Lista Falciani, “scudo” per 1.264 e prescrizione certa col decreto fiscale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Febbraio 2015 10:45 | Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2015 10:52
Conti italiani, uno “scudo” per 1.264 e prescrizione certa con il decreto fiscale

La banca Hsbc

ROMA – Il rumoroso rimbalzo dell’inchiesta “Swissleaks” condotta dal network di giornalismo investigativo internazionale Icij e, per l’Italia, dall’Espresso, sui correntisti della filiale di Ginevra della Hsbc inclusi nella cosiddetta “lista Falciani” e 20 mila società off-shore per 180,6 miliardi di depositi, documenta la resa del Fisco e delle politiche anti-evasione del nostro Paese di fronte alla più colossale scoperta di fondi illegalmente trasferiti all’estero nella storia repubblicana.

Come scrive Carlo Bonini sulla Repubblica,

la “lista Falciani” contiene infatti informazioni che, al più tardi, si riferiscono al 2008-2009 e per le quali, dunque, già al momento dello svelamento (è il 2010), la nostra giustizia penale e tributaria è costretta a correre contro il tempo. Quel che è peggio, tra il 2010 e il 2011, la magistratura svizzera nega per altro ogni forma di collaborazione all’allora Procuratore di Torino Giancarlo Caselli sui nomi e le movimentazioni dei conti Hsbc eccependo che la “lista Falciani” è oggetto di un reato per la legge elvetica, trattandosi di «informazioni sottratte “fraudolentemente” al segreto bancario». Vengono dunque a mancare informazioni cruciali per ricostruire e contestare eventuali reati tributari. A Torino, come altrove. Né va meglio all’accertamento fiscale. Perché, a dire degli inquirenti, dei 7 mila nomi iniziali dell’elenco, in almeno duemila casi «è impossibile un’identificazione certa dei correntisti o l’importo in giacenza dei conti». Non tutti insomma si chiamano Flavio Briatore, Valentino Rossi, o Valentino Garavani (per stare ad alcuni dei “vip” inclusi nella lista). E, in alcuni casi, anche quando il nome è pure certo e “vip” — come nel caso di Elisabetta Gregoraci, interrogata dalla Procura di Roma — si scopre che il conto svizzero era alimentato da assegni regolati dal suo contratto di matrimonio con Briatore e in quanto tali «non reddito imponibile».

La divisione territoriale degli accertamenti sui 5 mila nomi che sopravvivono alla prima “scrematura” fa il resto. Tra il 2011 e il 2014 il lavoro dell’Agenzia delle Entrate è affidato agli uffici periferici (tanto che, ad oggi, la direzione centrale non dispone di un dato aggregato e promette una “ricognizione” di qui alle prossime settimane). Mentre le diverse Procure, come detto, si devono arrendere alla prescrizione. Anche perché quando la Procura di Torino interroga finalmente Falciani (è il 2014) coltivando la speranza di poter far ripartire l’inchiesta, le informazioni di cui l’uomo dispone si rivelano identiche a quelle avute dai francesi nel 2010.