L’islamico che denunciò l’imam minacciato dagli integralisti. Pasqualetto, Corriere della Sera

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Settembre 2014 9:32 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2014 9:32
L'articolo del Corriere della Sera

L’articolo del Corriere della Sera

ROMA – “L’islamico che denunciò l’imam minacciato dagli integralisti” è il titolo dell’articolo di Andrea Pasqualetto sul Corriere della Sera di domenica 31 agosto.

L’articolo completo:

Nemmeno il suo storico avversario, lo sceriffo Giancarlo Gentilini, era riuscito a turbarlo così, neppure quando disse di voler «schedare gli immigrati uno a uno perché portano ogni tipo di malattia» o quando propose «di vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile» o quel giorno che decise di vibrare un fendente sull’orgoglio patrio: «Dietro i marocchini c’è una cospirazione bolscevica, annacquano la nostra civiltà, rovinano la razza Piave…». No, Abdallah Khezraji, quarantottenne musulmano nato fra i palmeti marocchini di Safi e dal 1989 in Veneto dove oggi vigila sugli stranieri dallo scranno di vicepresidente della Consulta regionale per l’immigrazione, l’ultima minaccia ha voluto raccontarla alla Digos. Gli hanno scritto: «Sei un serpente ignobile che mangia la carne dei fratelli…». «Prego Allah perché ti faccia provare le gioie dell’esilio…». «Sei peggio dei sionisti…». Il tutto postato su Facebook da qualcuno che vuole rimanere nell’ombra.
La sua colpa? Aver condannato pubblicamente il sermone del connazionale Abdalbar Raoudi, l’imam di San Donà di Piave espulso dall’Italia lo scorso 5 agosto e ora indagato dalla Procura di Venezia con l’accusa di istigazione all’odio razziale per via delle poco concilianti parole nei confronti degli ebrei: «Allah, falli morire tutti, fai diventare il loro cibo veleno, trasforma in fiamme l’aria che respirano. Rendi i loro sonni inquieti e i loro giorni tetri. Inietta il terrore nei loro cuori».
Il trevigiano Khezraji ha osato biasimare l’imam per le invettive ed è finito nel mirino di qualcuno che evidentemente sta dalla parte di Raoudi e sul quale stanno indagando gli investigatori. «Non ho paura, sia chiaro, vorrei solo capire bene chi c’è dietro». E così, ecco la storia di un musulmano moderato che ha lottato un’intera vita contro i fantasmi leghisti senza mai denunciare nessuno «perché Gentilini beveva sì — ride — ma non era pericoloso», e che oggi si scontra contro i suoi stessi «fratelli», più integralisti e meno dialoganti, fino a cercare tutele dalla polizia «perché di questi tempi non si sa mai». Ha davanti a sé le terribili immagini dei tagliagole dell’Isis, assiste dalla sua casa trevigiana alla Guerra Santa di chi non aveva mai urlato contro nessuno, come quell’Ismar Mesinovic di Longarone che pregava senza fanatismi e poi è partito di colpo per la Siria portando il suo bimbo e finendo ucciso negli scontri di Aleppo; sente parlare di reclutatori, di integralisti, di terrorismo internazionale che nascerebbe a pochi chilometri dalla sua città. «E mi sembra tutto così incredibile, così incomprensibile, così angosciante e distruttivo. Quando vedo certi video non riesco a seguirli, a sopportarli. Sono barbari, mi domando come possano parlare di Corano, di islam».
Come si fa, dice, a salutare con un «as-salam ‘alaycum», la pace sia con te, e poi tagliare una testa. Ma è una domanda retorica perché lui una spiegazione ce l’ha, seguendo gli oltre centocinquantamila musulmani (gli immigrati in Veneto sono circa 500 mila). «Penso che molti si facciano trascinare dall’emozione di qualche guida spirituale che esaspera i precetti coranici, interpretandoli a modo suo, magari in modo violento e distantissimo dal loro significato. Cioè, se dici che per andare in paradiso devi uccidere questo o quello, alla fine qualcuno di poco strutturato ci crede. Il problema nasce dall’eccessiva frammentazione dei centri. Troppi imam e troppo poche moschee».
Il suo mito è il re del Marocco, Mohammed VI, «un esempio di emancipazione religiosa e politica, di repressione dei fanatismi e di grande apertura»; il suo esempio è l’architetto Paolo Portoghesi «che con la moschea di Roma ha creato un luogo di dialogo fra Oriente e Occidente sostenendo l’idea di questi grandi luoghi di culto, sui quali c’è più controllo». Il suo dirimpettaio è invece da sempre Gentilini. «Lo preferisco all’attuale sindaco di sinistra. Con lui c’era più vivacità. E poi devo ringraziarlo: ogni sua uscita mi stimolava la reazione e mi ha dato modo di diventare un rappresentante della mia comunità».
La paura gli viene invece da quei piccoli gruppi che arrivano magari pieni di buone intenzioni «ma che ascoltano qualcosa di sbagliato e si trasformano in estremisti». Lui ha fatto il giostraio, l’operaio tessile, l’imprenditore della ceramica e il mediatore culturale. Si è sposato con una marocchina e ha due figlie. Tutti musulmani, integratissimi. «Il mio sogno è vederli sorridere in questa Italia». Sugli attacchi, è inflessibile: «Mi hanno toccato nella privacy ma vado avanti per la mia strada che sarà sempre quella del dialogo. Vedrò i rappresentanti delle varie nazionalità e delle varie fedi. Ci sono sciiti, sunniti, cristiani, ebrei. L’unica via per me è questa».