Rai. Così molti di costoro, appartenenti ad una casta di solito invisibile, scorrazzano su Bmw, Mercedes, Range Rover, Audi, e sempre su cilindrate intorno ai 3.000, pagando affitti bassissimi al mese. Il numero delle macchine – buttando un occhio nel garage della Rai in zona Prati – dà un’idea plastica della distonia tra il Paese reale e la sua fantastica burocrazia televisiva (…)

Ma più che sulle star, sui conduttori che spesso incarnano l’indotto d’audience e pubblicitario – i casi di Carlo Conti e Fabio Fazio – il nostro dinamico duo di guardiani dovrebbe concentrarsi proprio sui dirigenti. I grandi dirigenti, intendo. Non i povericristi ad alta professionalità o di bassa lottizzazione, invitati all’auto espulsione con scivolo. Perchè in Rai i grandi dirigenti sono, di fatto, inamovibili. Emblematici soprattutto il caso dei direttori generali. Non ce n’è uno che – esaurita la propria funzione ed insediatosi il successore – sia stato licenziato dalla Rai in crisi perenne, come avviene nelle aziende normali. Negli ultimi vent’anni, per esempio, Pierluigi Celli e Flavio Cattaneo (il migliore in assoluto per redditività), e Mauro Masi (il peggiore), arruolati come esterni si sono dimessi da sè allettati da offerte del mercato (…)