Rassegna Stampa

Lombardia, 600 aziende invocano la svolta: “Basta divieti, fateci coltivare Ogm”

Lombardia, 600 aziende invocano la svolta: “Basta divieti, fateci coltivare Ogm”ROMA – Ruminano tranquille, nella grande stalla, le 140 vacche dell’azienda Lasagna. La campagna mantovana è la più grande “fabbrica” italiana di formaggi e di carne. Cinquecentomila vacche da latte, 1,3 milioni di maiali, 150.000 bovini dacarne.

Tutti animali nutriti soprattutto a mais e soia. Ed è proprio in questa enorme fabbrica (dove vengono lavorati parmigiano e grana padano, cosce per il prosciutto di Parma e per il San Daniele, bistecche e braciole per macellerie e supermercati) che si spacca la linea Maginot dei contadini italiani, fino ad oggi uniti e compatti contro gli ogm, organismi geneticamente modificati.

Racconta Jenner Meletti su Repubblica:

Fino ad oggi un solo coltivatore, a Vivaro in Friuli, aveva seminato mais ogm — su un piccolo appezzamento di poco più di mezzo ettaro — fra proteste, denunce e mobilitazioni di ambientalisti e soprattutto di contadini. Adesso invece una “Petizione pro mais transgenico Mon 810” viene firmata da oltre 600 imprenditori agricoli del mantovano (associati alla Confagricoltura) e inviata alla Regione Lombardia.

«Entro la fine del mese — dice Matteo Lasagna, presidente della Confagri nella patria di Virgilio — pensiamo di arrivare a 1.000 firme.Non raccolte con i banchettiai mercati, ma soltanto fra i rappresentanti legali delle aziende. Qui a Mantova il nostro peso è forte: i nostri soci lavorano il 50% della Sau, Superficie agricola utilizzabile, della provincia». Facile prevedere una battaglia interna al mondo contadino, già diviso in associazioni che raramente trovano mobilitazioni unitarie. «Noi non vogliamo fare la guerra a nessuno » racconta il presidente Lasagna. «Vogliamo una discussione laica, senza ideologie. Vogliamo una ricerca scientifica — fatta dalle università, non dalla Monsanto — che dia risposte precise. Gli ogm sono già nel nostro Paese. Il 90% della soia mangiata dai nostri animali è geneticamente modificata, come il 40% del mais. Non saliremo sulle barricate, se la Regione dirà no. Ma come potranno, i politici, parlare di libertà d’impresa se ci impediranno di produrre, e non solo comprare, il mais ogm?».

Il Mon 810 è un prodotto Monsanto. Nei semi è stato introdotto un gene tratto dal Bacillus thuringiensis che produce una sostanza velenosa per gli insetti come la «Piralide del mais europea». «Questo insetto buca la pianta e scava gallerie nelle pannocchie. Così la pianta viene attaccata dalle aflatossine, che ad esempiohanno rovinato gran parte del raccolto di mais due anni fa. La Piralide è un vero flagello, nella pianura padana». Hanno già fatto i conti, alla Confagricoltura. «Con semi ogm, ci potranno essere una produzione più alta di almeno il 10% e minori costi pari a 110 euro per ettaro. E soprattutto avremo un prodotto più sano, non attaccabile da funghi e tossine. Non è vero che le colture Ogm inquinano o bloccano il biologico: negli Stati Uniti, dove si coltivano mais, soia e cotone al 100% ogm, il biologico è in continua crescita, come in Brasile o in Argentina. In Spagna seminano ogm da sei anni e il 60% del terreno è ancora occupato dagli ibridi tradizionali».

Pochi dubbi, fra i tifosi dell’ogm. «Ciò che era innovazione 50 anni fa è già diventato tradizione. I nostri nonni producevano 60 quintali di mais per ettaro e cercando nuovi ibridi siamo riusciti ad arrivare a 120 quintali. Con l’ogm potremo arrivare a 150 — 160 quintali e senza uso di insetticidi e antiparassitari. Dobbiamo continuare l’innovazione che a sua volta diventerà tradizione. Non dimentichiamo che il “grano duro” è stato “inventato” grazie al bombardamento nucleare. Per questo chiediamo chesiano applicate anche in Italia le sentenze della Corte di Giustizia europea» (…)

To Top