Libero: “Saviano, dopo il plagio la diffamazione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Novembre 2013 10:36 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2013 10:36
Roberto Saviano

Roberto Saviano (LaPresse)

ROMA – Roberto Saviano deve risarcire un incensurato accusato di essere vicino alla camorra e trafficante di cocaina. Ma pagherà la Mondadori di Berlusconi.

Scrive Giordano Tedoldi su Libero:

Condannati in solido Saviano e l’editore Arnoldo Mondadori (pagherà Saviano di tasca sua o l’editore berlusconiano, scaricato per manifesta indegnità morale a favore di Feltrinelli?), e ordinata anche, entro 30 giorni, la rituale pubblicazione della sentenza, a caratteri doppi del normale, su Repubblica, dove Saviano scrive i suoi pezzi più importanti.

Alla fatale pagina 291 di Gomorra, di Boccolato si scrive che «aveva deciso di investire nell’export dell’abbigliamento» e, dopo aver acquistato i vestiti sul mercato pugliese insieme al clan dei La Torre e a un «imprenditore libanese», li smerciava in Venezuela grazie alla mediazione di «tal Alfredo, segnalato nelle indagini come uno dei più importanti trafficanti di diamanti in Germania». E ancora: Boccolato «era conosciuto negli aeroporti in Venezuela e a Francoforte, aveva appoggi tra gli operatori del controllo merci, che con grande probabilità non curavano soltanto l’invio e l’arrivo dei vestiti, ma si preparavano anche a tessere una grande rete di traffico di cocaina». Poi Boccolato esce di scena e, per le seguenti diciotto pagine del capitolo (o nel resto del libro), non viene più menzionato. La pagina 291 è puro Saviano. Globalizzazione: da Mondragone a Aberdeen, da Francoforte al Venezuela. Un vortice di affari sporchi: i vestiti, i diamanti, la cocaina. Più personaggi di un thriller di John le Carré: Enzo Boccolato, il clan dei La Torre, l’imprenditore libanese innominato e «tal Alfredo».

Le dimensioni: «uno dei più importanti trafficanti in Germania», «una grande rete di traffico di cocaina». E la confusione. A leggere con rigore sintattico la frase incriminata, il soggetto che si preparava a «tessere una grande rete di traffico di cocaina» erano «gli operatori del controllo merci», non Boccolato. Ma Boccolato è buttato nel calderone dell’export di vestiti, dei diamanti, della cocaina. Il problema della pagina 291 non è tanto che sia diffamatoria quanto l’ambiguità: «Enzo Boccolato era conosciuto negli aeroporti », «aveva appoggi tra gli operatori del controllo merci» (…), e di questi operatori si scrive che «con grande probabilità» si preparavano a creare la «grande rete di traffico di cocaina».

Il grande probabilismo applicato al grande spaccio, niente male. Tuttavia quando uno scrittore viene condannato a un risarcimento, c’è sempre qualcosa di sgradevole: si potrebbe rettificare e chiuderla lì. Se non fosse che lo stesso Saviano ha la querela facile: ha denunciato il Corriere del Mezzogiorno (sul quale prima di essere famoso scriveva) chiedendo 4 milioni e 700mila euro di risarcimento, ritenendosi diffamato da un intervento di Marta Herling, nipote di Benedetto Croce, a proposito di un aneddoto circa il filosofo napoletano che Saviano ritene di conoscere meglio della stessa nipote. Ha querelato il giornalista di Liberazione ed ex brigatista Paolo Persichetti che gli contestava avesse mai ricevuto una telefonata dalla madre di Peppino Impastato, e la querela è stata archiviata. Ora la diffamazione, che si aggiunge alla condanna in secondo grado, nel settembre scorso, per aver «illecitamente riprodotto», nel suo Gomorra, tre articoli prima apparsi su quotidiani campani. (…)