Antonio Socci: Benigni, unico cristianesimo accettato è la sua parodia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Dicembre 2014 - 11:46 OLTRE 6 MESI FA
"L’unico cristianesimo accettato è quello della parodia di Benigni", Antonio Socci

Roberto Benigni (LaPresse)

ROMA – “L’unico cristianesimo accettato è quello della parodia di Benigni”, scrive Antonio Socci sulle pagine di Libero Quotidiano di mercoledì 24 dicembre.

Non c’è il Natale idilliaco e – dopo un po’ di tempo – il crudo e sanguinario dramma della Passione e della crocifissione. Già all’inizio Gesù è «rifiutato» dal mondo (nasce in una grotta, fra escrementi di animali, al freddo) ed è subito braccato dai carnefici di Erode che – per ammazzare lui, il grande Perseguitato della storia – compiono una strage. Ieri come oggi, duemila anni dopo. La liturgia della Chiesa da secoli commemora santo Stefano, primo martire, proprio il giorno dopo il Natale perché i cristiani sempre sono chiamati a questa testimonianza. E il potere di questo mondo è sempre contro Gesù. Ogni volta in modo nuovo, con nuove ideologie, nuova ferocia, nuovi sistemi di annientamento o di corruzione.

Ad ogni epoca storica i cristiani devono saper individuare le diverse forme dell’odio e dell’anticristianesimo. Anche lo strano Natale 2014 va decifrato. È in corso una guerra sanguinaria contro i cristiani in due terzi del pianeta: essi sono inermi vittime dell’islamismo, in Medio Oriente e in Africa, del comunismo in Asia e del nazionalismo indù in India. Migliaia di poveretti indifesi e abbandonati da tutti. Dall’Onu, dall’Europa, dagli Stati Uniti di Obama. E perfino trattati con reticenza dagli attuali vertici vaticani. Poi c’è una persecuzione più sottile, ideologica, fatta di condizionamenti, di emarginazione e svuotamento dall’interno, che si è scatenata in Occidente, soprattutto dopo il crollo del Muro di Berlino.

La modalità di tale persecuzione fu intuita e spiegata da don Luigi Giussani una ventina di anni fa, agli inizi di questa era. In un’intervista del 1992 parlò proprio di «persecuzione». E spiegò profeticamente: «l’ira del mondo oggi non si alza dinanzi alla parola Chiesa, sta quieta anche dinanzi all’idea che uno si definisca cattolico, o dinanzi alla figura del Papa dipinto come autorità morale. Anzi c’è un ossequio formale, addirittura sincero. L’odio si scatena – a mala pena contenuto, ma presto tracimerà – dinanzi a cattolici che si pongono per tali, cattolici che si muovono nella semplicità della Tradizione». Il potere mondano non ha obiezioni, anzi applaude un cristianesimo «politically correct», evirato delle sue abrasive verità, come nella comica parodia che ne fa Roberto Benigni che è perfino uno spettacolo divertente. C’è una parte del mondo ecclesiastico che si vuole benignizzare per farsi accettare e applaudire dal mondo. Infatti hanno avuto parole di ammirazione (oh se anche noi vescovi sapessimo proporci così), pare che ci sia stata addirittura una telefonata dal Vaticano… Basta svendere tutte le verità scomode, accantonandole come vecchi precetti da superare, per essere accettati e osannati nelle varie corti mondane (come folkloristici soprammobili). Se Gesù avesse svuotato così la sua missione, riducendosi a inutile ornamento della mentalità dominante, sarebbe stato applaudito da tutti, avrebbe avuto per sé le copertine entusiaste dei magazine e gli editoriali dei giornali laici, sarebbe diventato un «fenomeno da baraccone» alla corte di Erode Antipa (Lc 23,8-9), con una lunga e comoda vita di successi davanti a sé. Ma Gesù fece l’opposto. Infatti fu massacrato da giovane, dopo pochi mesi di predicazione. Perché annunciò la verità tutta intera, non cercò mai l’applauso del mondo, ma sempre e solo la volontà del Padre, venne «per rendere testimonianza alla verità» (lo proclama durante il processo, davanti a Pilato, il simbolo del potere). Annunciò la verità senza ridurla di uno iota, nemmeno dove più era scomoda, dove più feriva. E sapeva benissimo, fin dall’inizio, che per questo sarebbe finito sul patibolo. Ma non indietreggiò di un passo, anzi offrì liberamente se stesso agli aguzzini e al boia per testimoniare la verità e l’amore. All’inizio anche gli apostoli furono tentati di fare i furbi come gli ecclesiastici progressisti di oggi.

Lo dimostra nel Novecento l’immane tragedia del comunismo. È stato il più colossale esperimento sociale di tutti i tempi, quello che ha promesso il paradiso in terra e ha prodotto il più vasto inferno. L’ateismo non è un aspetto marginale del marxismo, ma il suo centro. La grande sfida prometeica stava tutta qui: sradicare Dio dall’anima umana e dalla terra, e sostituirsi a Lui (…).