Rassegna Stampa

Libero: “Patrimoniale per guadagnare tempo con la Ue”

Patrimoniale per guadagnare tempo con la Ue

Matteo Renzi (LaPresse)

ROMA – Sui giornali sbandiera una rivoluzione fiscale: via l’Irap, tagli all’Irpef e interventi sulle detrazioni. Quello del premier incaricato, Matteo Renzi, potrebbe essere un programma fiscale di ispirazione liberista.

Le carte buttate sul tavolo dal segretario del Partito democratico fanno intravedere una strategia anti tasse. In mano al sindaco di Firenze, tuttavia, resta il jolly della patrimoniale. Una stangata sui risparmi, gli investimenti e gli asset immobiliari degli italiani che il futuro inquilino di palazzo Chigi potrebbe varare con un blitz. Un po’ come fece l’ex presidente del consiglio, Giuliano Amato, nel luglio del 1992.

Scrive Francesco De Dominicis su Libero:

Quello tributario è certamente il capitolo più delicato per il nuovo governo. Appena ricevuto l’incarico dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, Renzi ha detto che la riforma fiscale sarà affrontata a maggio. Cioè a ridosso con la scadenza della primarata della Iuc, la nuova tassa sulla casa che incorpora la Tari e la Tasi. E, in vista del versamento di giugno, non è da escludere un ulteriore giro di vite attraverso la riforma del catasto, ormai al traguardo in Parlamento. Stangate fiscali più o meno dolorose che potrebbero essere utili nella trattativa con l’Unione europea. In ballo c’è lo sforamento dei parametri di bilancio. In particolare si tratta di capire che margini esistono per interpretare in maniera meno rigorosa il tetto al 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Ufficialmente la Commissione Ue è per la linea dura, ma si fa strada la pista di un ammorbidimento dei paletti ai bilanci. L’allentamento dei vincoli imposti da Bruxelles servirebbe al governo per avere risorse a disposizione per la crescita economica.

Il ministro dell’Economia in carica, Fabrizio Saccomanni, sostiene che non si possa sforare il 3% senza perdere credibilità e incorrere in pesanti sanzioni. Tuttavia, questo non significa che l’Italia non abbia margini di manovra su cui lavorare in Europa. Lo stesso presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, è convinto che l’Italia rispetterà i Trattati e quindi anche la regola del 3% – come ha assicurato lunedì il commissario Rehn – ma ha fatto capire che la Commissione «può dare più tempoagli Stati sugli obiettivi di bilancio se lo ritiene necessario, con condizioni supplementari ».

Renzi insomma non potrà alzare la voce in Europa come ha lasciato intendere nei giorni scorsi. Una resa non totale. Il leader Pd non vuole rinegoziare il tetto del 3% o peggio ancora sfondarlo ma semmai intende aprire una trattativa sui tempi dell’aggiustamento strutturale, che è quello che garantisce la discesa del debito. Anche l’Olanda ha ottenuto da Bruxelles più tempo per centrare gli obiettivi di bilancio, a patto di accelerare le riforme. Sul punto, però, il leader Ncd e possibile vicepremier Angelino Alfano è stato netto uscendo dalle consultazioni con Matteo: «Per essere subito chiari, abbiamo detto mai una patrimoniale. Se si ha in mente di farla Ncd non è disponibile». Gli spazi di manovra saranno più chiari il 25 febbraio, quando Bruxelles renderà note le sue previsioni per i paesi membri: per l’Italia si va verso una revisione al ribasso delle stime di crescita fatte dal governo Letta (Pil 2014 allo 0,7%). Taglio che frenerebbe le ambizioni di Renzi (…)

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