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Luca Lotti: “Assunzioni e sgravi per rilanciare i giornali”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Giugno 2014 12:39 | Ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2014 12:39
Luca Lotti con Matteo Renzi (foto Lapresse)

Luca Lotti con Matteo Renzi (foto Lapresse)

ROMA – “Luca Lotti, 32 anni, braccio destro del premier Renzi – scrive Goffredo De Marchis di Repubblica – firmerà oggi il decreto della Presidenza del Consiglio sul Fondo straordinario per l’editoria (120 milioni di euro in tre anni)”.

L’intervista completa:

«Aiutiamo le aziende con i pre-prensionamenti in un momento di crisi profonda del settore ma le sfidiamo a fare di più sul fronte dell’occupazione», dice il sottosegretario con delega all’editoria. Per la prima volta il decreto prevede il vincolo delle assunzioni per le imprese editoriali che accedono ai soldi pubblici: ogni 3 pre-pensionati ci dovrà essere un neoassunto. «È una sfida che lanciamo agli editori. Finora il fondo forse era troppo sbilanciato a loro favore». E se la regola non viene rispettata, si chiude il rubinetto dei soldi pubblici.
C’è una stima sui possibili neoassunti nei giornali?
«Abbiamo fatto dei calcoli sulla base dei dati dell’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti. Alla fine del 2014 stimiamo 300 assunzioni. Circa 1000 entro il triennio di validità del decreto. Abbiamo bisogno di un piccolo Jobs Act anche nel mondo dell’editoria. Il nostro è un esempio che spero possa essere utile al tema complessivo e più ampio del mondo del lavoro. Ovviamente, prepensionamenti e nuovi contratti devono avere tempi contestuali. Nel decreto si dice anche che se un’azienda editoriale pre-pensiona con fondi pubblici un giornalista, questo non può essere poi riassunto con un contratto di collaborazione. Anche così si cambia verso con il passato».
Basterà il vincolo di un assunto ogni 3 pensionati per risolvere la crisi occupazionale?
«Infatti siamo andati oltre: abbiamo aggiunto gli sgravi fiscali. Al 100 per cento, per tre anni, in caso di contratto a tempo indeterminato. Al 50 per cento nei contratti a tempo determinato. E sgravi del 100 per cento retroattivi per il passaggio dal contratto precario a quello fisso. Sono 11 milioni di euro solo per il 2014. Ci sono poi 7,5 milioni per investimenti in nuove tecnologie e incentivi per le start up. Una misura quest’ultima allargata anche all’editoria libraria».
Il ‘Fondo Lotti’ in cosa è diverso dalle precedenti versioni?
«Abbiamo portato avanti e completato un lavoro avviato con la manovra 2014. Di nostro ci abbiamo messo l’idea di incentivi contro il precariato e per i giovani che vogliono fare il mestiere di giornalista. Guardiamo a tutti gli occupati ma soprattutto a loro».
Sul precariato c’è una rivolta in corso per l’equo compenso. I free lance avrebbero diritto a
soli 250 euro al mese. È una miseria.
«Equo compenso è una definizione sbagliata. Quella giusta, a mio parere, è compenso minimo garantito. Fino a oggi non c’era e su questo la commissione ha lavorato: il governo ha avuto un ruolo di mediazione. Prima gli articoli erano pagati da alcune aziende 5 euro e anche meno. Adesso il minimo è 20. E non sono mensili come ho letto sui social: 250 euro è il compenso per 12 pezzi di 1600 battute, ossia 26 righe. I giornalisti free lance ne scrivono molti di più. Sono soddisfatto? No, è poco, questo è vero, ma 15 euro più di prima possono essere considerati una vittoria soprattutto per chi ha ingaggiato la battaglia come il presidente dell’Ordine Iacopino. Si può fare meglio e ci impegneremo a farlo, ma rispetto alla situazione attuale sono stati fatti passi in avanti».
Arriveranno ancora fondi ai giornali di partito e delle cooperative?
«Stiamo preparando una rivoluzione per settembre. Se mi chiede “è ora di finirla coi soldi a giornali che non esistono” la risposta è sì. Se mi chiede “è ora di finirla con stanziamenti senza criteri” la risposta è ancora sì. Per il resto, è una partita aperta: così come abbiamo fatto per questo decreto stiamo valutando tutte le opzioni. Entro l’autunno saremo pronti a illustrare le nostre idee, che sottoporremo all’attenzione di tutti, anche del M5S».